MAGGIE STIEFVATER.
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LA CORSA DELLE ONDE.
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Parte 2.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo trentaquattro.
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Puck.
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Non mi disturbo a bardare Dove la domenica dopo la messa. Una volta usciti dalla chiesa, tutti
andranno a bardare i loro capaill uisce e penso che per me sar un'ottima opportunit per imparare
qualcosa di pi sui miei avversari. Porter Dove alla scogliera stasera, forse, dopo che avr avuto tutto
il giorno a disposizione per mangiare quel fieno costoso e abituarsi all'idea di essere pi veloce.
Lascio Finn e Gabe soli in casa. Gabe  venuto con noi a messa, ma continuava a controllare
l'orologio e se n' andato a met della funzione, al che Padre Moonyeham ha fissato a bocca aperta
prima lui, poi noi. Le prediche di Padre Mooneyham in genere non sono uno strazio, ma ti fanno patire
comunque. Se ti si addormenta una gamba, non puoi muoverti. Se il t che hai bevuto a colazione ti fa
sognare gabinetti sulla via di Damasco invece di folgorazioni, non puoi far altro che torcerti e stringere
le gambe e sopportare. Se sei Brian Carroll e hai passato tutta la notte fuori a pesca, il massimo che
puoi fare  piegare indietro la testa nel tentativo di tenere gli occhi aperti.
Non ti alzi e te ne vai. Invece Gabe l'ha fatto. Imitato subito dopo da Beech Gratton. E se
Tommy Falk non fosse stato troppo bello per venire in chiesa, scommetto che se ne sarebbe andato
anche lui.
E adesso devo assolutamente confessarmi perch non solo ho avuto brutti pensieri su mio
fratello, ma li ho pensati mentre ero a messa. Mi mette a disagio l'idea che se dovessi morire nelle
prossime ore andrei dritta all'inferno, ma devo scendere anch'io alla spiaggia prima che si alzi la marea
e i cavalieri se ne vadano.
A ogni modo, tutto questo mi sembra lontano mille miglia mentre sono sulla scogliera che
domina la spiaggia delle corse. Solo perch non mi va di cavalcare su queste rocce battute dal vento
non significa che non mi piaccia starci seduta. Arranco con un fagotto sulle spalle, una coperta di lana
chiusa ai quattro angoli, e quando arrivo ne spargo il contenuto sul terreno e mi trovo un posto sicuro
vicino al bordo dove sedermi per seguire l'addestramento sulla spiaggia. Mi metto la coperta sulle
spalle, bevo un sorso di t dal thermos e attacco uno dei Pan di novembre. Ne ho riscaldati tre
stamattina nel forno insieme ad alcune pietre, cos le pietre li hanno mantenuti belli caldi. Mi sento
molto diligente e virtuosa mentre prendo carta e matita e il cronometro che Finn ha scovato per me. Se
resto seduta qui abbastanza a lungo, sono convinta che i cavalli mi riveleranno i loro segreti. Voglio
sapere quanto ci mettono a percorrere la distanza, per poi far fare a Dove lo stesso tracciato nello stesso
tempo. Se so qual  il mio handicap, magari posso prepararmi meglio.
Sono seduta da una decina di minuti quando scorgo del movimento con la coda dell'occhio.
Qualcuno si siede a pochi passi da me, un ginocchio piegato con un braccio appoggiato sopra.
E cos hai scoperto il segreto per vincere, eh, Kate Connolly?
Riconosco la voce anche senza voltare la testa e il mio cuore comincia a fare bum bum bum  e
pensa di ricominciare, ma non ci riesce del tutto. Ti ho detto che puoi chiamarmi Puck.
Sean Kendrick non dice altro, ma non si alza nemmeno. Chiss cosa gli passa per la testa
mentre siamo seduti qui a guardare i cavalli di sotto. Sono cos diversi dall'alto: l'addestramento
sembra ordinato, silenzioso, preciso, non ha niente del caos che ho vissuto quando sono scesa anch'io.
Anche quando vedo due cavalli impennarsi per azzuffarsi, gli uomini che si affannano per separarli, il
suono arriva smorzato dalla distanza e dal vento, e questo in qualche modo riduce la scena a una
schermaglia di soldatini giocattolo.
Guardo Ian Privett sul suo cavallo grigio, Penda, mentre galoppano paralleli all'acqua. Premo il
pulsante del cronometro e prendo appunti.
Andr pi veloce di cos dice Sean Kendrick. Pi tardi. Al momento non vuole pressarlo.
Non capisco se stia mostrando condiscendenza perch mi sono disturbata a prendere quel tempo
inutile, oppure se mi stia passando un'informazione importante che altrimenti mi sarebbe sfuggita. E
cos ricalco i numeri scritti con la punta della matita. Vorrei chiedergli perch ha parlato in mio favore
ieri notte, ma la mamma mi diceva che  da maleducati sollecitare complimenti, e questo sembrerebbe
proprio voler sollecitare complimenti. Perci non glielo chiedo, ma quanto vorrei farlo!
Il che significa che restiamo seduti in silenzio per un po', mentre il vento foriero di tempesta
che gonfia la mia coperta, si intrufola sotto il cappello e fa frusciare il blocco di appunti. Frugo tra le
mie cose e prendo uno dei preziosi Pan di novembre, ancora caldo, e lo offro a Sean.
Lui prende il dolcetto senza dirmi grazie. Il grazie  implicito: non so come, ma lo percepisco
anche se non lo guardo in faccia.
Dopo un momento dice: La vedi la cavalla nera? Quella di Falk? Le piace inseguire. Fosse
mia, la terrei appena dietro i primi per motivarla e la spronerei negli ultimi metri.
Scruto accigliata la spiaggia, sforzandomi di vedere quello che vede lui. La spiaggia  un caos
di gare simulate e galoppi falliti. Trovo Tommy e la sua giumenta nera e li osservo per un po'. La
cavalla ha le zampe fin troppo eleganti per un capall uisce, ma la sua testa fa un lieve scatto ogni volta
che la zampa posteriore sinistra tocca il terreno. Inoltre dico, perch mi sento in obbligo di dire
qualcosa, il posteriore sinistro  un po' debole.
Il destro, mi pare dice Sean Kendrick, ma si corregge subito. No, il sinistro, hai ragione.
Mi fa piacere, anche se ha solo ammesso quello che gi sapevo.
Adesso mi sento abbastanza audace da chiedergli: Perch non sei anche tu a cavalcare? E
stavolta lo guardo mentre gli parlo, studiando il suo profilo spigoloso. I suoi occhi guizzano da una
parte e dall'altra seguendo i movimenti sulla spiaggia, ma il resto del corpo resta immobile.
Una corsa di cavalli non significa soltanto cavalcare.
Cosa cerchi allora?
Ed ecco di nuovo una pausa lunghissima fra la mia domanda e la sua risposta, e dopo un po'
penso che non mi risponder affatto; poi mi viene in mente che forse la domanda l'ho soltanto pensata
e non espressa ad alta voce, e infine prendo in considerazione l'eventualit di averlo offeso chiss
come, anche se ormai non ricordo pi le mie parole esatte per verificare.
Ma a questo punto Sean dice: Voglio sapere chi ha paura dell'acqua. Voglio sapere chi riesce
ad andare dritto. Voglio sapere chi potrebbe fare a pezzi Corr se lo raggiunge. Voglio sapere chi non 
in grado di controllare il suo cavallo. Voglio sapere a chi piace correre. Voglio sapere chi zoppica con
il posteriore sinistro. Voglio sapere quanta spiaggia si  mangiato il mare quest'anno. Voglio sapere
come sar la gara prima ancora che si svolga.
Di sotto, la cavalla pezzata lancia un grido tanto forte che la sentiamo entrambi, anche da cos
in alto. Non posso credere che appena ieri sera mi rammaricavo di non averla presa quando ne ho avuta
l'occasione. Seguo lo sguardo di Sean.
E pensi dico che la pezzata sia da tenere d'occhio.
Dovremo farlo entrambi.
In quel preciso istante la cavalla pezzata si slancia in avanti scalpitando forsennata lungo la
battigia. Compie una brusca sterzata verso il mare e poi, altrettanto rapidamente, ritorna verso la parete
della scogliera.  cos veloce che arriva alla fine della spiaggia ancora prima che mi venga in mente di
controllare il cronometro.
Tuo fratello andr sul continente dice Sean.
Trattengo il fiato per un lungo istante, poi dico: Subito dopo la gara. Non servirebbe fare la
misteriosa, tanto lo sanno gi tutti. Sean ha sentito che ne parlavo con Gratton sul furgone.
Ma tu non andrai con lui.
Sto per rispondere Non me l'ha chiesto, ma prima di aprire bocca mi rendo conto che non ce ne
sarebbe alcun motivo in ogni caso. Non lo seguir perch questa  casa mia, e il resto del mondo non lo
. No.
Perch no?
La domanda mi infastidisce. Perch mai ribatto piccata, dovrebbe essere normale
andarsene? Nessuno ti chiede mai perch tu resti, Sean Kendrick?
Me lo chiedono eccome.
E quindi perch?
Per il cielo e la sabbia e il mare e Corr.
 una risposta meravigliosa che mi coglie del tutto impreparata. Non mi ero resa conto che la
nostra era una conversazione seria, altrimenti penso che gli avrei dato una risposta migliore. E mi
stupisce che abbia incluso il suo stallone nella lista. Mi domando se, quando parlo di Dove, la gente
riesca a capire quanto le voglio bene cos come io riesco a cogliere nella voce di Sean l'affetto che ha
per Corr. Tuttavia mi  difficile immaginare di amare un mostro, per quanto sia magnifico. Ricordo
quello che ha detto il vecchio nella bottega del macellaio, a proposito di Sean Kendrick che ha un piede
sulla terra e uno nel mare. Forse bisogna avere un piede nel mare per riuscire a vedere oltre la sete di
sangue del tuo cavallo.
 tutta una questione di volere dico alla fine dopo una lunga riflessione. I turisti sembrano
sempre volere qualcosa. Qui a Thisby, si tratta meno di volere e pi di essere. Mi domando se, dopo
quello che ho detto, penser che non ho stimoli n ambizioni. Immagino che in confronto a lui possa
apparire cos. Mi sembra di essere condannata a dirgli esattamente quello che penso e incapace di
capire cosa ne pensa lui.
Sean non dice niente. Osserva i cavalli azzuffarsi e impennarsi sotto di noi. Alla fine, senza
guardarmi, dice: Continueranno a cercare di tenerti lontana dalla spiaggia. Non  finita con ieri notte.
Non capisco perch.
Quando una gara significa dimostrare quello che vali agli altri, la gente che batti  importante
quanto il cavallo che monti. I suoi occhi non si staccano dalla giumenta pezzata.
Ma per te non  cos, giusto?
Sean si alza in piedi di scatto. Resta immobile a fissarsi gli stivali impolverati. Ora s che l'ho
offeso, penso. Lui dice: Le altre persone non sono mai state importanti per me, Kate Connolly. Puck
Connolly.
Alla fine alzo il viso per guardarlo. La coperta mi scivola dalle spalle, e perdo anche il cappello
per colpa del vento. Non riesco a decifrare la sua espressione: gli occhi ridotti a due fessure me lo
impediscono. Allora dico: E adesso?
Sean si alza il bavero del giaccone. Non sorride, ma non aggrotta nemmeno la fronte come fa di
solito. Grazie per il dolcetto.
Poi si allontana a grandi passi sul prato, lasciandomi con la matita ferma sul foglio. Ho la
sensazione di aver imparato qualcosa sulla gara imminente, ma non so come metterlo per iscritto.
Capitolo trentacinque
Sean
La prima cosa che faccio non appena arrivo alla scuderia  cercare Benjamin Malvern. Provo lo
stesso senso d'inquietudine immotivata di quando stavo addestrando Fundamental, subito dopo aver
incontrato Puck per la prima volta. E di quando la dea giumenta mi ha detto di esprimere un altro
desiderio. Non mi ero mai reso conto di quanto fosse immutata quest'isola mutevole, finch non si 
trasformata in qualcosa di diverso da quello che conoscevo.
Trovo Malvern al galoppatoio con due uomini a fianco. Ha la mascella protesa in avanti come
fa sempre in presenza di acquirenti, quasi volesse indurli a comprare con la sua aria minacciosa. Gli
altri due si stringono tra loro, con la testa incassata nelle spalle: patiscono il freddo e l'umidit, come
gatti sotto la pioggia.
La prima cosa che noto mentre mi avvicino  l'animale che stanno osservando: Mettle, una
puledra promettente sia per velocit che per resistenza. In genere  disposta a fare pi di quanto non sia
capace, il che  sempre meglio del contrario.
Poi noto che uno degli acquirenti  George Holly. Quando mi vede, il suo volto si illumina.
Dice qualcosa all'altro compratore e poi a Malvern. Malvern annuisce, sorride, ma non sembra
contento. Fa un cenno ai due verso la casa, e George Holly prende l'altro per il braccio e lo conduce in
quella direzione.
Quando ci incrociamo, Holly mi tende la mano e dice: Sean Kendrick, giusto? Buona
giornata.
Io gli permetto di stringermi la mano come fossimo due estranei e inarco un sopracciglio per
quella messinscena. Poi i due si allontanano, lasciandomi solo con Malvern.
Lo raggiungo davanti allo steccato del galoppatoio. Lui aggrotta la fronte in direzione di Mettle.
La sta cavalcando uno degli stallieri:  lenta e in vena di giocare. Mettle ha un muso particolarmente
brutto  bruttezza e ineleganza sono caratteristiche che per qualche ragione sembrano accompagnare i
purosangue pi veloci  e in questo momento, mentre galoppa, arriccia il labbro superiore da mulo. Lo
stalliere non la sta costringendo a fare quello che deve fare: non so se  perch non sa di cosa la puledra
sia capace o solo perch non gli interessa. Quale che sia la ragione,  come se Mettle lo stesse portando
a passeggio in un parco.
Alla fine Malvern mi rivolge la parola. Kendrick. Questa puledra fa sempre cos?
Rifletto un istante prima di rispondere.  figlia di Penny & Pound e di Rostraver. Penny &
Pound  una delle fattrici preferite di Malvern e si vocifera che Rostraver abbia vinto cos tante corse a
ostacoli sul continente che nessuno vuole pi gareggiare contro di lui.
A quanto pare, non sempre il buon sangue si trasmette commenta Malvern. Sputa per terra e
riporta lo sguardo su di lei.
Nel suo caso si  trasmesso.
Ah, e come lo dimostra? Facendo una pessima figura davanti ai compratori?
Tutto quello che riesco a pensare  quello che volevo chiedergli, ma non mi sembra il momento
adatto. Invece di rispondere, afferro la traversa dello steccato e ci passo sotto, attraversando la pista per
raggiungere lo stalliere, un altro dei nuovi di Malvern, dato che nessuno sopporta a lungo gli alloggi e
la paga. Sta facendo girare Mettle in circolo per raffreddarla. Mi avvicino alla puledra e afferro le
redini.
Ho! esclama lo stalliere, sorpreso. Ha pi o meno la mia et. Mi pare che si chiami Barnes,
ma non ci potrei giurare. Forse Barnes era quello prima di lui. Sean Kendrick!
Con la mano libera gli strappo il frustino dalle mani. Non ho nemmeno toccato Mettle, ma lei
danza in circolo, piroettando sul posto mentre la trattengo. Malvern ti sta osservando. Riportala in
pista e falla lavorare. Sta comandando lei.
Le stavo mettendo pressione insiste Barnes.
Sfioro appena i garretti di Mettle col frustino e lei fa un saltello in avanti come se l'avessi
colpita. Conosce la mia voce e percepisce la mia sicurezza nel modo in cui impugno le redini. Pu
darsi. Ma lei non ci crede, e nemmeno io. Riportala in pista.
Barnes riprende il frustino e raccoglie le redini. Mettle freme smaniosa adesso, trattenuta
soltanto dal mio tocco sulle redini. Barnes mi guarda, e io capisco che ha paura del potenziale, paura
della velocit. Penso che far meglio ad abituarsi presto.
Lascio le redini e alzo l'altra mano come se impugnassi ancora il frustino, e Mettle parte a razzo
lungo il tracciato. La osservo un momento per vedere come se la cava Barnes  non male, malgrado il
terrore  e come si comporta Mettle. Io avrei potuto fare di meglio, ma se non altro adesso sta
lavorando.
Ritorno allo steccato e ci passo sotto di nuovo. Malvern non stacca gli occhi di dosso a Mettle,
mentre si gratta il mento. Sento perfino il rumore delle unghie sulla pelle.
Infilo le mani in tasca. Non mi serve un cronometro per sapere che Mettle ha migliorato il suo
tempo. Per un lungo momento resto in silenzio, cercando qualcosa che dia maggiore peso a quello che
sto per dire. Ma non trovo niente, cos lo dico e basta. Vorrei comprare Corr.
Benjamin Malvern mi rivolge un'occhiata a dir poco furibonda, poi riporta lo sguardo sulla
pista. Tira fuori un cronometro, soltanto adesso mi accorgo che lo ha sempre tenuto in pugno, e preme
il pulsante quando Mettle arriva in fondo alla pista.
Signor Malvern dico.
Non mi piace sostenere la stessa conversazione due volte. Te l'ho detto anni fa, e adesso sento
che mi sto ripetendo. Corr non  in vendita per nessuno. Non prenderla come una cosa personale.
Certo, conosco benissimo i suoi motivi per non vendere Corr. Venderlo significherebbe perdere
un forte concorrente per la Corsa dello Scorpione. Venderlo significherebbe perdere una delle migliori
pubblicit per la sua scuderia.
Capisco perch non vuole venderlo dico. Ma forse ha dimenticato cosa significava correre
per qualcun altro e non avere un cavallo di propriet.
Malvern controlla il cronometro corrucciato: non perch Mettle sia stata lenta, anzi, proprio il
contrario.
E io te l'ho gi detto, posso venderti uno qualsiasi dei purosangue.
Non li ho cresciuti io. Non li ho resi quello che sono.
Malvern ribatte: Tu li hai resi tutti quello che sono.
Non lo guardo negli occhi. Ma nessuno di loro ha reso me quello che sono.
Suona come una confessione incredibile. Ho aperto il mio cuore a Malvern. Sono cresciuto
insieme a Corr. Mio padre lo ha cavalcato e mio padre l'ha perduto, e io l'ho ritrovato.  l'unica
famiglia che ho.
Benjamin Malvern si massaggia il mento con il pollice enorme e per un momento credo quasi
che stia per ripensarci. Ma alla fine dice: Scegli un altro cavallo.
Continuer ad addestrare gli altri. Questa  l'unica cosa che cambier.
Scegli un altro cavallo, Kendrick.
Non voglio un altro cavallo insisto. Voglio Corr.
Lui non mi guarda. Immagino che se mi guardasse, riuscirei a convincerlo. Il sangue mi pulsa
nelle orecchie.
Malvern dice: Non voglio pi ripeterlo. Non  in vendita.
Mentre lui osserva un nuovo cavallo entrare in pista, io stringo i pugni nelle tasche e ripenso a
Kate Connolly che non si  arresa durante la parata dei cavalieri. Ricordo che Holly ha detto che
dev'esserci qualcosa che Malvern desidera pi di Corr. Ricordo la strana voce della dea giumenta:
Esprimi un altro desiderio. Penso perfino a Mutt Malvern, disposto a rischiare tutto per la gloria su
quella cavalla pezzata. Ho sempre pensato che avrei passato tutta la vita a giocare d'azzardo, a rischiare
la vita ogni anno su quella spiaggia, ma adesso so che non ho mai rischiato l'unica cosa che ho davvero
paura di perdere.
Non voglio farlo.
In tono sommesso, dichiaro: Allora, signor Malvern, io me ne vado.
Lui volta la testa. Ha un sopracciglio inarcato. Cosa?
Mi licenzio. Oggi stesso. Trovi un altro addestratore. Trovi qualcun altro che corra nella gara.
Un accenno di sorriso gli increspa le labbra. Lo riconosco: disprezzo. Cos', un ricatto?
Lo chiami come vuole rispondo. Mi venda Corr, e io garegger per lei un ultimo anno, e
continuer ad addestrare i suoi cavalli.
In pista, un castrone baio scuro va al passo, col fiato grosso. Non  ancora in condizioni di
gareggiare. Malvern si strofina di nuovo le labbra, un gesto che in qualche modo mi ricorda Mettle.
Sopravvaluti la tua importanza per questa scuderia, Kendrick.
Io non muovo un muscolo. Sono in mezzo all'oceano, lo sento frangersi contro le mie gambe,
ma non lascer che mi sposti.
Pensi che non trover nessun altro per cavalcare il tuo stallone? mi chiede Malvern. Aspetta
che io risponda, ma visto che non lo faccio, prosegue: Ci sono almeno una ventina di ragazzi che
muoiono dalla voglia di montare quel cavallo.
L'immagine mi spezza il cuore, e sono sicuro che era questo il suo scopo.
Visto che continuo a non rispondere, lui dice: D'accordo, allora. Sgombra il tuo alloggio entro
la fine della settimana.
Non sono mai stato costretto a essere tanto risoluto. Non ho mai dovuto restare cos immobile e
calmo. Non riesco a respirare, ma mi costringo a tendere la mano.
Non usare questi giochetti con me dice Malvern, senza guardarmi negli occhi. Li ho
inventati io.
L'incontro  finito.
Non cavalcher mai pi Corr.
Non so cosa sono senza di lui.
Capitolo trentasei
Puck
Nella maggior parte dei casi mi fido di Dove pi di chiunque altro, ma anche lei ha le sue
fissazioni. Non le piace stare nell'acqua fino al ginocchio, il che, qui a Thisby,  probabilmente dovuto
pi al buonsenso che non alla vigliaccheria. Quando era ancora una giovane puledra, ha avuto un
incontro spiacevole con un camion di pecore e da allora deve ancora far pace con loro. E in genere si
spaventa per qualsiasi cosa si possa descrivere come maltempo. Dal canto mio, le posso perdonare
queste piccole manchevolezze perch non  che mi capiti molto spesso di guadare un fiume o di fare a
gara con un camion di pecore o di trottare fino a Skarmouth in una tempesta.
Ma quando torno in cima alla scogliera quel pomeriggio, il tempo  decisamente brutto. Un
forte vento spazza il prato che le nuvole basse e minacciose pennellano di verde scuro. Quando le
raffiche investono il muso di Dove, tanto forti da rallentarla, lei scarta e trema. L'aria odora di capaill
uisce. A nessuna di noi due piace stare fuori in questo pomeriggio nero come la notte.
Ma so che dobbiamo farlo. Se ci sar vento o pioggia il giorno della corsa, Dove dovr essere
ferma e sicura. Non l'animale impaurito e nervoso che  adesso.
Buona le dico, ma le sue orecchie fremono in ascolto di qualunque rumore tranne la mia
voce.
Una folata di vento la spinge pericolosamente vicino al ciglio della scogliera. Per un momento
vedo la curva dell'erba nel punto in cui la roccia scende a strapiombo, verso l'oceano spumeggiante.
Avverto un'inquietante sensazione di precariet, la vertiginosa possibilit di precipitare. Poi tiro forte
una redine e do di sprone.
Dove sfreccia verso l'interno, ancora spaventata; si dimena cos tanto che mi  impossibile stare
seduta in sella.
Uso tutti i trucchi che mi ha insegnato la mamma. Immagino uno spago che mi parte dalla testa
e corre lungo la spina dorsale, legandomi alla sella. Immagino di essere fatta di sabbia. Immagino che i
miei piedi siano pietre che pendono ai lati della pancia di Dove, troppo pesanti da spostare.
Mantengo l'equilibrio e riesco a farla rallentare, ma il cuore mi batte all'impazzata.
Non mi piace avere paura di lei.
Ed  allora che arriva Ian Privett. Sotto quel cielo di piombo, sembra tutto nero come uno che
deve andare a un funerale. Cavalca il suo snello cavallo grigio, Penda, che non  pomellato quanto
piuttosto screziato di bianco come l'oceano tempestoso sotto di noi. A una certa distanza c' Ake
Palsson, il figlio del fornaio, su una giumenta uisce saura, e dietro viene un capall uisce baio montato
da Gerald Finney, cugino di secondo grado di Ian Privett o una cosa del genere. Pi indietro c' un
capannello rumoroso di uomini a piedi, sferzati dal vento.
Non so proprio immaginare perch siano venuti qui, con l'aria di avere uno scopo ben preciso,
finch Tommy Falk non arriva trottando dietro di loro sulla sua cavalla nera. Quando incontro il suo
sguardo, vi leggo un lampo di avvertimento.
Ake Palsson guida il gruppo verso di me. Assomiglia a suo padre, il che non  un gran
complimento, dato che quel gigante di Nils Palsson ha ciuffi selvaggi di capelli bianchi, occhi infossati
e una pancia che d l'idea che si sia nascosto un sacco di farina sotto la camicia. L'azzurro elettrico
degli occhi di Ake Palsson sembra sprizzare scintille ora che li tiene socchiusi, e i suoi capelli biondo
platino spettinati sanno pi di noncuranza che di fascino sbarazzino.  alto da intimidire, e se ci
saranno sacchi di farina nel suo futuro, la sua struttura solida e asciutta non lo dimostra ancora. A mio
padre piaceva Ake. Diceva Ake  uno che fa le cose, il che  un complimento, dato che su quest'isola la
maggior parte della gente non le fa.
Curvo in sella alla sua cavalla saura, Ake esclama allegro: E come sta oggi il terzo fratello
Connolly?
La battuta suscita un boato di risate. Solo quando le risate si spengono, capisco che stava
parlando di me.
Il baio di Finney schiocca i denti contro Ake mentre si avvicinano. Solo uno scatto di
nervosismo, ma il rumore di quei denti fa trasalire Dove.
Quello che viene spacciato per umorismo oggigiorno  penoso commento. Cerco di
nascondere la fatica che faccio per tenere a bada Dove. Il vento era gi abbastanza brutto di suo, e
adesso ci si mettono anche i capaill uisce.
Ormai  diventato un modo di dire fa Ake. Non riesco a vedergli bene il viso con questa poca
luce, perci non saprei dire se il suo sorriso  spiritoso o no. Gi alla spiaggia hanno cominciato a
chiamarti Kevin.
Prima di riuscire a fermarle, le mie dita corrono imbarazzate al bordo del cappello per sentire se
mi  sfuggito qualche ricciolo. Una volta, anni fa, Gabe disse che Finn e io eravamo due gocce d'acqua
se ci si guardava soltanto il viso. Mi vergogno un po' all'idea di poter essere scambiata per un maschio.
Questo s che  divertente ribatto. Parteciper alla gara, perci devo essere un ragazzo.
Mentre Ake e Finney si avvicinano, faccio fare a Dove un giro al trotto per nascondere il fatto che non
riesco a tenerla ferma.
Ake si stringe nelle spalle, come se ci avesse ripensato. Dietro di lui, il baio di Finney saltella e
urta la saura, che per poco non finisce addosso a Dove. Riesco a percepire la paura di Dove attraverso
le redini.
Ake ride di Finney che si affretta a riprendere il controllo del baio.
Crepa sibila Finney, calcandosi la bombetta per darsi un tono, poi fa un cenno col mento
nella mia direzione. Coraggio, Kevin, facci vedere cosa sai fare.
Non chiamarmi in quel modo sibilo. Lui e Ake mi girano intorno; i loro cavalli torreggiano
su Dove. Lo sanno benissimo che questo la fa innervosire. E comunque avevamo finito.
Finney insiste. Andiamo, sii sportiva. Dicono che sei una scheggia.
Non mi va di correre con voi adesso dico. Stringo i denti in un sorriso forzato. Ma guarder
voi ragazzi.
Ake ride. Non  una risata cattiva, ma nemmeno bonaria se  per questo. Tommy dice che
avresti accettato di sfidarci.
Scorgo Tommy dietro di loro. Lui scuote la testa.
Allora Tommy non sa di cosa sta parlando.
Finney mi chiede: Dove hai le palle?
Devo andarmene subito. In un angolino della mente penso che questo sar un problema, che
Dove dovr affrontare ben altro il giorno della gara, ma  una preoccupazione lontana. Quella pi
immediata  che Dove sta tremando ed  pronta a scattare al galoppo.
Sei stato tu a dire che le ho, mica io. Mi guardo alle spalle per vedere se ho abbastanza spazio
per poter indietreggiare. Qualche goccia di pioggia mi bagna il viso. La peggio  che non c' vera
cattiveria in Ake e Finney; sono soltanto come Joseph Beringer. Solo che Joseph Beringer non mi
prende mai in giro da sopra un mastodontico capall uisce.
Sono venuti anche gli scommettitori dice Finney, indicando col gomito il gruppetto di
spettatori. Non ti va di far vedere che vali molto di pi di quarantacinque a uno?
Finney lascia che il baio urti di nuovo la cavalla di Ake, e la saura va a sbattere contro Dove.
Sento denti che schioccano e Dove che nitrisce, mentre il vento le scompiglia la criniera. Mi afferro
salda a lei quando si impenna. Dietro l'orecchio sinistro, vedo un lungo solco poco profondo dove i
denti della capall l'hanno graffiata. Il sangue affiora in una miriade di goccioline.
Lasciatemi spazio! grido.
Sono terrorizzata e al tempo stesso mi sento umiliata sentendo la mia voce.  la voce di una
bambina impaurita.
Anche Ake e Finney la sentono, perch le loro espressioni cambiano. Ake strattona le redini
della saura talmente forte che lei per poco non s'impenna, Finney scalcia nei fianchi del baio per farlo
indietreggiare.
Mi stanno guardando tutti e due, soprattutto Ake, che ha l'espressione mortificata.
Dove alza la testa contro il vento e lancia un nitrito, lacerante e spaventato. Ake continua a far
indietreggiare la sua cavalla. Mi sento sollevata dalla distanza che adesso c' fra Dove e i capaill uisce,
ma mi vergogno fino al midollo di tutto quello spazio che all'improvviso mi circonda.
Dal loro punto di osservazione privilegiato, gli scommettitori si asciugano l'umidit dai cappelli
e mormorano fra di loro, prima di allontanarsi senza degnarmi di uno sguardo. Ian Privett, che ha
osservato la scena in sella a Penda, fa un cenno ad Ake prima di voltarsi anche lui.
Ci vediamo, Kate dice Ake senza guardarmi negli occhi, all'improvviso timido e impacciato.
Fa schioccare le redini sul collo della sua cavalla e lei gira su se stessa per dirigersi verso Skarmouth.
Finney si tocca il cappello e se ne va anche lui.
La cima della scogliera  silenziosa adesso: c' soltanto il vento e il tonfo intermittente delle
gocce che piovono sull'erba intorno a me. Non riesco a smettere di udire il suono della mia voce, e
ogni volta mi sento pi piccola.
Il volto di Tommy  pensieroso. Per un momento sembra che voglia avvicinarsi, ma non appena
la sua giumenta uisce si muove, Dove strilla di nuovo e appiattisce le orecchie. Cos lui si limita a
salutarmi con una mano mentre l'altra stringe le redini, e segue gli altri.
Resto da sola, con le raffiche di vento che mi mozzano il fiato. Sono infuriata con Dove per
essere stata cos pavida, ma sono ancor pi infuriata con me stessa. Perch non importa quanto sono
stata coraggiosa o quanto lo sar: ci sono voluti appena una manciata di minuti per convincere tutti
quanti che la spiaggia non  il mio posto.
Capitolo trentasette
Puck
Quella sera Finn e io facciamo un picnic nella piccola rimessa aperta di Dove. Dove  ancora
nervosa e spaventata, e credo proprio che non toccher fieno se non resto qui con lei. Finn dice che la
tempesta ci costringer a rintanarci in casa per un paio di giorni, perci tanto vale restare all'aperto
finch possiamo. E poi la mamma ci diceva sempre di andare a fare un picnic fuori quando in casa
eravamo insopportabili, perci c' un qualcosa di confortante e nostalgico in questo.
Certo, sta calando il buio e pioviggina a tratti, ma sotto la tettoia della baracca si sta all'asciutto
e una lanterna elettrica fornisce abbastanza luce da vedere la minestra. Apro una delle balle di fieno
scadente da usare come coperta sulle gambe e appoggiamo la schiena alla parete di legno. Finn avverte
che sono di pessimo umore e batte la sua scodella contro la mia a mo' di brindisi. Dove, per met
dentro e per met fuori della baracca, pilucca il fieno. Dal mio posto riesco a vedere bene il graffio sul
collo, e risento ancora una volta il mio grido stridulo sulla scogliera. Non riesco a smettere di
domandarmi cosa sarebbe successo se avessi accettato di galoppare con loro quando me l'hanno
chiesto. Non riesco a smettere di vedere i loro volti mentre facevano allontanare i cavalli da Dove.
Per qualche minuto restiamo in silenzio a mangiare la nostra zuppa di patate, con il sottofondo
dei denti di Dove che macinano il fieno costoso e il picchiettare della pioggerella sulla tettoia di
metallo della baracca. Finn si aggiunge altra paglia sulle gambe per ripararsi dall'umidit. Fuori il cielo
 di un blu sporco, nero ai margini.
Sembra gi pi veloce commenta Finn. Lecca forte il fondo della scodella per darmi fastidio
e alla fine schiocca le labbra per assicurarsi di aver avuto successo.
Io poso la mia scodella vuota sulla balla di fieno alle mie spalle e prendo un pezzo di pane. Ho
ancora lo stomaco vuoto. Potresti rifare quel rumore? Non credo di aver sentito bene.
Che umore nero dice Finn.
Penso ad almeno tre frasi con cui potrei ribattere, ma alla fine mi limito a scuotere la testa. Se le
dico ad alta voce, sar soltanto pi difficile dimenticarle.
Finn  una persona abbastanza riservata di suo da non provare a farmi parlare. Sposta il cumulo
di paglia sulle gambe nel tentativo di comporre uno strato uniforme. Dopo una lunga pausa mi
domanda: Cosa pensi che succeder?
Quando?
Alla corsa. E con Gabe. Cosa pensi che ci succeder?
Irritata, getto una manciata di fieno a Dove. Dove manger il suo foraggio di qualit e i capaill
uisce il loro fegato di manzo, e le scommesse saranno contro di noi, ma il giorno della gara sar mite e
ventoso, e mentre Dove correr dritta, gli altri andranno di traverso, e noi diventeremo i pi ricchi
dell'isola. Tu guiderai tre macchine insieme e Gabe decider di restare e non dovremo mai pi
mangiare fagioli.
Non quella ribatte Finn, come se mi avesse chiesto una fiaba e io avessi scelto quella
sbagliata. Cosa succeder davvero.
Non sono mica un'indovina.
E se non vinci? Non dico che debba capitare qualcosa di brutto a Dove. Ma se non ci fa
guadagnare nemmeno un centesimo?
Lo guardo di sfuggita per vedere se ha ricominciato a pizzicarsi le braccia, ma sta soltanto
massacrando un mucchietto di paglia. Perdiamo la casa e Benjamin Malvern ci butta fuori.
Finn annuisce con lo sguardo basso, come se lo sapesse gi. Gabe ci sottovaluta entrambi.
E poi immagino Provo a immaginare cosa ne sar di noi se perdo. Dovr vendere Dove. E
dovremo trovare un altro posto per vivere. Se riusciamo a ottenere un lavoro tipo addetti alle pulizie,
magari l'alloggio sar compreso. Oppure al mulino. L ci sono gli alloggi per i braccianti.
Nessuno vuole vivere al mulino.
Mi sforzo di pensare a qualcosa di altrettanto probabile ma non cos squallido. Gratton dice
che ti vorrebbe come apprendista. Lo so che tu non ce la fai, ma potrebbe prendermi in
considerazione
Ce la far dice Finn.
Non ti reggerebbe lo stomaco.
Finn sminuzza la paglia che ha in mano fino a ridurla in polvere. Nemmeno tu potevi
sopportare di correre nella gara, eppure lo farai. Immagino di poter imparare a resistere, se necessario.
Io per non voglio che impari a resistere. Voglio che il mio dolce e innocente fratellino resti
com', e voglio che la mia migliore amica Dove resti con me, e non voglio lasciare la casa dove sono
cresciuta per una stanzetta minuscola e un lavoro al mulino.
Ma non andr cos dico io. Succeder quello che ho detto prima.
Finn frantuma un'altra manciata di fieno. Come fa Dove.
E in quel momento si sente uno strano scricchiolio.
La tettoia di metallo della baracca  vecchia, perci  un continuo scricchiolare, e la sua unica
parete di legno poggia contro lo steccato ed  fonte di ulteriori scricchiolii. Lo steccato stesso non 
certo la cosa pi moderna dell'isola, perci  normale che ogni tanto scricchioli.
Solo che non  quel genere di scricchiolio.
 uno scricchiolio pi un colpo. Non proprio un colpo. Pi fievole. Un leggero schiocco. Non
so nemmeno come sono riuscita a sentirlo, ora che ci penso, ma poi vedo che Finn mi guarda,
impietrito, e mi rendo conto che non l'ho soltanto udito l'ho percepito.
Finn e io ci voltiamo all'unisono verso la parete a cui siamo appoggiati.
Vorrei dire Magari  stato Puffin, ma Dove ha smesso di masticare e ha drizzato le orecchie
verso quel rumore, anche se non si vede niente. Non credo che le drizzerebbe per un gatto.
Finn e io restiamo seduti immobili. La pioggia leggera tamburella sul tetto. Facciamo di tutto
per non guardarci negli occhi, perch allora sarebbe pi difficile distinguere i rumori. Non  niente.
Niente di niente. Soltanto la pioggia sulla tettoia. Dove ha ancora le orecchie tese in ascolto, ma non
c' nulla da sentire. Soltanto gli scricchiolii di assestamento della baracca. La nostra piccola lampada
elettrica proietta un cono di luce gialla sul soffitto. Il mondo  tranquillo.
Poi: Whuff.
E l'inconfondibile rumore di passi lenti al di l della parete.
Non  rumore di piedi.
 rumore di zoccoli.
Finn e io ci guardiamo col fiato sospeso.
Di nuovo quello scricchiolio-scalpitio e, questa volta, sappiamo entrambi di cosa si tratta.
Avverto una piccola spinta di prova dall'altro lato della parete e mi mordo forte il labbro. Con
l'espressione interrogativa, Finn posa il dito sull'interruttore della lampada. Io faccio di no con la testa.
Penso che l'unica cosa peggiore di ritrovarmi faccia a faccia con un capall uisce in questa notte
piovosa sia farlo senza luce.
Comincio a scivolare sotto la coperta di paglia, attenta a non fare il minimo rumore. Finn subito
mi imita. Le orecchie di Dove fremono per seguire un invisibile segnale dall'altro lato della parete. Se
tendo le orecchie, riesco a sentire il rumore di uno zoccolo che calpesta il terreno, poi un altro. Un altro
sbuffo, non pi sonoro della pioggia sul tetto.
Non so cosa abbia intenzione di fare il capall uisce. Magari ha perso interesse. Magari si  fatto
scoraggiare dallo steccato fra lui e noi. Percorro a mente il tragitto che dovremmo fare per rientrare in
casa: aggirare la baracca, seguire due lati dello steccato, oltrepassare il cancello di tubi metallici, e poi
altri quindici piedi fino a casa.
Forse uno di noi due riuscir a superare il cancello in tempo. Non basta.
La notte  buia e silenziosa. Tendo di nuovo le orecchie per sentire altri passi. L'attenzione di
Dove rimane concentrata sull'ultimo punto da cui  venuto il rumore. Da sotto lo strato di paglia, gli
occhi di Finn incontrano i miei. Ha la mascella contratta.
L'aria sibila sulla tettoia. L'acqua gocciola dal bordo metallico, una, due gocce alla volta, e
tocca terra con un rumore appena percettibile. Da qualche parte in lontananza mi pare di sentire il
motore di un'auto. Il vento smuove la paglia. Non c' niente dall'altra parte della baracca.
Dove muove la testa di scatto.
Affacciato a uno dei lati della baracca c' un lungo muso nero.
 il diavolo.
Faccio uno sforzo immane per non scoppiare a piangere. La creatura  nera come inchiostro a
mezzanotte e ha le labbra arricciate in un ghigno spaventoso. Le orecchie sono lunghe e curve, pi
simili a quelle di un demone che a quelle di un cavallo. Mi ricordano le sacche delle uova degli squali.
Le narici sono lunghe e sottili per impedire all'acqua di mare di entrare. Gli occhi neri e liquidi: gli
occhi di un pesce.
Odora ancora di oceano. Di bassa marea e di cose rimaste incastrate fra gli scogli.  a malapena
un cavallo.
Ed  affamato.
Il capall uisce ha infilato la testa nel lato aperto della baracca, oltre lo steccato. Tutto quello che
c' fra noi e il suo ghigno spettrale sono tre assi di legno che io stessa ho inchiodato sotto lo sguardo
vigile di mia madre. Tre chiodi, non due, per ciascuna, perch i pony, come diceva lei, mettono tutto
alla prova.
E adesso quel cavallo nero come la notte preme il torace contro le assi. Non troppo forte, ma
quel tanto da sporgersi nella baracca.
I chiodi cigolano.
Sento il mio cuore, o forse  quello di Finn, o magari di tutti e due, che batte cos veloce e forte
che non riesco a respirare. Stringo i pugni intorno alla paglia, con le unghie che mi affondano nei
palmi.
Siamo nascosti, non puoi vederci. Vattene via.
Dove  immobile.
Il capall uisce la guarda e spalanca le fauci, poi emette un suono che mi ghiaccia il sangue nelle
vene.  un respiro sibilante accompagnato da una serie di schiocchi, che risale dagli abissi della sua
gola: kaaaaaaaaaaw.
Dove appiattisce le orecchie ma non si muove. Quante volte ci hanno detto che i capaill uisce
preferiscono un bersaglio mobile? Che muoversi equivale a morire?
Dove  una statua.
Il capall uisce spinge di nuovo. Le assi scricchiolano di nuovo.
Sento Finn che sospira. Un suono cos lieve che sono sicura di averlo udito soltanto io, perch
ho passato la vita ad ascoltare ogni suono che i miei fratelli riuscivano a emettere.  un suono flebile e
spaventato che non udivo da parecchio tempo.
E poi sento un gemito.
Viene dall'interno del recinto. Sia Dove sia il capall uisce tendono un orecchio in quella
direzione.
Si sente di nuovo, e il mio stomaco  una voragine senza fondo. Dev'essere un altro capall,
penso, che ha abbattuto lo steccato dall'altra parte e adesso  nel recinto con noi, senza nemmeno tre
chiodi in una tavola a tenerci in vita.
Il mostro nero agita di nuovo le sue lunghe orecchie aguzze.
E ancora quel gemito. Sembra il pianto di un neonato e poi vedo la bocca di Finn che si muove.
Non si vede altro di lui.
Scandisce le sillabe in silenzio, con un movimento esagerato delle labbra per farmi capire:
Puffin.
Di nuovo quel suono e stavolta lo riconosco all'istante. Puffin, la gatta della fattoria sempre in
cerca di Finn, che torna dai suoi vagabondaggi ed  attirata dalla nostra luce. Miagola ancora, con quel
suo tipico gnaulio da neonato che usa per chiamarlo. Quando lui  in vena le risponde allo stesso modo
e lei usa quel suono come un faro per tornare a casa.
Miagola di nuovo, pi vicina, e il capall uisce ritrae il peso dallo steccato.
Nel grigiore della nebbiolina che si alza dal terreno scorgo la sagoma di Puffin che trotterella
verso di noi, la coda alta e inarcata come un punto interrogativo. Cosa? domanda.
Il ghigno del capall uisce si serra.
Puffin si accorge del capall uisce solo quando lui si muove. Lo steccato si apre in due come un
foglio di carta strappato, le assi esplodono con un fragore agghiacciante.
La gatta schizza via e il capall uisce si slancia alla carica, eccitato dall'inseguimento.
Scompaiono entrambi nella nebbia, e l'ultima cosa che sento  uno scalpitio frenetico di zoccoli, e poi
Puffin che geme.
Finn si copre il viso, la paglia che gli cade dalle mani, e io vedo che gli tremano le spalle.
Per non  a questo che penso. Penso invece che adesso il capall uisce torner per uccidere mio
fratello.
Lo afferro per un braccio. Andiamo.
Non ho ancora escogitato un piano preciso, ma so che non possiamo restare qui.
Da dietro di me proviene un altro rumore, e io faccio uno scatto cos violento che sento male ai
muscoli del collo. Mi ci vuole un attimo per capire che  una voce che chiama il mio nome.
Puck!
 Gabe che entra dal varco che il mostruoso cavallo ha appena aperto nello steccato. La sua
voce  poco pi di un sibilo mentre mi prende il braccio. Sbrighiamoci. Torner.
Sono talmente sorpresa di vederlo proprio adesso, con un tempismo che ha del miracoloso, che
l per l non riesco a parlare. Dove. Che ne sar di Dove?
Porta anche lei sussurra Gabriel. Finn. Muoviti. Forza.
Io afferro Dove per la capezza; lei scrolla la testa e mi strattona il braccio. Trema come qualche
ora fa sulla scogliera. Puffin dico a Gabe.
 soltanto una gatta. Mi dispiace, ma dobbiamo muoverci. Gabe tira Finn. Ce ne sono altri
due. Stanno arrivando.
Gabe ci fa strada. Quando mi avvicino allo steccato divelto con Dove, lei recalcitra, trattenuta
dal pensiero che si tratta pur sempre di una barriera, e per un breve, terribile istante penso che sar
costretta a lasciarla indietro. Faccio schioccare piano la lingua, e alla fine lei scavalca le assi distrutte.
Di fronte a casa vedo i fari di un'automobile accesi, e c' Tommy Falk con il viso illuminato per met.
Apre lo sportello e fa un segno veloce a Finn di salire in macchina.
Gabe compare al mio fianco con una corda. Tienila fuori del finestrino.
Ma
Ora!
E sul finire di quella parola sento di nuovo lo stesso schiocco rauco di poco prima, solo che
adesso viene dal recinto dove eravamo fino a qualche istante fa. Lo sento echeggiare nella nebbia, un
suono di risposta. Aggancio la lunghina alla capezza di Dove e mi affretto a salire in macchina. Tommy
Falk  gi con le mani sul volante, e Gabe sbatte lo sportello.
L'auto sgomma sulla strada stretta, con i fari riflessi dalla nebbia e dalla pioggia mentre
sobbalzano seguendo le asperit del terreno. Al nostro fianco Dove trotta, poi rompe al piccolo
galoppo. Io alzo il finestrino, lasciandolo aperto quel tanto da far passare la lunghina. Tommy Falk 
concentrato al massimo: controlla di continuo gli specchietti per assicurarsi di non essere seguito, e
guida in modo da aiutare Dove a tenere il passo. La sua concentrazione mi ricorda all'improvviso che
l'ho visto sulla spiaggia poche ore fa.
In macchina regna il silenzio e fa caldo; il riscaldamento  al massimo ma nessuno pensa di
spegnerlo. L'abitacolo  impregnato di un odore non del tutto sgradevole, come di scarpe nuove. Al
mio fianco, sul sedile di dietro, Finn  immobile, stordito dal pensiero di Puffin.
L'unica frase pronunciata nell'auto  di Gabe che domanda a Tommy: Casa tua?
Non con quel pony risponde Tommy. Andiamo da Beech.
Finn mi d un pizzicotto e indica il parabrezza. Illuminata dai fari dell'auto c' la carcassa di
una pecora morta.  maciullata e i resti sanguinolenti si allungano dal canale di scolo che fiancheggia
la strada fino al centro della carreggiata.
Non riesco a smettere di vedere il suo corpo martoriato nemmeno quando ce la siamo lasciata
alle spalle da un pezzo. Penso che avremmo potuto essere noi. Tommy e Gabe non fanno commenti
sulla scena. In realt, non fanno commenti su niente. Il loro  un silenzio cupo e intimo, con Gabe che
guarda fuori dai finestrini e comunica a Tommy che la via  libera senza dire una parola.
Tommy non prende la strada per Skarmouth come pensavo, ma quella per Hastoway. Agli
incroci rallenta ma non si ferma, mentre sia lui sia Gabe scrutano ansiosi in tutte le direzioni finch non
riprendiamo la marcia. Io premo il viso contro il vetro per assicurarmi che Dove non faccia fatica a
tenere il passo.
Potrei seguirvi a cavallo dico.
La voce di Gabe non ammette repliche. Tu non scendi da questa macchina finch non siamo
tutti al sicuro.
Cala di nuovo il silenzio: non resta altro che la notte, i muretti di pietra e la pioggia.
Finn dice Gabe ad alta voce per sovrastare il rombo del motore. Questa tempesta che sta
arrivando quanto durer?
Gli occhi di Finn si illuminano e il suo piacere di essere stato interpellato  cos evidente che mi
si stringe il cuore. Soltanto stanotte e domani.
Gabe si rivolge a Tommy. Un giorno. Non  molto.
 abbastanza risponde Tommy.
Capitolo trentotto
Puck
Tommy Falk ci porta a casa Gratton, che  vicina a Hastoway, ma non saprei dire con sicurezza
quanto vicina perch sembra tutto uguale con questa pioggerella insistente interrotta soltanto dai fasci
di luce gialla dei fari. Beech ci viene incontro, le spalle curve contro il vento, e mi mostra dove posso
lasciare la mia Dove. Con la torcia mi indica una stalla con quattro box, il soffitto basso e senza luce
elettrica. Uno dei box  occupato da capre fradice di pioggia, un altro dalle galline e il terzo da un un
piccolo castrone grigio che allunga la testa sopra la porta del box quando entra Dove. Dove appiattisce
le orecchie in una specie di saluto riluttante, ma io la spingo comunque nel box adiacente. Vorrei
restare da sola con lei, ma mi pare brutto indugiare mentre Beech aspetta con la torcia in mano per
illuminare la stalla. Cos le do una pacca sul collo e ringrazio Beech. Lui risponde con un grugnito e mi
indica la casa con la torcia.
In casa, Gabe e Peg stanno chiacchierando tranquilli mentre Tommy Falk sbircia sotto il
coperchio di una pentola sul fornello. Non vedo Finn.
La cucina ricorda la bottega di un macellaio, se si potesse aprire una macelleria in casa.
Malgrado il buio che c' fuori, le pareti della cucina risplendono di un bianco abbagliante, e
risplendono anche le stoviglie e i coltelli appesi. L'immagine di candore immacolato non  sciupata dal
fatto che il pavimento  sporco di impronte. Le mensole sono gremite di ninnoli, ma sono del tutto
diversi dal nostro genere di ninnoli: statuette di legno grezzo a forma di cervo o di cavallo, una piccola
scopa di saggina legata da un nastrino rosso, una scheggia di roccia calcarea con sopra scritto PEG.
Nessuna figurina di vetro dipinto o paesaggi incantevoli punteggiati di pecore e allegre contadine che
piacevano tanto alla mamma. Cianfrusaglie, ma non robaccia. La stanza  satura del profumo speziato e
invitante di qualunque cosa ci sia nella pentola.
Gli daremo la tua stanza dice Peg a Beech quando entra in cucina.
Adesso che siamo alla luce, noto che Beech  ormai un ragazzone ben piantato e rubicondo tale
e quale a suo padre. Sembra fatto di legno, e siccome il legno  rigido, gli ci vuole un po' per cambiare
espressione, che non  di gioia.
Nemmeno per sogno ribatte Beech.
E allora dove dovrebbero stare secondo te? gli domanda Peg.  strano vederla in questo
contesto, non in macelleria come qualcuno capace di strapparti il cuore, non nel nostro cortile a dirmi
di non partecipare alla gara, non con un copricapo assurdo mentre mi fa un taglio sul dito con un
coltello. In qualche modo  pi minuta, pi ordinata, anche se i suoi riccioli rossi sono ribelli come
sempre. Mi stupisce sentire Beech e Gabe che parlano disinvolti di dove andremo a dormire, e
all'improvviso mi rendo conto che parte del tempo che Gabe  stato lontano da casa deve averlo
passato qui. Probabilmente la maggior parte del tempo. Siamo venuti qui perch  il posto dove Gabe si
sente pi al sicuro. Mi pervade una profonda tristezza, perch  come se fossimo stati sostituiti da
un'altra famiglia.
Dov' Finn? li interrompo.
A lavarsi le mani, e dove senn? dice Gabe. Ci vorranno secoli.
Anche questa schietta ammissione delle manie di Finn mi fa sentire a disagio, perch le ho
sempre considerate qualcosa di privato, qualcosa che doveva restare solo fra i Connolly. Gabe non
aveva intenzione di prendere in giro Finn, per la sensazione  quella.
Dov' il bagno?
Tommy, non Peg n Beech, mi indica le scale in fondo alla cucina.  come se fosse la casa di
tutti, non solo dei Gratton. Lascio la stanza, di malumore. C' un piccolo pianerottolo buio con tre
porte in cima alle scale, ma soltanto in una la luce filtra da sotto. Busso. Nessuna risposta finch non
chiamo Finn per nome e poi, dopo qualche istante, la porta si apre.  un ambiente piccolo: una vasca,
un water e un lavandino condividono lo spazio angusto come buoni amici che non si fanno problemi a
stare appiccicati. Finn  seduto sul coperchio chiuso del water. Sulle piastrelle del pavimento ci sono un
sacco di grandi impronte da uomo.
Mi richiudo la porta alle spalle e mi assicuro che la vasca sia asciutta prima di scavalcare il
bordo per sedermi dentro.
Viene sempre qui dice Finn.
Lo so rispondo. L'ho capito.
Era qui che si nascondeva.
Il tradimento aleggia fra di noi come una cappa opprimente. Vorrei dire qualcosa per far sentire
meglio Finn, che idolatra Gabe, che farebbe qualsiasi cosa per lui, ma non mi viene in mente niente.
Credi che Puffin sia morta? mi domanda Finn.
No,  scappata rispondo.
Si osserva le mani. Sono un po' screpolate sulle nocche per i troppi lavaggi. Gi, lo pensavo
anch'io.
Sposto lo sguardo sulle maniglie scintillanti della vasca, cos lucide da ricordarmi la griglia del
radiatore dell'auto di Padre Mooneyham. Allora dico io, un giorno?
Finn annuisce con aria solenne. Un giorno. Il peggio verr domattina presto, credo.
S, certo. Come fai a saperlo?
Lui scrolla la testa spazientito. Osservo. Se la gente usasse meglio gli occhi, tutti lo
saprebbero.
La porta si apre senza che nessuno abbia bussato, e compare Gabe sulla soglia. Non lo vedo
cos di buonumore da secoli.  qui la festa?
Gi rispondo io.  cominciata nella vasca e poi  passata al water. Resta il lavandino, se ti
va.
Tutti si stanno domandando che fine avete fatto. C' lo stufato di agnello, ma solo se uscite dal
bagno.
Finn e io ci scambiamo un'occhiata. Mi domando se stia pensando quello che penso io: che
Gabe non pu comportarsi come se niente fosse, come se non ci fossero dei rancori, come se non
avesse mai deciso di andarsene, come se le cose potessero semplicemente tornare com'erano. Prima
pensavo che sarebbe bastata una parola da parte sua, ma adesso voglio che implori il mio perdono
strisciando. Se non posso avere delle scuse sincere e convinte, allora non le voglio affatto.
Mentre scendiamo le scale, Gabe dice: Finn, tu dormirai sul divano, temo, perch sei il pi
corto.
Secondo quale metro? esclamo indignata.
Gabe si stringe nelle spalle. Be', tecnicamente sei tu la pi corta, ma Peg ritiene che tu debba
avere una stanza con una porta. Perci noi staremo nella stanza di Beech.
E Beech che fine fa?
Lui e Tommy dormiranno su un materasso in soggiorno. Peg dice che questa  la sistemazione
migliore.
In cucina Beech e Tommy parlano a voce alta e si contendono qualcosa che non riesco a vedere;
fra di loro compare dal nulla un cane da pastore che a sua volta vorrebbe acciuffare quel qualcosa. Con
una mano Peg tiene un mestolo e con l'altra un gatto per la collottola. Agita entrambi infuriata.
Portalo via dice a Gabe, che le prende il gatto dalla mano e lo depone fuori della porta. Peg
mi scruta con la fronte aggrottata. Gi non so cucinare. Ci mancano solo i gatti.
Prima che io possa dire qualcosa, Gabe chiede: Dov' Tom?
Mi ci vuole un attimo per capire che si riferisce a Thomas Gratton. Non mi era mai venuto in
mente che Thomas Gratton potesse diventare Tom sotto il suo tetto.
 andato a controllare se dai Mackie  tutto a posto. Beech, fuori. Levatevi tutti dai piedi.
Andate in soggiorno mentre io finisco qui. Via.
Beech e Tommy obbediscono, continuando a beccarsi, e Finn li segue affascinato dalla
comparsa del cane.
Io faccio per andarmene, ma sulla soglia esito e mi getto un'occhiata alle spalle. Peg Gratton si
 voltata per tornare a occuparsi dello stufato; Gabe le sussurra qualcosa all'orecchio. Riesco a sentire
soltanto "abbastanza forte" e poi
Puck, prendilo! grida Tommy.
Mi volto verso il soggiorno in tempo per prendermi in bocca un calzino pieno di fagioli.
Beech ridacchia, ma Tommy ha l'aria dispiaciuta e mi chiede scusa. Il collie mi saltella eccitato
intorno ai piedi, smanioso di prendere il calzino, e a quel punto capisco che era l'oggetto che i due
ragazzi si stavano contendendo prima.
Scusa, s dico in tono severo a Tommy, ancora mortificato, in piedi dall'altra parte del divano
verde che sar il letto di Finn. E poi gli lancio il calzino.
Felice di essere stato perdonato cos in fretta, sorride e lo tira di nuovo a Beech, che per manca
la presa, e il calzino finisce in bocca al collie. Tommy non si fa scrupoli di mettersi in ridicolo
rincorrendo il cane, e perfino Finn sta ridendo. Mi domando cosa spinga Tommy a lasciare l'isola: non
ha le ansie di Gabe o l'indole scontrosa di Beech. Non l'ho mai visto meno che allegro, un membro
perfettamente integrato della comunit isolana. Carponi sul pavimento, Tommy strappa il calzino al
cane e riprendiamo a tirarcelo fra di noi, collie compreso, finch Finn dice: Dov' Gabe? Soltanto
allora notiamo che non  uscito dalla cucina.
Mi avvio verso la cucina, ma Tommy mi afferra per un braccio. Vado io.
Si affaccia alla porta e non sento cosa dice. Poi si volta verso di noi con un largo sorriso
stampato in faccia. Buone notizie. La cena  pronta. Gabe compare al suo fianco sulla soglia e i due
si scambiano un'occhiata che mi d sui nervi, perch  il classico linguaggio segreto dei maschi.
Alla fine compare anche Peg che si rivolge a tutti quanti. Se lo volete, servitevi da soli. Se non
vi piace, la colpa  di Tom. L'ha fatto lui.
Nessuno parla molto mentre mangiamo: immagino che, come me, anche gli altri stiano
ripensando agli eventi della serata. Ma  un silenzio semplice, familiare. La tempesta non  ancora
abbastanza violenta da infastidirci ed  facile fingere di essere in visita di cortesia. L'unica volta che
Peg mi rivolge la parola  per dirmi che posso dare a Dove altro fieno se occorre, prima che la tempesta
si scateni sul serio.
Ha ragione riguardo alla tempesta. Quando ci corichiamo, il vento furioso ha cominciato a far
tremare i vetri delle finestre. Le lenzuola sul letto sono pulite, ma la stanza odora ancora di Beech, che
sa di prosciutto salato. Prima di spegnere la luce, noto che non ci sono effetti personali nella stanza,
niente che dica che appartiene a Beech. Soltanto il letto, una scrivania austera con un vaso vuoto e
qualche moneta sul ripiano, e un cassettone di legno con gli angoli consunti. Mi domando se prima ci
fossero pi cose di Beech, che ha gi impacchettato per portarle con s sul continente.
Ci penso mentre cerco di dormire. Io occupo un lato del letto e Gabe l'altro, ma essendo un letto
singolo, i due lati in realt sono un lato solo: ho un suo gomito infilato nelle costole e la sua spalla
schiacciata contro la mia. Questa casa  pi calda della nostra, e con Gabe praticamente addosso fa
ancora pi caldo. Non so se riuscir a dormire. Dal suono del suo respiro intuisco che nemmeno Gabe
sta dormendo.
Per lungo tempo restiamo sdraiati l nel buio ad ascoltare la pioggia sul tetto, e io penso allo
steccato distrutto a casa e all'ultimo gemito di Puffin e al lungo muso nero affacciato alla baracca.
Siccome sono stanca, dico esattamente quello che penso senza un minimo di tatto per indorare
la pillola.
Perch sei tornato a prenderci? Anche se sto sussurrando, la mia voce rimbomba nella piccola
stanza.
La risposta di Gabe dall'altro lato del letto  raggelante. Senti, Puck, tu cosa credi?
E a te cosa importa?
Adesso la sua voce vibra indignata. Che razza di domanda ?
Perch rispondi alle mie domande con altre domande?
Gabe prova a spostarsi per fare spazio fra di noi, ma il materasso  quello che  e non lo
consente. Il letto cigola e sobbalza come una barca in balia del mare, solo che il mare  il pavimento
della stanza di Beech odorosa di prosciutto. Non capisco cosa vuoi che dica.
Non voglio essere accusata di comportarmi da isterica, perci adesso misuro con cura le parole.
Voglio sapere perch ci tieni tanto a noi proprio ora, quando fra un anno non ci sarai pi e a ottobre
noi due potremmo essere morti, mentre tu sarai sul continente e non lo saprai mai.
Nel buio lo sento sospirare. Non  che mi piaccia lasciarvi qui.
Mi vergogno della tenue speranza che mi sfarfalla nello stomaco alle sue parole, ma ammetto
che lo immagino che spalanca le braccia e annuncia di aver cambiato idea, stringendo Finn e Dove e
me in un unico abbraccio. Allora non farlo. Resta.
Non posso.
Perch no?
Perch non posso e basta.
 la conversazione pi lunga che abbiamo avuto da una settimana a questa parte e mi domando
se sia il caso di concluderla qui. Mi figuro Gabe che salta fuori dal letto facendo volare le coperte e
scappa per evitare altre domande. Solo che, se volesse scappare, dovrebbe passare sui corpi di Tommy
Falk e Beech Gratton sul materasso per terra in soggiorno, ed evitare di urtare il divano dove dorme
Finn, per poi infilarsi nel buio della cucina. Non penso che lo far.
Cos dico: Non  un vero motivo.
Gabe rimane a lungo in silenzio; sento soltanto il suo respiro pesante. Alla fine, con una strana
voce sottile, risponde: Non ce la faccio pi.
Provo una gratitudine cos immensa per la sua sincerit che non so cosa pensare. Mi lambicco il
cervello in cerca di una buona domanda, una domanda che lo induca a continuare a parlare in questo
modo.  come se la verit fosse un uccellino che temo di spaventare. Non ce la fai pi a fare cosa?
A sopportare quest'isola risponde Gabe. Fa una lunga pausa fra una parola e l'altra. La casa
dove abitate tu e Finn. La gente che parla. Il pesce quel pesce della malora che mi far puzzare per il
resto dei miei giorni. I cavalli. Tutto. Non ce la faccio pi a sopportare tutto questo.
Ha un tono sconsolato, ma non mi sembrava affatto sconsolato prima, quando eravamo tutti in
cucina o sparpagliati in soggiorno a mangiare. Non so cosa dirgli. Le cose che ha nominato sono quelle
che pi amo di quest'isola, tranne forse la puzza di pesce, che sar pure una gran seccatura, ma non mi
pare un buon motivo per lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare daccapo.
Mi sento come se mi avesse appena confessato di avere una malattia terminale di cui non ho
mai sentito parlare, i cui sintomi non riesco a vedere. L'assoluta ingiustizia della situazione, il fatto che
non riesca a trovare un posto nel mio cervello, continua a tormentarmi come se l'avessi appresa
soltanto adesso.
L'unico concetto che riesco ad afferrare  che questa cosa, questa strana, incomprensibile e
invisibile cosa,  abbastanza grossa e potente da allontanare mio fratello da Thisby. Certo, Gabe tiene a
me e a Finn, ma questa cosa  pi forte di noi.
Puck? mormora Gabe, e io sussulto perch la sua voce adesso assomiglia stranamente a
quella di Finn.
S?
Adesso vorrei dormire.
Ma non lo fa. Si volta su un fianco e il suo respiro continua a essere leggero e inquieto. Non so
quanto rimane ancora sveglio, ma so che io mi addormento prima di lui.
Capitolo trentanove
Sean
 mattino presto, e buio, quando la tempesta mi sveglia.
Il vento ruggisce come un motore, come l'oceano, come l'ululato di una creatura marina. A
mano a mano che i miei occhi si abituano alla penombra vedo delle luci muoversi fuori. La pioggia
colpisce i vetri in scrosci sempre pi violenti.
Adesso sento i cavalli. Nitriscono e chiamano e calciano contro le pareti. La tempesta li ha
innervositi e fuori qualcosa sta urlando.  stato quell'urlo a svegliarmi, non il vento.
Mi alzo a sedere di scatto, pronto all'azione senza riflettere, poi mi fermo, esito. Ci sono i miei
cavalli in quella stalla assediata da una tenebra scatenata e terribile, ma al tempo stesso non sono miei.
Mi sono licenziato, e adesso mi appartengono meno che mai. Dovrei restare qui senza intervenire e
lasciare che la notte faccia quello che vuole. Che sia Malvern a occuparsi dello sconquasso all'alba,
cos capir che sono indispensabile.
Chiudo gli occhi, appoggio la fronte sul pugno e ascolto i lamenti all'esterno. Ancora pi
vicino, al piano di sotto, sento un cavallo terrorizzato che scalcia contro la parete del box e la distrugge,
la parete o la zampa.
Sopravvaluti la tua importanza per questa scuderia, Kendrick.
Non  vero.
Non posso permettere che anche un solo cavallo muoia per colpa dei miei giochetti con
Malvern.
Mi infilo in fretta gli stivali, afferr la giacca e come metto la mano sul pomolo della porta,
qualcuno bussa.
 Daly. Ha i capelli bagnati incollati al viso e del sangue sulle maniche della camicia. Trema
come una foglia. Malvern dice che dobbiamo cavarcela senza di te, ma non ce la facciamo. Lui non
deve sapere. Ti prego.
Gli mostro la giacca per fargli capire che mi stavo gi muovendo e insieme scendiamo di corsa
le scale buie fino alla stalla. Tutto sa di pioggia e di oceano, e ancora di pioggia.
Daly corre al mio fianco. Non c' verso di calmarli. Dev'esserci un capall uisce l fuori da
qualche parte e non sappiamo se  fra i cavalli o non sappiamo chi  ferito perch quel suono l'hai
sentito. Scalciano tutti impazziti, col rischio di azzopparsi. Riesci a calmarne uno, e subito gli altri
ricominciano.
Non si calmeranno finch quel grido non smette dico io. Ci sono tutti gli stallieri e i garzoni e
i fantini di Malvern impegnati a tranquillizzare i cavalli pi preziosi. Le lampadine appese al soffitto
dondolano nel vento che riesce a insinuarsi tra le fessure, e la luce instabile mi fa girare la testa.
Oltrepasso il box di Mettle. La cavalla continua a impennarsi e a colpire la parete con gli anteriori. Se
non si  fatta male finora, presto succeder. Sento Corr che schiocca la lingua e canta, facendo
impazzire i cavalli che gli sono accanto. Da qualche parte dietro di me un altro cavallo sta battendo una
zampa contro la parete, ritmico e insensato. Fuori, il grido continua.
Daly mi segue come un'ombra mentre mi dirigo verso il box di Corr. In tasca stringo la mano
intorno a un sasso forato. Se Corr fosse come un qualsiasi altro cavallo d'acqua, glielo infilerei nel
morso affinch il rumore sovrasti quello del mare quasi novembrino. Ma Corr non  come gli altri, e il
mio stratagemma lo renderebbe soltanto pi nervoso.
Apro la mano e lascio il sasso in tasca.
Fai allontanare tutti ordino a Daly. Toglimeli dai piedi.
Spalanco la porta di Corr che fa per slanciarsi nel corridoio. Gli premo una mano sul torace, poi
gli do una pacca per spingerlo indietro. Uno dei purosangue lancia un nitrito straziante.
Tienili lontani rammento a Daly.
Daly scatta di corsa e soltanto allora permetto a Corr di precipitarsi fuori del box e di
trascinarmi con s lungo il corridoio verso l'uscita. Ma la porta  chiusa per tenere fuori la pioggia, o
qualcosa di peggio.
Non uscire protesta Daly alle mie spalle. C' Malvern l fuori.
Questo  un problema. Cos Malvern sapr che sono ancora con i suoi cavalli. Ma non posso
sistemare il problema qui dentro se prima non risolvo il problema l fuori.
Apro la porta con Corr che strattona la lunghina. In un attimo sono zuppo fino al midollo,
l'acqua mi entra negli occhi, nelle orecchie, in bocca. Sto bevendo il cielo. Mi asciugo la pioggia dalla
fronte e batto le palpebre per schiarirmi la vista. Ci sono assicelle di legno della stalla sparpagliate
dappertutto. In cortile sono accese tutte le luci, che proiettano coni punteggiati di pioggia. Tre giumente
disperate spingono il cancello per entrare: devono essere fattrici di qualche pascolo di Malvern
sperduto lungo la via per Hastoway. Il fatto che siano libere significa che  successo qualcosa al loro
recinto e che sono venute a cercare rifugio qui. Una di loro zoppica cos vistosamente che mi si stringe
il cuore. La giumenta pi grossa deve aver riconosciuto il mio passo, perch smette di agitarsi e nitrisce
verso di me, implorante.  fiduciosa che la salver da qualunque pericolo l'abbia spinta a venire qui.
Ecco Malvern e David Prince, il capo stalliere. Malvern ha un fucile a pallini, un pensiero
ottimista da parte sua.
Il grido si leva tutt'intorno a noi; riverbera in ogni goccia di pioggia, rimbomba in ogni nuvola.
 un ululato velenoso, una promessa paralizzante. La tempesta ha fatto impazzire l'isola.
Corr mi strattona il braccio. Vedo i suoi zoccoli sollevarsi per poi ripiombare sul selciato del
cortile, ma non riesco a sentirne il rumore. Sento soltanto quel grido agghiacciante che mi pulsa nella
testa.  un richiamo inteso a viaggiare per miglia e miglia sott'acqua.
Tiro la capezza di Corr per attirare la sua attenzione e gli abbasso la testa verso la mia. Ha le
labbra arricciate in un ghigno spettrale: non  il Corr che mi piace vedere. Il cuore mi batte a mille
nonostante tutti gli anni passati insieme.  un mostro. Con una mano allontano quei denti e con l'altra
gli piego l'orecchio verso di me.
Stringo le labbra e gli canto un lamento nell'orecchio, ma  diverso dal grido che sentiamo, il
grido che si avvicina sempre di pi.
Corr  distratto. Ha i denti completamente snudati: non  pi un cavallo. Gli tiro l'orecchio
tanto da fargli male e continuo a cantare, un lamento sommesso che alla fine diventa un profondo
singhiozzo.
Malvern punta il fucile contro qualcosa che non riesco a vedere nel buio e nella pioggia.
Corr! grido, e la pioggia mi entra in bocca. E ricomincio a cantare.
Malvern spara, ma il lugubre grido del capall uisce non si interrompe. Non potrebbe essere pi
forte di cos.
A furia di incitarlo, anche Corr finalmente comincia a cantare. Un lamento cos basso e vibrante
che lo avverto nella lunghina. Nelle suole delle scarpe. Gorgoglia al di sotto del grido, poi si alza di
tono, diventa un gemito, un ringhio, un ruggito, come il vento che scuote le costruzioni. Riecheggia nel
piazzale e si diffonde nella pioggia.  un grido di battaglia territoriale, una minaccia, una dichiarazione:
Questa terra  gi mia. Questo  il mio branco.
L'altro grido diminuisce a mano a mano che l'ululato di Corr si propaga a riempire lo spazio fra
di loro. Le giumente dietro il cancello fremono terrorizzate e so che i cavalli nella stalla stanno persino
peggio. Il grido puro e acutissimo di Corr non  diverso da quello che ha sostituito, ma almeno posso
controllarlo.
Tendo le orecchie in ascolto per assicurarmi che il grido di Corr sia l'unico adesso. Il timpano
di un orecchio, quello pi vicino a Corr, mi ronza, ma l'altro orecchio non ode pi rivali.
Impugno forte la capezza di Corr e gli premo le dita sulle vene, tracciando circoli in senso
antiorario. Il grido di Corr si spezza. Gli premo le labbra sulla spalla e gli sussurro attraverso la pelle
intrisa di pioggia.
La notte piomba nel silenzio. L'orecchio destro mi ronza ancora come una radio sintonizzata su
una frequenza libera. Malvern e Prince mi guardano. Le giumente al cancello tremano e si stringono
l'una all'altra. Nella stalla i cavalli hanno smesso di scalciare.
La pioggia cade incessante: non c' una sola cosa asciutta al mondo. Dall'altra parte del cortile,
Malvern mi fa un brusco cenno con la mano.
Conduco Corr verso il cono di luce nebbiosa dove si trova Malvern. Gli occhi di Malvern
guizzano da me a Corr, che la notte e la pioggia fanno sembrare nero.
Ci hai ripensato dunque? mi chiede Malvern.
No.
Il tono di Malvern  glaciale. Nemmeno io. Questo non cambia niente.
Non sono sicuro di credergli.
Capitolo quaranta
Puck
Come aveva previsto Finn, la tempesta imperversa sull'isola per tutta la notte e il giorno
seguente. Soltanto a tarda sera, quando smette di piovere, possiamo tornare a casa. Sono contenta
perch preferirei correre a piedi nudi nella Corsa dello Scorpione piuttosto che dormire di nuovo con
Gabe nel lettuccio stretto e odoroso di prosciutto di Beech. Tommy non vede l'ora di tornare a casa
perch ha lasciato il suo capall uisce alle cure dei familiari e non sa come se la stanno cavando. Penso
che mi piacerebbe conoscere la famiglia di Tommy, se sono quel genere di persone che non temono di
badare a un cavallo d'acqua mentre Tommy accorre in aiuto dei vicini. Sono sicura di aver gi
incontrato i genitori di Tommy  in un modo o nell'altro ho conosciuto ogni abitante di Thisby  ma
non riesco a ricordarli. Nella mia immaginazione il signore e la signora Falk hanno i luminosi occhi
azzurri di Tommy e le sue splendide labbra. Gi che ci sono, immagino che abbia anche un paio di
fratelli e una sorella. La sorella  una personcina semplice e cordiale. I fratelli no.
Siamo pronti ad andarcene. I ragazzi decidono di infilarsi di nuovo nella macchina di Tommy,
mentre io improvviso un paio di redini passando la lunghina due volte intorno alla capezza di Dove,
cos potr seguirli cavalcandola a pelo.
Sento sbattere la porta di casa e un attimo dopo mi accorgo che Peg Gratton  uscita e si 
avvicinata. Con le braccia incrociate sul petto, mi osserva in silenzio mentre striglio le spalle di Dove.
Grazie ancora dico alla fine, perch devo dire qualcosa.
Lei non risponde; si limita a inarcare le sopracciglia, come se annuisse senza muovere la testa.
Poi: C' un sacco di gente che non ti vuole sulla spiaggia.
Mi sforzo di non arrabbiarmi con lei. Le ho gi detto che non riuscir a dissuadermi.
Peg scoppia a ridere, un suono simile al gracchio di una cornacchia. Non sto parlando di me.
Sto parlando degli uomini che non vogliono una ragazza nella loro gara.
La mia bocca dice Oh ma non la mia voce.
Fai attenzione. Non permettere a nessuno di stringere le cinghie della tua sella al posto tuo. E
non lasciare che nessuno dia da mangiare alla tua cavalla.
Io annuisco, ma penso che sebbene sia facile immaginare qualcuno indispettito dalla mia
partecipazione alla gara,  molto pi difficile immaginarlo che compie qualche azione scellerata.
E Sean Kendrick? domando.
Peg Gratton mi rivolge un sorriso segreto, mascherato come quando era nascosta sotto il
copricapo da uccello. Non ti piace proprio fare le cose in modo semplice, eh?
Non lo sapevo che questo era il modo difficile le rispondo in tutta sincerit, quando ho
cominciato.
Peg toglie una pagliuzza dal mantello di Dove.  facile convincere gli uomini ad amarti, Puck.
Non devi far altro che essere una montagna da scalare o una poesia incomprensibile. Qualcosa che li
faccia sentire forti o intelligenti. Ecco perch amano l'oceano.
Non sono tanto sicura che sia questo il motivo per cui Sean Kendrick ama l'oceano.
Peg continua: Quando diventi troppo simile a loro, il mistero si dissolve. Inutile inseguire il
Graal se somiglia alla tua solita tazza di t.
Non voglio essere inseguita.
Lei arriccia le labbra. Dico solo che col tuo modo di fare stai chiedendo agli uomini di trattarti
come una di loro. E dubito che lo vogliate, sia tu che loro.
C' qualcosa di sconfortante nelle sue parole, anche se non so bene se le condivido o meno.
Penso ad Ake Palsson che fa indietreggiare il cavallo per allontanarsi da me, e la combinazione fra le
parole di Peg e quel ricordo mi opprime.
Voglio solo essere lasciata in pace dichiaro.
Appunto ribatte Peg. Stai chiedendo di essere trattata come un uomo.
Intreccia le dita per aiutarmi a montare in groppa a Dove. Poi le d una pacca sul posteriore per
incitarla a seguire l'auto di Tommy che si  messa in moto. Mentre andiamo, mi volto a guardare: Peg 
ancora l che ci osserva, ma non saluta.
Il mio umore migliora a mano a mano che ci allontaniamo dalla casa bianca dei Gratton. Dopo
tutte quelle ore passate al chiuso, l'aria  fresca e pulita, mentre l'isola somiglia alla cucina di casa
nostra: una baraonda irrimediabile. Pezzi di legno scagliati lontano dai recinti di cui facevano parte,
assicelle e tegole disseminate fra le siepi, rami strappati dagli alberi e finiti in mezzo ai campi. Le
pecore vagolano libere per la strada, fatto non del tutto insolito, ma noto anche qualche cavalla che
pascola fuori dalle recinzioni. La luce liquida della sera  come un sorriso cauto fra le lacrime.
Non c' traccia dei capaill uisce emersi dalla tempesta, e mi domando se per caso non siano
tornati nell'oceano. Per il momento l'isola pare tranquilla, imperturbata dalla furia dei cavalli e
dall'inclemenza del tempo. Penso che avremmo un genere del tutto diverso di turisti se Thisby
mostrasse sempre questa faccia.
Ma so che questa non  la vera Thisby. La vera Thisby si toglier la maschera domattina
all'alba. Manca poco pi di una settimana alla gara. Non credo di essere pronta.  difficile immaginare
che la nostra storia finir come ho detto a Finn. Di questi tempi la buona sorte non pare sorridere ai
Connolly.
Quando rientriamo in casa, per, il viso di Finn si illumina di gioia. In cucina c' Puffin la gatta.
Le hanno staccato la coda con un morso e ha l'aria indignata e afflitta, ma almeno  viva.
L'isola  una creatura scaltra e misteriosa. Non ho idea di cosa abbia in serbo per me.
Capitolo quarantuno
Sean
Quella sera al tramonto, faccio quello che faceva mio padre e attraverso i campi diretto alla
spiaggia che guarda a ovest. Mentre gli ultimi raggi rossi del sole lambiscono l'acqua, entro
nell'oceano. L'acqua  ancora torbida e mossa per la tempesta, perci se c' qualcosa in agguato sotto
la superficie non potrei saperlo. Ma fa parte del gioco il non sapere. Accettare le possibilit. In fin dei
conti non  stato l'oceano a uccidere mio padre.
L'acqua  talmente fredda che i piedi mi si intorpidiscono all'istante. Allargo le braccia e
chiudo gli occhi. Ascolto il rumore dell'acqua che si scontra con l'acqua, le rauche strida delle sterne e
delle urie fra gli scogli della spiaggia, i versi gutturali e laceranti dei gabbiani che volteggiano in alto.
Annuso l'odore delle alghe e del pesce e dei nidi di uccello sulla riva. Il sale mi ricopre le labbra, mi
incrosta le ciglia. Sento la gelida pressione sul corpo. La corrente sposta e risucchia la sabbia sotto i
miei piedi. Sono immobile come una roccia. Il sole brilla rosso dietro le mie palpebre. L'oceano non mi
smuover e il freddo non mi prender. Tutto  esattamente com'era cinquecento anni fa, quando i
sacerdoti di Thisby si immergevano nel gelido mare scuro e si donavano all'isola.
Cerco di restare immobile anche dentro di me, come lo sono fuori. Non ho pi preoccupazioni
di uno dei gabbiani che volano in circolo sopra di me, che pensano soltanto a come sopravvivere in
questo momento, e nel prossimo.
Sussurro al mare tre volte. La prima per chiedere che Corr sia docile e ubbidiente, affinch non
abbiano motivo per usare le campanelle e la magia che a lui danno tanto fastidio.
Ma le altre due chiedo che sia ribelle e aggressivo, cos dovranno implorarmi di tornare.
Capitolo quarantadue
Puck
L'isola  in delirio.
Dato che ho cavalcato Dove per tutto il tragitto di ritorno da Hastoway ieri sera, le lascio la
mattinata libera e le dico di mangiare quel suo fieno costoso. Le do anche un po' di granaglie, ma non
troppe perch altrimenti sta male, ed esco per andare a osservare l'addestramento e prendere appunti.
Non ho pi Pan di novembre e non essendo stati a casa non abbiamo potuto cucinare niente, cos devo
accontentarmi di un sacchetto di biscotti raffermi.
Non mi ci vuole molto per accorgermi che Thisby  completamente cambiata ora che il festival
 finito e la tempesta  passata. A parte qualche assicella di legno e qualche ramo ancora disseminati
qua e l,  come se il vento avesse portato con s tende e persone. Tra la spianata di Skarmouth e la
scogliera, la strada  fiancheggiata da tende e tavoli di ogni genere. L dove ho aiutato Dory Maud a
montare la sua bancarella adesso c' un mare di banchi gestiti da locali che cercano in tutti i modi di
attirare i turisti con la loro mercanzia. Alcuni sono venditori che Brian Carroll e io abbiamo visto alla
fiera, ma altri sono nuovi: vendono gagliardetti con i colori dei cavalieri, sbrigativi quadretti a olio dei
favoriti nella corsa, ancora freschi di pittura, tappetini per sedersi a guardare la gara dalla cima della
scogliera senza bagnarsi il posteriore.
Mi coglie l'improvvisa e allarmante consapevolezza che la gara  vicina. Mi rendo conto che
mancano pochissimi giorni al momento in cui porter Dove gi alla spiaggia e mi sento del tutto
impreparata. Non so niente della corsa. Niente di niente.
A riscuotermi dalle paure  Joseph Beringer, che saltella dietro di me berciando una
canzonaccia sguaiata che parla delle mie quotazioni e delle mie gonnelle.
Ma se non la porto nemmeno, la gonna! gli ringhio.
Soprattutto ribatte lui nelle mie fantasie.
Chiss perch, pensavo che in qualit di concorrente nella Corsa dello Scorpione mi sarei
guadagnata un po' di rispetto, ma  sorprendente scoprire come certe cose non cambiano mai.
Lo ignoro e in qualche modo questo mi aiuta, se non altro perch  una sensazione familiare, e
mi faccio strada tra la folla verso la bancarella di Dory Maud, attenta a evitare le pozzanghere e Joseph
Beringer meglio che posso. Sento gi il clamore che proviene dalla spiaggia, anche in mezzo al vocio
della folla fra le tende. C' qualcosa in quel frastuono che mi pare diverso dal solito chiasso
dell'addestramento, e non sono sicura che  solo perch sono tutti scesi in spiaggia con l'approssimarsi
della gara.
Puck! Dory Maud mi vede prima che io riesca a vedere lei.  vestita a festa, con la sciarpa
tradizionale e gli stivali di gomma, un abbinamento al tempo stesso ridicolo e, purtroppo, estremamente
rappresentativo di Thisby. Puck! chiama ancora, questa volta agitando verso di me un nastro di
campanelle di novembre, un gesto che richiama l'attenzione di almeno altre due persone accanto a me.
Dory Maud posa con cura le campanelle sul banco in modo da esporre la targhetta col prezzo.
Ciao dico io. Dalla spiaggia proviene un forte grido che trovo stranamente inquietante.
Che fine ha fatto la tua cavalla? mi domanda Dory Maud. O vuoi allenarti senza di lei?
Ieri sera l'ho montata per tutta la strada di ritorno da Hastoway. Stamattina le ho dato una
tregua. Andr a guardare l'addestramento dalla scogliera.
Dory Maud mi scocca un'occhiata perplessa.
 una strategia aggiungo irritata. Sto elaborando delle strategie. Una corsa di cavalli non
significa soltanto cavalcare, sai.
Non so niente ribatte Dory. Tranne che al cavallo di Ian Privett piace darci dentro rientrando
verso la fine, se va come  andata l'ultima volta che lo ha cavalcato.
Rammento quanto mi ha detto Elizabeth di Dory Maud, del fatto che scommette sui cavalli.
Una volta la mamma disse a pap che i vizi sono vizi solo in base ai parametri stabiliti dalla societ.
Intravedo un possibile alleato nel vizio di Dory. Cos'altro sai?
Dory Maud allunga le braccia per agganciare meglio un lembo del tendone, poi risponde: So
che ti dir di pi se dopo torni e ti occupi del banco per un'oretta mentre io vado a pranzo.
La rivolgo un'occhiata accigliata. Ecco un'altra cosa che non prevedevo di dover fare per
partecipare alla corsa. Ci penser. A ogni modo, sai cos' quella confusione gi alla spiaggia?
Gli occhi di Dory Maud guizzano invidiosi verso la strada per la spiaggia. Oh,  Sean
Kendrick.
La curiosit mi solletica. Sean Kendrick cosa?
Stanno portando gi il suo stallone rosso. Mutt Malvern e gli altri ragazzi.
Insieme a Sean?
Dory Maud ha l'aria irrequieta e afflitta perch  costretta a restare dietro la bancarella anzich
scendere a godersi lo spettacolo. Non l'ho visto. In giro si dice che non parteciper alla gara. Lui e
Benjamin Malvern hanno litigato per lo stallone e ha mollato. Kendrick, dico.
Ha mollato!
Sei sorda? Dory Maud mi agita le campanelle vicino all'orecchio e grida verso qualcuno alle
mie spalle: Campanelle di novembre! Il miglior prezzo dell'isola! A volte mi ricorda molto sua
sorella Elizabeth, e non in senso positivo. Poi si rivolge di nuovo a me: Ma sono soltanto chiacchiere,
giusto? Dicono che Kendrick voleva comprare lo stallone e Malvern gli ha detto di no, e cos si 
licenziato.
Ripenso a Sean Kendrick, chino sul collo dello stallone rosso, che cavalca a pelo in cima alla
scogliera. Alla familiarit che avevano, quando ci siamo incontrati per provare la cavalla uisce. E
perfino al modo in cui  salito sulla roccia insanguinata e ha pronunciato il proprio nome e subito dopo
quello di Corr, come un semplice dato di fatto. A quando mi ha detto "Per il cielo e la sabbia e il mare e
Corr." E provo un vago senso di ingiustizia perch sotto ogni aspetto, tranne che formalmente, sono
convinta che Sean Kendrick sia gi il padrone di Corr.
Che intenzioni hanno con lui?
E come faccio a saperlo? Li ho soltanto visti sfilare qui davanti, con Mutt Malvern gongolante
come il giorno del suo compleanno.
Il senso di ingiustizia mi ribolle dentro e mi induce a cambiare programma: invece di osservare
l'addestramento dalla cima della scogliera, scender alla spiaggia per vedere cosa succede.
Io vado gi.
Non parlare col figlio di Malvern mi avverte Dory Maud.
Mi ero gi avviata; volto la testa. Perch no?
Perch potrebbe risponderti!
Mi affretto lungo il sentiero che scende alla spiaggia e supero l'ultima fila di bancarelle; dove il
sentiero si fa pi ripido i venditori non troverebbero un appoggio sicuro per i loro banchi, cos c' pi
silenzio. In fondo alla spiaggia, lo stallone rosso  circondato da quattro uomini. Riconosco la sagoma
tarchiata di Mutt Malvern, e anche l'uomo che tiene la lunghina, David Prince, perch un tempo
lavorava nella fattoria di Hammond vicino alla nostra, ma nessuno degli altri. C' un ampio capannello
di gente che osserva, ride e grida. Mutt grida di rimando qualcosa. Corr alza la testa, strattona il braccio
dell'uomo che lo tiene, e lancia un richiamo al mare, puro e squillante.
Mutt ride. Problemi a tenerlo, Prince?
Lo tengo io! esclama qualcuno dal capannello di spettatori, e scoppiano altre risate.
Immagino Dove che mi viene sottratta in questo modo, e la rabbia mi divora lo stomaco.
So che dev'esserci anche Sean, qui da qualche parte. Mi ci vuole un momento per individuarlo,
ma ormai ho imparato come fare: devo cercare il punto dove non c' movimento, una persona che si
tiene in disparte. E infatti eccolo l, in piedi con le spalle alla rupe, un braccio intorno alla vita e l'altro
gomito appoggiato sopra. Tiene le nocche premute contro le labbra, ma il suo viso  inespressivo. C'
qualcosa di terribile nel modo in cui se ne sta l fermo a guardare. Sembra come pietrificato.
Dall'altra parte della spiaggia Corr canta ancora, e Mutt gli lega un nastro scarlatto con delle
campanelle intorno al pastorale, appena sopra lo zoccolo. A quel suono lo stallone rosso trasale, come
se le campanelle fossero fisicamente dolorose, e io mi sorprendo a battere le palpebre per ricacciare
indietro le lacrime.
Sean Kendrick distoglie lo sguardo.
C' qualcosa di cos sbagliato in quella scena che non me la sento di lasciarlo solo. Mi faccio
strada sgomitando fra i turisti e i locali che assistono allo spettacolo. Il cuore mi batte forte nel petto.
Penso a Sean che mi dice Tieni il tuo pony lontano dalla spiaggia. Probabile che io sia l'ultima persona
che ha voglia di vedere.
Mi avvicino a lui con le braccia incrociate. Non parliamo, e sono contenta che non alzi lo
sguardo, perch Mutt ha messo una sella a Corr e adesso gli stanno legando addosso un pettorale pieno
di borchie e campanelle. La pelle dello stallone freme al contatto col ferro.
Con gli occhi ancora fissi a terra, Sean mi domanda a bassa voce: Dov' la tua cavalla?
L'ho allenata ieri sera, dopo che ha smesso di piovere. E il tuo?
Lui deglutisce.
Come possono farlo? dico io.
Corr emette uno strano suono convulso, una specie di nitrito strozzato che s'interrompe quasi
prima di cominciare.  immobile, ma gira la testa di scatto come se volesse liberarsi da una mosca
fastidiosa.
Immagino dice Sean, sempre a bassa voce, che sia un bene che monti la tua cavalla, Puck,
anche se  soltanto un pony isolano. Meglio che il tuo cuore ti appartenga.
Mutt Malvern commenta: Credevo fosse pi grosso.
 montato in sella a Corr, anche se Prince tiene ancora la lunghina. Uno degli altri si mette fra
Corr e il mare, con le braccia allargate come una barriera. Mutt dondola le gambe e guarda per terra
come fosse un bambino su un pony.
 il regalo di Mutt Malvern per me commenta Sean, e le sue parole contengono un'amarezza
cos intensa che mi pare quasi di sentirne il sapore.  colpa mia.
Mi sforzo di pensare a qualcosa di consolante da dirgli. Non so nemmeno se lo voglia. Non so
se al posto suo vorrei essere consolata, a dire il vero. Se fossi costretta a mangiare carbone, vorrei
sapere che da qualche altra parte del mondo c' qualcun altro costretto a mangiare carbone. Vorrei
sapere che il carbone ha un sapore orribile. Non vorrei sentirmi dire che il carbone fa bene alla
digestione. E ovviamente con carbone intendo fagioli.
Probabile rispondo. Ma fra venti o trenta minuti, o magari un'ora, Mutt Malvern si
stancher di tutto questo. E allora torner da quella dannata creatura bianca e nera che ha scritto sulla
lavagna del macellaio accanto al suo nome. E penso che quella pezzata sia una punizione pi che
sufficiente per chiunque.
A quel punto lui mi guarda, con gli occhi scintillanti in un modo che mi d sui nervi. Ricambio
con un'occhiata truce.
Dove hai detto che  la tua cavalla?
A casa. L'ho allenata ieri sera. Perch ti sei licenziato?
Lui distoglie lo sguardo sbuffando dal naso.  stata una scommessa. Come te e il tuo pony.
Cavalla.
Giusto. Sean guarda Corr. Perch hai detto di voler partecipare alla gara?
Non l'ho detto,  ovvio. Va contro tutti i miei principi confessare il vero motivo della mia
decisione. Gi immagino le chiacchiere che si spargerebbero per tutta Skarmouth, come quelle sul
licenziamento di Sean Kendrick per via di Corr. Non l'ho detto a Peg Gratton, anche se lei sembra stare
dalla mia parte, e nemmeno a Dory Maud, che  quasi una parente. Eppure mi sento dire: Perderemo
la casa se non vinco.
E mi rendo conto della stupidaggine che ho commesso. Non perch temo che Sean Kendrick
vada in giro a spettegolare, ma perch adesso sapr che non mi interessa solo la gara, ma anche il
guadagno. E questa  una cosa terribile da dire a Sean Kendrick, quattro volte vincitore della Corsa
dello Scorpione. Lui resta in silenzio per un lungo istante, gli occhi fissi su Corr e Mutt.
 una buona ragione per rischiare dice alla fine, e io provo un impeto di gratitudine nei suoi
riguardi per averlo detto, invece di dire che sono una sciocca.
Sospiro forte. Anche la tua.
Lo pensi davvero?
Corr ti appartiene, a prescindere da quello che dice la legge. Penso che Benjamin Malvern sia
geloso. E penso aggiungo che gli piaccia giocare con le persone.
Sean mi rivolge un'occhiata penetrante delle sue. Non credo si renda conto di come inchioda la
gente con quello sguardo. Sai un sacco di cose su di lui.
So che a Benjamin Malvern piace bere il t con burro e sale, e che il suo naso  talmente grosso
che dentro ci potrebbero entrare due ghiande. So che gli piace divertirsi, ma che pochissime cose
riescono a intrattenerlo. Ma non so se questo significa che lo conosco.
Abbastanza rispondo.
A me dice lui non piacciono i giochi.
Guardiamo entrambi Corr che, contro ogni aspettativa, si  calmato. Immobile come una statua,
scruta la folla con le orecchie ritte. Ogni tanto  scosso da un leggerissimo tremito, ma altrimenti non si
muove.
Devo provare quanto  veloce? dice Mutt. Si volta sulla sella per adocchiare Sean, ma lui non
batte ciglio. David Prince, che tiene sempre la lunghina, ci guarda con una strana espressione: un po'
colpevole, un po' mortificata, un po' eccitata.
Ehi, Sean Kendrick esclama Prince, come se fossimo arrivati sulla spiaggia solo in quel
momento. Qualche dritta?
Non dimenticate il mare risponde Sean.
Mutt e Prince si scambiano una risata.
Guarda com' docile dice Mutt a Sean. In effetti le orecchie di Corr sono dritte e attente;
annusa la sella e la gamba di Mutt come sorpreso soltanto dal fatto che non siano quelle solite, come un
semplice cambiamento di programma. Le campanelle delle redini tintinnano appena col movimento.
Non serve nessuna delle stregonerie tanto sbandierate da Sean Kendrick. Non ti rode che sia cos
infedele?
Sean non replica. Lo sguardo di Mutt mi oltrepassa come fossi invisibile. Non credo di aver mai
visto qualcuno che gode tanto a umiliare un'altra persona. Ricordo quella sera quando li ho visti fuori
del pub, l'odio che covava nelle espressioni di entrambi. Adesso non c' niente di nascosto:  come una
brutta ferita esposta. Mutt si rivolge alla folla, per lo pi turisti. Cosa ne dite? Sto per far galoppare il
cavallo pi veloce dell'isola.  una leggenda, giusto? Un eroe? Un tesoro nazionale. Chi non conosce il
suo nome?
La gente applaude e lancia grida di acclamazione. Sean  immobile come un masso della
scogliera.
Io lo conosco! esclamo, e la mia voce risuona cos forte che mi sorprendo da sola. Lo sguardo
di Mutt mi trova, accanto a Sean. Ma il tuo qual ?
Gli rivolgo il pi orribile dei sorrisi, quello che ho imparato grazie al fatto di avere due fratelli.
Solo quando vedo il viso di Mutt farsi rosso di rabbia e sento il mormorio divertito della folla
rammento il consiglio di Dory Maud, troppo tardi.
Dov' il tuo pony? ribatte aspro Mutt. Ad arare i campi?
Provo pi imbarazzo per l'attenzione che per l'insulto. Probabilmente perch una volta che avr
finito qui, torner alla bancarella di Dory Maud per vendere carabattole ai turisti. Mi viene in mente
che forse Mutt Malvern non mi conosce abbastanza bene da dire qualcosa che mi ferisca sul serio.
A ogni modo non  me che Mutt vuole ferire. Devo ammettere esclama che sono contento
per te, Kendrick. Dimmi,  meglio cavalcare lei che non i cavalli a cui sei abituato? Finge di
accarezzare il posteriore di Corr. Io mi sento avvampare le guance. L'espressione impassibile di Sean
non cambia di una virgola e io mi domando come faccia. Allenamento? Ha sentito questo genere di
battuta talmente tante volte da averci fatto il callo?
Fra le gambe di Mutt, Corr si agita, irrequieto. Con il muso spinge il petto di Prince, che si
gratta la fronte e lo respinge.
Buono, vecchio mio dice. Prince alza la testa per guardare Mutt. Allora, lo fai correre o no?
Prima che arrivi l'alta marea? Mentre parla, Corr insiste a dargli colpetti col muso e le campanelle
suonano. Prince lo scosta.
S, certo risponde Mutt. Scrolla una delle redini per attirare l'attenzione di Corr; Corr
continua a spingere Prince col muso. Io vedo la pelle di Corr fremere sotto la placca di ferro del
pettorale che gli hanno messo.
Okay, da bravo dice Prince. Il muso di Corr  all'altezza della sua clavicola, come fa Dove
quando le gratto la criniera e lei si sente amata. Prince posa la mano sulla guancia di Corr mentre Corr
gli sbuffa piano sul collo.
I piedi di Sean sollevano la sabbia mentre urla: David!
Prince alza lo sguardo.
Fulmineo come un serpente, Corr affonda i denti nel collo di Prince.
Mutt Malvern tira forte le redini e Corr s'impenna. La folla grida e si disperde. Gli altri due
uomini che erano con Mutt fanno un salto indietro, indecisi se salvarsi la pelle o aiutare Mutt. Sean si
ferma di colpo e volta il viso per evitare la sabbia che schizza dappertutto. Sul terreno Prince inarca la
schiena e agita i piedi. Non riesco a distogliere lo sguardo.
Corr s'impenna di nuovo e questa volta Mutt non riesce a mantenersi in equilibrio. Cade, rotola
lontano dagli zoccoli di Corr e si rialza insanguinato. Il sangue  di Prince, non suo. Lo stallone
rovescia gli occhi che mostrano solo il bianco mentre piroetta su se stesso. Poi guarda il mare. Gli altri
guardano lui e Sean, ma nessuno si muove.
Quando Corr fa un altro giro su se stesso, io sfreccio verso Prince. Non saprei dire quanto 
grave la ferita: c' troppo sangue per vedergli la pelle. Temo che Corr lo calpesti, ma non so se posso
spostarlo. Il massimo che posso fare  mettermi in mezzo fra lui e gli zoccoli, e reprimere l'orrore.
Corr si volta e grida; stavolta  un singhiozzo strozzato. Una ragnatela di vene in rilievo gli
solca la spalla.
Corr dice Sean.
Non grida. La sua voce sembra troppo bassa per farsi sentire sopra lo scalpitio degli zoccoli o la
risacca o i singulti di Prince, ma lo stallone rosso si ferma. Sean allarga le braccia e si avvicina
lentamente. Corr ha la mandibola coperta di sangue, il labbro gli trema, e tiene le orecchie appiattite
sulla testa.
Resisti mormoro a Prince. Visto da vicino non  giovane come pensavo: ha gli occhi e la
bocca circondati di rughe. Non so se pu sentirmi. Le sue dita artigliano la sabbia e i suoi occhi sono
terribili. Non vorrei toccarlo, per allungo lo stesso una mano. Quando lui la sente, me la stringe tanto
da farmi male.
Accanto a Corr, Sean si libera della giacca con una scrollata di spalle e la abbandona sulla
sabbia, poi si sfila la camicia. La sua pelle nuda  pallida e piena di cicatrici. Finora non mi ero mai
domandata se le costole fratturate si saldano dritte oppure no. Sean parla con Corr a voce bassissima.
Corr freme, gli occhi che ruotano verso l'oceano.
Mi ritrovo inzuppata del sangue di Prince. Non ho mai visto tanto sangue in vita mia. Ecco
come sono morti i miei genitori. Mi dico che non devo pensarci, ma del resto  inutile: non riesco a
immaginarlo. Non esiste un modo per costringere la mia mente a evocare quella scena, e mi dispiace.
Perch per quanto possa essere terribile immaginarla, sarebbe comunque preferibile a questa realt
dove la mano tremante di Prince stringe la mia.
Sean continua ad avvicinarsi lentamente a Corr e a parlargli sotto voce. Mancano tre passi. Due.
Uno. Corr alza la testa e snuda i denti insanguinati; sta tremando quasi quanto Prince. Sean appallottola
la camicia e la preme sul muso di Corr. Aspetta che Corr non senta altro odore che quello di Sean
Kendrick e poi comincia a pulirgli la bocca dal sangue. Mentre lo stallone si irrigidisce, Sean rigira la
camicia affinch le macchie di sangue siano rivolte verso l'alto, poi copre le narici e gli occhi di Corr
col tessuto dalla parte pulita.
Daly chiama Sean. Le narici di Corr risucchiano la stoffa della camicia che aderisce al suo
muso, poi la soffiano via. Uno degli uomini che sono venuti con Mutt alza la testa di scatto, sentendosi
chiamare. Ha l'aria terrorizzata. Sean distoglie lo sguardo, deluso da quello che ha visto sul volto di
Daly, e cerca me. Puck.
Non voglio lasciare Prince finch mi stringe la mano, ma all'improvviso mi accorgo che adesso
sono io che gli stringo la mano e non viceversa. Inorridita, apro le dita con un sussulto e mi alzo in
piedi.
Sean mi indica le redini che ciondolano dal morso di Corr. Prendile. Ce la fai? Io devo Lo
stallone rosso continua a tremare sotto il paraocchi improvvisato che gli copre il muso.  strano, ma
non ho paura:  come se la mia paura fosse andata a rintanarsi da qualche parte dentro di me. Qualcuno
deve tenere il cavallo. Io posso farcela. Mi pulisco il palmo insanguinato sui pantaloni e faccio un
passo avanti. Con un profondo respiro, tendo la mano aperta.
Sean ci infila le redini e un lembo di tessuto, senza domandarsi se sono pronta oppure no. Da
cos vicino sento un fievole tintinnio, e capisco che sono le campanelle legate alle redini e ai pastorali
di Corr. Il tremito dello stallone  cos costante e leggero che le sfere dentro le campanelle vibrano
come cavallette di metallo.
Sean controlla la mia presa e poi, rapido e sicuro, si accovaccia e striscia sotto lo stallone.
Estrae un coltello dalla tasca e fa scorrere la mano sulla zampa anteriore di Corr.
Sono qui mormora, e un orecchio di Corr freme e si piega per seguire la sua voce.
Con poche abili mosse, taglia i nastri rossi a cui sono appese le campanelle tintinnanti e se li
getta alle spalle con rabbia. Io sussulto quando lo stallone si muove. Ora che ha gli zoccoli liberi dalle
campanelle, alza e abbassa le zampe in una specie di trotto sul posto. Sean sbuffa esasperato: sta
cercando di togliergli il pettorale, ma Corr si muove troppo. Non conosco la differenza tra gestire un
capall uisce assassino e gestire Dove, perci reagisco come avrei fatto con lei. Abbasso le mani e lo
stallone alza la testa di scatto. Mi pare che stia tremando un po' meno, ma  difficile stabilirlo senza il
tintinnio rivelatore delle campanelle. Mi sforzo di non pensare al sangue di Prince che mi  rimasto sul
palmo. Cerco invece di pensare a quello che ho visto fare a Sean con i cavalli.
Ssssh, ssssh, sussurro come l'oceano allo stallone e le sue orecchie subito si drizzano verso di
me, con la coda immobile per la prima volta. Non sono sicura di gradire la sua attenzione, anche se 
bendato.
Sean mi guarda oltre la groppa di Corr; per un secondo ha un'espressione strana di
approvazione, forse? Poi si getta alle spalle il pettorale, che cade sulla sabbia insieme alle campanelle.
Lo tengo io adesso.
E quell'uomo? Prince? domando, senza lasciare le redini finch non sono sicura che Sean le
abbia prese.
 morto.
Mi volto. Adesso che Sean e io abbiamo calmato Corr, qualcuno si  staccato dalla folla per
spostare Prince al sicuro. Gli hanno messo una giacca sul viso. Io rabbrividisco nel vento.  morto!
Lo so che  una cosa stupida da dire, ma non riesco a trattenermi.
Era gi morto. Lui lo sapeva, non glielo hai letto negli occhi? La mia giacca.
La tua giacca? grido con voce cos forte e tremante che fa trasalire perfino Corr. Cosa ne
dici di "la mia giacca, per favore"?
Sean Kendrick mi guarda perplesso e io capisco che non ha la minima idea del perch sono
arrabbiata con lui. Del perch sono arrabbiata in generale. Non riesco a smettere di tremare, come se mi
fossi impossessata dei brividi di Corr.
 quello che ho detto risponde lui dopo una pausa.
No, per niente.
Cosa ho detto allora?
Hai detto, la mia giacca.
Sean sembra sempre pi confuso.  quello che ho detto di aver detto.
Con un ringhio di frustrazione vado a prendergli la giacca. Se non ci fosse il rischio che la
marea se la trascini via prima che Sean possa riprenderla da solo, la lascerei dov'. Non riesco a
pensare ad altro che a quell'uomo che  morto, l'uomo che fino a qualche minuto fa mi stringeva la
mano, e pi ci penso, pi mi arrabbio, anche se non so a chi dare la colpa, tranne che a quel capall
uisce che poco fa ho accettato di tenere. Non so perch ma mi sento complice del misfatto, e questo
non fa che accrescere la mia rabbia.
La giacca di Sean  incrostata di sabbia e sangue, e indurita dall'acqua di mare. Sembra un
pezzo di tela olona. Sto per appoggiarla sul braccio nudo di Sean, ma senza la camicia ad attenuare il
contatto lo graffierebbe.
Te la riporto io gli dico. La lavo insieme alla coperta della mia cavalla. Dove te la porto?
Alla Scuderia Malvern risponde lui. Per il momento.
Guardo di nuovo in direzione di Prince. Giace riverso sulla sabbia e qualcuno  andato a
chiamare il dottor Halsal perch ne dichiari il decesso. Gli uomini parlottano a bassa voce intorno al
suo corpo, come se il tono sommesso servisse a mostrare rispetto. Solo che riesco a cogliere comunque
qualche brano di conversazione e sento che stanno parlando di scommesse sui cavalli.
Grazie dice Sean.
Cosa? Ma in realt il mio cervello ha gi registrato la parola ancor prima delle mie orecchie
distratte dalle voci degli uomini. Lui se ne accorge e annuisce. Attira a s la testa di Corr e gli sussurra
all'orecchio, poi gli posa una mano sul fianco. Lo stallone s'irrigidisce come se il suo palmo scottasse,
ma non recalcitra, e Sean lo conduce via dalla spiaggia verso la scogliera. Si ferma solo una volta, a
due spanne da Mutt. Da lontano, senza la camicia addosso, sembra soltanto un ragazzo magro e pallido
con un cavallo rosso sangue.
Signorino Malvern dice, desidera riportare lei il suo cavallo alla scuderia?
Mutt si limita a fissarlo a bocca aperta.
Mentre Sean si allontana con Corr, io mi rigiro la sua giacca fra le mani. Mi  difficile credere
che appena dieci minuti fa stringevo la mano di un morto. Che fra pochissimi giorni rischier la vita su
questa spiaggia in mezzo a una ventina di capaill uisce. Che ho detto a Sean Kendrick che gli avrei
lavato la giacca.
Che casino.
Mi volto.  Daly.
Come, scusa?
Un casino di merda ripete con enfasi Daly, un turpiloquio inutile che viene dal bisogno di
dire qualcosa, senza per riuscire a trovare le parole adatte. Tutta l'isola.
Io non rispondo. Non ho niente da dire. Stringo forte la giacca di Sean, mi tremano le mani.
Voglio andare a casa dice Daly con una voce pi triste che mai. Il gioco non vale la
candela.
Capitolo quarantatr
Sean
Benjamin Malvern vuole incontrarmi all'hotel di Skarmouth. Anche questo  uno di quei
giochetti che piacciono a lui, perch in questo periodo lo Skarmouth Hotel  senz'altro affollato, visto
che le stanze sono tutte occupate dai turisti venuti per la corsa. Mentre la macelleria  il ritrovo degli
isolani per piazzare scommesse e venire a sapere le ultime novit, un posto dove i cavalieri sanno di
potersi fare una chiacchierata in santa pace, l'hotel  dove quelli del continente si scambiano appunti e
parlano degli allenamenti della giornata, si grattano la testa e si domandano se quella giumenta o quello
stallone riusciranno a calmarsi tanto da partecipare alla gara. Per me aspettare nella hall dell'albergo
dove Malvern ha organizzato il nostro incontro vuol dire essere assalito da orde di curiosi.
Cos entro nell'hotel per ripararmi dal freddo, ma attraverso la hall in fretta e trovo una rampa
di scale dove aspettare. Sembra che porti soltanto a un paio di camere al piano di sopra, perci le
probabilit di essere importunato sono minime. Mi sfrego le braccia perch c' corrente, e mi sporgo
nella tromba delle scale per sbirciare in alto. L'hotel  l'edificio pi elegante dell'isola, curato in ogni
dettaglio per far sentire i turisti a proprio agio. Perci ci sono colonne dipinte e archi raffinati,
modanature di stucco e boiserie. Sotto i piedi avverto la morbidezza di un tappeto persiano. Sulla parete
di fianco spicca un quadro che raffigura un purosangue bardato, sullo sfondo di un paesaggio bucolico.
Ogni cosa nell'hotel dice che quelli che soggiornano qui sono gentiluomini acculturati che possono
sentirsi al sicuro.
Lancio un'occhiata furtiva alla hall in cerca di Malvern. I turisti venuti per la corsa sono
radunati a gruppetti di due o tre; fumano e discutono degli allenamenti. La hall risuona dei loro marcati
accenti stranieri. Da una sala accanto proviene la musica di un pianoforte. I minuti passano lenti.  una
strana terra di nessuno questa, il periodo tra il festival e la gara. I veri appassionati della corsa arrivano
gi per il Festival dello Scorpione, ma Skarmouth non ha molto da offrire come intrattenimento. In
questo intervallo di tempo non hanno niente da fare se non guardarci vivere e morire sulla spiaggia.
Mi ritiro sulle scale, con le braccia strette intorno al corpo per difendermi dagli spifferi. Non
riesco a controllare i miei pensieri, che corrono a briglia sciolta verso il ricordo di Mutt Malvern su
Corr. Verso il grido di Corr. Verso i riccioli rosso tramonto sulle guance di Puck Connolly.
 un terreno pericoloso.
Sento scricchiolare i gradini di legno sopra di me, mentre qualcuno scende. Alzo gli occhi
appena in tempo per vedere George Holly che trotterella gi per le scale, giulivo come un ragazzino.
Quando mi vede, si ferma di colpo e si avvicina alla parete dove me ne sto appoggiato come fosse
sempre stata quella la sua meta.
Salve salve mi dice. Sembra che non abbia dormito affatto, come se la tempesta lo avesse
scaraventato sulla spiaggia e lo avesse lasciato libero di scegliere fra la terra e il mare.  una curiosa
immagine da parte mia, dato che non riesco a pensare a come George Holly passi il suo tempo quando
non osserva i cavalli. Senza dubbio fa qualcosa di chiassoso ed eccitante, qualcosa che si possa fare con
un maglione bianco.  strano come provi un senso di amicizia nei confronti di qualcuno cos diverso da
me.
Rispondo con un cenno del capo.
Holly dice: Giusto, sempre un cenno. E cos stai aspettando Malvern.
Non mi stupisce che lo sappia. La notizia del mio ritiro si  diffusa sull'isola veloce come un
contagio, e sono sicuro che le voci della mattinata violenta di Corr siano corse ancora pi rapide.
Annuisco di nuovo.
Ed  chiaro che vi incontrerete qui sulle scale.
Getto un'occhiata alla hall. Mi accorgo che per un verso aspetto con impazienza l'arrivo di
Malvern perch mi dica quello che deve, e per un altro spero che faccia tardi cos da rinviare quel
momento. Mi ficco le mani sotto le ascelle, ma il freddo che sento dentro dipende dai nervi, non dalla
temperatura.
Ti ci vorrebbe una giacca commenta Holly, osservando la mia postura.
Ce l'ho una giacca. Blu.
Holly ci riflette qualche istante. Me la ricordo. Sottile come carta velina?
Gi, quella. Al momento presa in custodia da Puck Connolly. Forse non la rivedr pi, la mia
giacca.
Ti sei mai domandato dice Holly dopo una pausa. No, forse no. Forse lo sai gi. Se mai
qualcuno pu saperlo, quello sei tu. Ma da quando sono qui, mi sono spesso domandato perch soltanto
Thisby ha i capaill uisce e nessun altro posto.
Perch noi li amiamo.
Sean Kendrick, tu sei un uomo. Fumi? Nemmeno io. Tanto varrebbe farlo, con l'aria che c'
qui. Hai mai visto tanti uomini indaffarati a non far niente? E comunque,  quella la tua risposta
definitiva?
Io faccio spallucce e rispondo: Su quest'isola ci sono i cavalli da quando c' l'uomo. Dall'altra
parte di Thisby c' una grotta con uno stallone rosso dipinto su una parete. Antichissimo. Quanto
tempo bisogna stare in un posto prima di poterlo chiamare casa? Questa  la loro casa sulla terraferma.
Ho scoperto il disegno una volta che stavo tentando di catturare un capall. Con la bassa marea
la grotta si allungava nelle viscere dell'isola tanto da darmi la sensazione che sarei sbucato dall'altra
parte se mi fossi spinto oltre. Poi, all'improvviso, la marea era sopraggiunta con un ruggito e mi aveva
intrappolato. Passai delle ore abbarbicato su una sottile cornice sporgente, con le onde di riflusso che
mi inzuppavano. Sotto di me sentivo i versi e gli schiocchi di un cavallo d'acqua da qualche parte nella
grotta. Per non cadere, alla fine rotolai di schiena sulla cornice e l in alto sulla mia testa, dove l'acqua
non poteva arrivare, trovai il disegno. Uno stallone ancora pi splendente di Corr, dipinto con un rosso
appena sbiadito, dato che la luce del sole non raggiungeva il pigmento. E c'era anche un uomo morto ai
suoi piedi, uno schizzo nero per i capelli e una linea rossa per il torso.
Il mare dello Scorpione aveva gettato i capaill uisce sulle nostre spiagge molto prima che
nascesse mio padre o il padre di mio padre.
Sono sempre stati cos venerati? Mai mangiati?
La mia espressione si inasprisce. Lei mangerebbe uno squalo?
In California lo facciamo.
Bene, questo  il motivo per cui in California non ci sono capaill uisce. Faccio una pausa
mentre lui ride, poi aggiungo: Ha del rossetto sul colletto.
 stato laggi, ai cavalli risponde Holly, ma strabuzza gli occhi per controllarsi. Scorge la
macchia e la strofina con le dita.  cieca. Stava mirando al mio orecchio.
Questo spiega il suo aspetto scombussolato. Mi sporgo di nuovo per guardare la hall. Ci sono
pi uomini di prima, arrivati a mano a mano che il pomeriggio invecchia e fuori rinfresca. Benjamin
Malvern non  fra loro.
Holly mi domanda: Sai gi cosa ti dir? Sei cos calmo.
Non m'importa pi rispondo.
Non sembra.
Corr pu nascondere mille cose nel suo cuore e rivelarne soltanto una sul muso, come ha fatto
stamattina.  molto simile a me.
Per un breve istante mi concedo il lusso di riflettere su cosa potrebbe volere Malvern da questo
incontro. Il pensiero mi trafigge come un ago di ghiaccio.
Ora s osserva Holly.
Con la fronte aggrottata mi affaccio nella hall per l'ennesima volta e questa volta scorgo
Benjamin Malvern che entra e chiude la porta dietro di s. Ha le mani infilate nelle tasche del cappotto
pesante, e attraversa la hall con passo sicuro, come se ne fosse il proprietario. Pu darsi che lo sia
davvero. Ha l'aria di un pugile professionista, con le spalle curve e il mento proteso. Non ho mai
riscontrato alcuna somiglianza fra Mutt Malvern e suo padre, ma in questo momento s.
Holly segue il mio sguardo. Meglio che vada. Non sarebbe contento di vedermi.
Non riesco a immaginare un motivo per cui Benjamin Malvern non dovrebbe essere contento di
vedere uno dei suoi acquirenti. O almeno non riesco a immaginare che posa dimostrarlo apertamente.
Abbiamo discusso mi spiega Holly.  un'isola pi piccola di quanto pensassi. Ma non
temere. I miei dollari sono la garanzia che la nostra amicizia continuer.
Ci salutiamo, e Holly scivola furtivo verso la musica del pianoforte mentre io che entro nella
hall. Mi accorgo del momento esatto in cui vengo riconosciuto dal modo in cui tutti distolgono lo
sguardo:  ovvio che un secondo prima mi stavano osservando.
Ci metto un attimo per individuare Malvern tra la folla, ma poi lo vedo parlare con Colin
Calvert, uno del comitato di gara. Calvert  pi gentile di Eaton, il bullo anacronistico con cui si 
scontrata Puck, ma lui non  solito partecipare al festival. Sua moglie  quel genere di cristiana che
deplora le feste dove ci sono giovani donne che danzano per le strade, ma non le corse di cavalli dove
gli uomini muoiono. Calvert mi vede e mi saluta con un cenno della testa; io ricambio, anche se la mia
mente  gi concentrata sulla conversazione che mi aspetta. Malvern mi si avvicina lentamente, come
se non fossi io il suo obiettivo.
Ebbene, Sean Kendrick mi dice.
Io voglio Corr.
Non riesco a spiccicare parola.
Malvern giocherella con il lobo di un orecchio e guarda il quadro sul grande camino che
raffigura due purosangue al galoppo. A te non piace parlare e a me non piace perdere, perci veniamo
subito al sodo. Se vinci, te lo vendo. Se non vinci, non voglio pi sentir parlare di questa storia.
E il sole sorge di nuovo sull'oceano.
Solo adesso mi rendo conto che non pensavo che sarebbe pi accaduto.
Ho vinto quattro volte. Posso farcela ancora. Noi due possiamo farcela. Vedo la spiaggia
davanti ai miei occhi, i cavalli intorno a me, la risacca sotto gli zoccoli di Corr, e alla fine la libert.
Quanto? chiedo.
Trecento. La sua espressione  astuta. Io prendo centocinquanta l'anno, ed  lui che mi paga,
perci sa esattamente di quanto dispongo. Negli anni in cui ho vinto, ho riscosso anche l'otto per cento
del premio. Ho risparmiato quello che ho potuto.
Signor Malvern dico, vuole davvero che torni oppure stiamo ancora giocando?
Volere e bisogno sono due cose diverse risponde Malvern. Duecentonovanta.
Il signor Holly mi ha offerto un lavoro.
Malvern fa una smorfia, anche se non saprei dire se  per l'idea di perdermi o per aver sentito il
nome di Holly. Duecentocinquanta.
Incrocio le braccia. Duecentocinquanta  ancora una somma esorbitante. Chi altri si azzarder
a toccarlo dopo quello che  successo oggi?
Tutti hanno gi ucciso qualcuno.
Non tutti hanno ucciso qualcuno con suo figlio in sella.
La sua espressione  tagliente come una scheggia di vetro. Proponi tu un prezzo.
Duecento.  ancora molto, ma abbordabile. Appena. Solo se considero l'ipotetica vincita di
quest'anno come parte dei miei risparmi.
E qui me ne vado, Kendrick. Ma non lo fa. Io resto immobile e aspetto. Mi accorgo che nella
hall dell'albergo  sceso il silenzio. Capisco che  questo il motivo per cui non ci siamo incontrati nella
sala da t o nella scuderia o nel suo ufficio. In questo posto Malvern pu ottenere la migliore pubblicit
possibile. Il suo nome sar sulla bocca di tutti.
Malvern sospira. Duecento. Godetevi la corsa, signori.
Infila di nuovo le mani in tasca e si allontana. Calvert gli apre la porta, lasciando entrare un
fascio di luce rossastra del tramonto.
Devo vincere.
Capitolo quarantaquattro
Puck
Kate, devi capire che non  stata colpa tua.
Padre Mooneyham ha la voce stanca; d'altro canto mi pare che abbia sempre la voce stanca
quando vado a confessarmi. Passo le mani sul grembiule. Non mi pareva carino venire in chiesa con i
pantaloni, ma non potevo certo cavalcare Dove con un vestito, cos mi sono messa un grembiule sui
calzoni, un giusto compromesso.
Ma io mi sento in colpa. Sono stata l'ultima persona a tenergli la mano. E quando gliel'ho
lasciata,  morto.
Sarebbe morto in ogni caso.
Forse. O forse no. E se fossi rimasta a tenergli la mano? Non lo sapr mai. Continuer a
domandarmelo per sempre.
Fisso la vetrata sopra l'altare. La peculiarit del confessionale mi consente di vedere il resto
dell'edificio da dove sto. Siccome, a quanto pare, San Columba  antecedente alla confessione o ai
preti o al peccato, il confessionale  stato aggiunto in epoca molto pi tarda, aperto al resto della chiesa.
C' soltanto una tendina a separare chi si confessa dal prete, una cosa ridicola non solo perch Padre
Mooneyham pu vedere il penitente avvicinarsi fra i banchi, ma anche perch conosce la voce di ogni
abitante dell'isola, cos che anche da dietro la tenda riconosce il peccato e il peccatore. L'unico
vantaggio vero della tendina  che ti consente di metterti le dita nel naso senza un pio spettatore, una
circostanza di cui ho gi visto approfittare Joseph Beringer.
Adesso Padre Mooneyham ha il tono esasperato. Questo mi pare egotismo bell'e buono, Kate.
Stai attribuendo un potere superiore a quella che, in fin dei conti,  soltanto la tua mano.
 lei quello che dice che Dio opera attraverso di noi. Forse voleva che restassi a tenergli la
mano.
Dall'altro lato della tendina arriva soltanto silenzio. Dopo un po', dice: Non possono essere le
mani di tutti a fare miracoli, altrimenti avremmo paura di toccare qualunque cosa. Ti sei sentita
chiamata a restare al suo fianco? No? Allora lascia perdere il senso di colpa.
Lo dice come se fosse qualcosa che posso avvolgere nella carta oleata e lasciare fuori della
porta per Puffin. Mi accascio sul sedile e alzo gli occhi al soffitto della chiesa.
E sono anche arrabbiata con mio fratello aggiungo. L'ira  un peccato, giusto? Tuttavia
rammento che a volte anche Dio ha scatenato la sua ira, ed era cosa buona e giusta. Io sento che 
abbastanza giusta la mia ira verso Gabe per la sua decisione di lasciare l'isola, perci forse non 
peccato.
Perch sei arrabbiata con lui?
Mi asciugo una lacrima dalla guancia. Una lacrima molto furtiva, che non ho sentito arrivare.
Perch ci abbandona, e senza nemmeno un buon motivo. Niente che io possa cambiare.
Padre Mooneyham dice: Gabriel. Perch ovviamente adesso sa di quale fratello sto parlando.
Non dice niente per un altro paio di minuti, mi lascia piangere in pace. La luce azzurra e arancio
che filtra dalle vetrate colorate riesce a insinuarsi fra le mani con cui mi copro il viso. La chiesa 
tranquilla e silenziosa. Alla fine mi asciugo le guance con la manica.
La tendina ondeggia e compare la mano di Padre Mooneyham che mi porge un fazzoletto. Lo
uso per asciugarmi il viso e la sua mano si ritira.
Non posso riferirti niente di quello che mi ha detto lui, Kate. Non so se ti far sentire meglio
sapere che era seduto proprio dove sei tu ora, e che anche lui piangeva.
Provo a immaginare, senza riuscirci, Gabe che piange. Perfino al funerale dei nostri genitori
fissava la buca nel terreno con gli occhi asciutti, tremando per il vento, e lasciando che Finn e io ci
stringessimo a lui per piangere. Mio malgrado, l'immagine di lui in lacrime, seduto dove sono io, mi si
insinua nella mente e in qualche modo la mia ostilit verso di lui si affievolisce. Ma mi fa rabbia il
modo in cui questo fantomatico Gabriel riesce a operare una simile magia su di me. Non  costretto a
partire dico.
Mmm. Ti dir soltanto una cosa che mi ha detto, Kate. Ha detto che non  necessario che tu
partecipi alla corsa.
Certo che  necessario. Ci servono i soldi.
E partecipare alla corsa  la tua risposta al problema.  come tu pensi di poterlo risolvere.
Anche Gabe ha un problema, e partire  come lui pensa di poterlo risolvere.
 una maniera disgustosamente saggia di considerare la questione, e mi secca da morire. Non
c' qualcosa di sacro nel prendersi cura di vedove e orfani? Non dovrebbe prendersi cura di noi? Ma
mentre lo dico, rammento le sue parole: Non ce la faccio pi. Si  preso cura di noi. Da quel funerale a
occhi asciutti dove ha lasciato che ci stringessimo a lui nel nostro dolore, per poi tornare subito a
lavorare al molo nel tentativo di proteggerci da Malvern. All'improvviso mi sento molto egoista ad
avercela con lui perch vuole fuggire. Sospiro. Perch la soluzione  partire? Non pu trovare una
risposta diversa? Non pu cambiare idea?
Padre Mooneyham ci pensa. Partire non vuol dire non tornare pi. Non ti farebbe male
meditare un po' sulla parabola del figliol prodigo.
Gi, confortante come un mattone freddo quando ti senti solo. Spingo il fazzoletto dall'altra
parte della tendina, e quando lui lo prende, io guardo accigliata la vetrata istoriata sull'altare. Ci sono
tredici pannelli rossi al centro, e la mamma o qualcun altro una volta mi ha detto che dovrebbero
rappresentare le gocce di sangue di Columba. Fu martirizzato in questo luogo. Era ai tempi in cui i
nativi ancora non sapevano niente di confessione, preti o peccati, e cos pugnalarono Columba e lo
gettarono da una delle scogliere occidentali. Il suo corpo torn a riva un ottobre insieme ai capaill uisce
e siccome non era sfigurato, pur essendo rimasto nell'oceano per molto tempo, lo fecero santo. Mi pare
che la sua mandibola sia ancora custodita qui, dietro l'altare.
All'improvviso questo mi fa venire in mente quella volta in cui Gabe, a quindici anni, decise
che voleva farsi prete. Per due settimane divenne serio e compito. Fu lui a raccontarmi la storia di
Columba. Ricordo ancora di essermi seduta accanto a lui qui in chiesa. Si era lisciato i capelli
all'indietro con l'acqua perch convinto che gli desse un'aria pi spirituale. Provo un'improvvisa fitta
di nostalgia per quel Gabe dall'aria ridicolmente austera, e per la fiduciosa e incontentabile Puck che
ero all'epoca.
Non mi d nessuna penitenza, Padre? domando.
Kate, non mi hai ancora confessato nessun peccato.
Ripasso a mente la settimana appena trascorsa. Ho pensato di pronunciare il nome del Signore
invano, luned. Be', non proprio "Dio", ma stavo per dire "Cristo!" E poi ho mangiato un'arancia senza
dirlo a Finn perch sapevo che ci sarebbe rimasto male.
Padre Mooneyham dice: Torna a casa, Kate.
Ma ho fatto cose cattive. Solo che adesso non mi vengono in mente. Non voglio che lei pensi
altrimenti.
Ti farebbe sentire meglio dire due Avemaria e un Credo a San Columba?
S, grazie. Mi assolve. Io mi sento assolta. Mentre mi alzo, vedo qualcuno seduto fra i banchi
dall'altro lato della chiesa in attesa di confessarsi.  Annie, la sorella minore di Dory Maud. Ha il
rossetto un po' sbavato, ma sarebbe una cosa crudele da dire a una donna cieca, perci sto zitta. Quasi
non mi accorgo di Elizabeth, seduta in fondo allo stesso banco con i capelli raccolti a crocchia sulla
testa e le braccia conserte sul petto. Non saprei dire quale delle due debba confessarsi. Annie ha l'aria
trasognata, ma  sempre cos perch non vede a un palmo dal naso. Elizabeth ha l'espressione
vagamente arrabbiata, ma  sempre cos perch vede molto al di l del suo naso.
Puck dice Elizabeth.
Annie mi saluta in tono sommesso.
Dove te ne vai? mi domanda Elizabeth.
Mi sento pi leggera. Devo restituire una giacca.
Capitolo quarantacinque
Puck
Prima ancora di arrivare al viale immerso nelle ombre del crepuscolo che porta alla Scuderia
Malvern, ne vedo tracce dappertutto - recinti sterminati di cavalli  e ne sento l'odore  ottimi cavalli
che producono eccellente letame grazie all'ottimo foraggio. Penso che il letame di cavallo sia un po'
come il graffio di un gatto: non sono del tutto sgradevoli, purch non eccessivi o troppo recenti. E non
c' niente di sgradevole nell'odore di stallatico della Scuderia Malvern. Dato che  gi stata una lunga
giornata e non c' ragione di supporre che non continui cos, mi concedo il piccolo lusso di immaginare
che i campi ondulati e i lustri cavalli su entrambi i lati del viale siano miei, e che passeggio tranquilla
nella mia propriet, pervasa da quella gioia serena che deriva dalla sicurezza di possedere una casa e
dalla consapevolezza che per cena ci sar carne di manzo.
Nel galoppatoio alla mia sinistra c' un tipo smilzo che trotta in sella a un castrone purosangue.
Tiene le staffe alte come un fantino, e immagino che lo sia; quando trotta pare fluttuare sul cavallo. C'
un uomo che si sporge oltre lo steccato del recinto e osserva; se fossi una da scommesse come Dory
Maud, punterei dei soldi sul fatto che non  di Thisby. Tanto per cominciare ha le scarpe bianche, e non
credo ci sia un solo negozio di Thisby che venda scarpe bianche. Nei pressi dell'edificio principale c'
un altro garzone di stalla che porta un cavallo grigio polvere con il manto fradicio verso uno dei recinti.
Il cavallo sembra molto pi pulito di me, e notevolmente meglio nutrito. Poi, attraverso le porte aperte
della stalla, scorgo un sauro legato ai due venti nella corsia centrale mentre un ragazzo lo striglia. La
luce della sera li colpisce e proietta una copia violacea del cavallo e del garzone sul pavimento dietro di
loro. Un acuto nitrito risuona nel piazzale e un altro cavallo risponde da dentro il capannone.
 proprio come mi aspettavo che sarebbe stata una famosa scuderia, e provo una strana
sensazione. Non sono una persona ambiziosa, almeno non credo, e non  che abbia mai fantasticato di
possedere una fattoria tutta mia. E in genere ho una scarsa considerazione per le persone che passano il
tempo a sospirare e lamentarsi e strapparsi le vesti per cose che non hanno e non avranno mai, perch la
religione di pap era incentrata tutta sul conoscere la differenza fra desiderio e bisogno. Ma stando qui
a guardare il cuore della Scuderia Malvern, avverto una piccola e intensa fitta di rimpianto al pensiero
che non avr mai una fattoria mia.
Mi domando se varrebbe la pena essere Benjamin Malvern per poter vivere in un posto del
genere.
Chi cerchi?
Scruto la mia ombra prima di localizzare la voce.  il garzone con il purosangue grigio appena
lavato  immaginate un mondo dove i cavalli fanno il bagno: ma come fa un cavallo a sporcarsi in un
posto del genere?  che si  fermato in mezzo al piazzale. Il cavallo lo spinge con una musata sulla
schiena, ma lui lo ignora.
Sean Kendrick.
Mi d una strana sensazione dire il suo nome ad alta voce. Mostro la sua giacca come fosse un
biglietto d'invito. Il cuore mi batte nel petto.
Dov' Kendrick? domanda il garzone all'uomo che  appena uscito da una delle costruzioni
pi piccole. Parlottano fra loro. Io aspetto. Non credevo che sarei stata presa sul serio.
Nella stalla dice il garzone. Probabile. La stalla principale.
Non mi chiedono cosa voglio da lui n mi dicono di andarmene, anche se hanno quello sguardo
curioso e sollecito di chi si aspetta che io faccia qualcosa. Io mi limito a dire grazie ed entro nel cortile.
Sto attenta a chiudermi il cancello alle spalle perch so che lasciarlo aperto  un crimine imperdonabile
in una scuderia.
Fingo di non accorgermi che gli stallieri mi stanno fissando mentre entro nella stalla. Difficile
considerarla tale, nonostante la massiccia presenza di cavalli, perch  una costruzione straordinaria al
pari della chiesa di San Columba. Ha gli stessi soffitti altissimi, la pietra scolpita, i suoni ovattati.
L'unica cosa che manca  il confessionale aggiunto con quell'inutile tendina. La stalla mi ricorda, per
qualche ragione, il grande masso su cui tutti i cavalieri hanno versato il loro sangue.
Mi sforzo di abbassare lo sguardo. Non voglio guardarmi intorno perch il ragazzo nella corsia
centrale sta ancora strigliando il sauro, e non mi va di fare come Finn quando sgrana gli occhi e
spalanca la bocca. Ragazzo e cavallo hanno l'aspetto pulito e ordinato, mentre io mi sento sudicia e
trasandata con i miei pantaloni, il grembiule e il maglione col cappuccio. Indico il punto dove una delle
due funi che tengono il cavallo  legata alla parete, col gesto universale che dice Posso passarci sotto?
e il garzone annuisce. Ha la stessa espressione incuriosita degli altri. Penso che l'interesse sia dovuto
soltanto al fatto che sono un'estranea, finch non gli passo vicino e lui dice: Devi avere il pelo sullo
stomaco per cavalcare quel tuo pony nella corsa.
Da come lo dice mi pare un complimento, ma non ci giurerei.
Grazie rispondo, nel caso lo sia. Sai dov' Sean Kendrick? Ancora una volta mostro la
giacca. Non so perch ma mi sembra importante che tutti sappiano che ho un motivo valido per
cercarlo. Il ragazzo fa un cenno col mento verso il fondo del corridoio fiancheggiato da splendidi box
con le porte sormontate da archi, come se ogni box fosse un tempio e i cavalli divinit. Li oltrepasso
finch non vedo un box alla fine della corsia con delle sbarre di legno bianco anzich di ferro, e
l'inconfondibile sagoma della testa dello stallone rosso dietro.
Mi avvicino in silenzio e l per l penso che Sean non ci sia. Un'idea che per qualche ragione mi
infastidisce da morire, poi lo vedo accovacciato nell'ombra sul pavimento del box, intendo a fasciare le
zampe di Corr appena sotto il ginocchio. Fa tutto con estrema lentezza: un giro di benda, poi si sputa
sulle dita e alza la mano per toccare il corpo di Corr. Poi un altro giro e un altro sputo. Corr tiene il
collo inarcato tutto il tempo e guarda fuori della finestrella del suo box, che affaccia su una distesa di
roccia brulla con appena qualche misero ciuffo d'erba sul margine.  una veduta disperante, penso, ma
a quanto pare a lui piace. Immagino che sia meglio delle pareti.
Rimango per qualche istante a guardare Sean che fascia la zampa di Corr: osservo come si
muovono le sue spalle quando non sono nascoste sotto la giacca, come inclina la testa quando 
assorbito dal suo lavoro. Lui non mi ha ancora notata oppure fa finta; in entrambi i casi a me sta bene.
C' qualcosa di gratificante nel vedere un lavoro ben fatto, o almeno un lavoro svolto con il massimo
impegno. Cerco di capire cosa rende Sean cos diverso dagli altri, cosa lo fa sembrare cos vibrante e
immobile al tempo stesso, e alla fine penso che sia qualcosa che ha a che fare con l'esitazione. La
maggior parte della gente esita fra un passo e l'altro o fa una pausa o in qualche modo interrompe le
fasi di un processo, che sia fasciare una zampa o mangiare un panino o semplicemente vivere la vita.
Ma nel caso di Sean, non c' mai una mossa di cui non sia sicuro, anche se significa non muoversi
affatto.
Corr volta la testa per guardarmi con l'occhio sinistro, e il suo movimento spinge Sean ad alzare
lo sguardo. Non dice niente, e io sollevo la giacca perch possa vederla.
Non sono riuscita a togliere tutto il sangue.
Sean abbassa la testa di nuovo, lasciandomi l impalata con la giacca in mano. Mi domando se
devo appoggiarla sulla porta del box e andarmene, o aspettare che Sean dica qualcosa, ma prima di
poter decidere, Sean finisce di fasciare la zampa e si alza. Le sue dita premono un lato del collo di Corr.
 stato gentile da parte tua mi dice.
Lo so rispondo. Non era strettamente necessario lavare la coperta di Dove, ma l'ho fatto
comunque dato che dovevo lavare anche la giacca di Sean. Ho sfregato a pi non posso fino a
macerarmi i polpastrelli, mentre la mia benevolenza si trasformava in irritazione. Cosa stai facendo?
Gli ho fasciato le zampe con le alghe.
Non ho mai sentito dire che si fasciano le zampe dei cavalli con le alghe, ma Sean ha l'aria
talmente sicura di s che immagino ci sia uno scopo preciso.
Indico il giaccone. Vuoi che lo lasci qui da qualche parte? Lo domando solo per educazione.
Non voglio che mi risponda di s. Non so esattamente cosa voglio che dica, solo qualcosa che mi dia
una scusa per restare qui a guardarlo qualche altro minuto. Questa segreta ammissione  un duro colpo
per il mio orgoglio dato che, se escludiamo il mio desiderio di sposare il dottor Halsal quando avevo sei
anni, ho sempre pensato di essere immune al fascino di chiunque tranne me stessa.
Dall'altro lato della porta del box, Sean scruta il corridoio della stalla come in cerca di un posto
dove io possa appendere la giacca, ma poi mi guarda accigliato e capisco che non stava affatto
pensando a quello. Ho quasi finito. Mi aspetti?
Mi sforzo di non fissare la sua mano sul collo dello stallone rosso.  un ammonimento, le sue
dita che affondano nella pelle per dire a Corr di tenersi a distanza, ma  anche un gesto di conforto, lo
stesso che uso io con Dove per comunicarle semplicemente che sono l con lei. La differenza
sostanziale, per,  che ieri mattina Corr ha ucciso un uomo.
Ma s rispondo. Ho ancora qualche minuto.
Sean mi squadra come fa sempre, dalla testa ai piedi e viceversa, un'occhiata che mi d
l'impressione che mi stia scavando nell'anima per estrarne tutte le mie motivazioni e i miei peccati. 
peggio di una confessione con Padre Mooneyham. Alla fine dice: Se mi dai una mano, facciamo
prima.
Dal modo in cui stringe appena gli occhi intuisco che mi sta mettendo alla prova, per stabilire se
sono abbastanza coraggiosa da entrare nel box di Corr dopo ieri mattina, dopo aver avuto il tempo di
riflettere su quanto  successo. A questo pensiero il mio cuore accelera. La questione non  se mi fido
di Corr. La questione  se mi fido di Sean.
Dare una mano a fare cosa? ribatto, e il viso di Sean si illumina come una mattina di sole su
Skarmouth. Si sputa di nuovo sulle dita e spinge Corr in fondo al box in modo da lasciarmi lo spazio
per aprire la porta. Entro.
Non ti fidare di lui mi avverte.
Io stringo gli occhi. E di te?
La sua espressione non cambia. Non sono io quello che potrebbe farti male. Sai fasciare una
zampa?
Sono nata fasciando zampe rispondo acida perch mi sento insultata.
Dev'essere stato un parto laborioso commenta Sean, e mi indica un secchio accanto alla
parete. Dentro  nero come l'inchiostro. Quella roba va messa sotto le bende. Uno strato uniforme.
Tenendo d'occhio Corr, mi chino a prendere il secchio.
Fai attenzione a stendere bene le alghe.
Okay.
Lascia due centimetri sotto il ginocchio.
Okay.
La fasciatura dev'essere abbastanza lenta da poterci infilare un dito dentro.
Sean Kendrick esclamo spazientita, tanto che lo stallone drizza le orecchie verso di me. Era
meglio prima, quando non si era accorto della mia presenza. La sua attenzione mi ricorda il capall
uisce nero che ha sorpreso Finn e me nella baracca.
Sean non pare affatto mortificato. Forse preferisci che lo faccia io.
Guarda che sei stato tu a dirmi di entrare ribatto. Mi sa che sei tu quello che non si fida.
Non si tratta solo di te replica.
Lo fulmino con un'occhiata. Be', ti dico io come facciamo. Io lo tengo e tu lo fasci. Cos se la
fasciatura  storta, la colpa  tua. E riprenditi la giacca. Mi sono stancata di tenerla in mano.
Sean mi rivolge uno sguardo perplesso, come per cercare di capire se intendo farlo sul serio. O
forse sta solo valutando se ne sono capace.
D'accordo dice. Mette una mano davanti al muso di Corr come avvertimento, poi facciamo
uno scambio: con l'altra mano prende la giacca mentre io afferro la lunghina. Lui infila la giacca e,
come d'incanto, torna a essere lo Sean Kendrick che ho visto nella bottega del macellaio. Sta' attenta
soprattutto ai denti mi avverte.
Senza volerlo la mia voce suona amara. Lo so, ho visto.
Non  stato Corr dice Sean. Bisogna conoscerli. Devi usare solo quello che  necessario.
Non si pu pretendere di appendere ogni campanella di Thisby su ogni cavallo d'acqua che esiste.
Reagiscono ciascuno in modo diverso. Non sono macchine.
Quindi stai dicendo che David Prince sarebbe ancora vivo se ci fossi stato tu in sella a Corr?
Ma  una domanda di cui entrambi conosciamo la risposta, perci aggiungo: Perch?
Sean si abbassa per far scivolare la mano sulla zampa di Corr e comunicargli la sua presenza.
Tu non lo sai quando la tua cavalla  nervosa?
Certo che lo so. Sono cresciuta insieme a Dove. So quando  turbata cos come lei sa quando lo
sono io.
Hai cambiato idea sul ritirarti? gli chiedo.
Alzo di scatto la testa quando le luci della stalla si accendono e riempiono il box di un bagliore
giallastro che non arriva al pavimento. Sean lavora molto pi in fretta adesso e non si interrompe pi
per sputare. Doveva essere un modo per tenere fermo Corr, non essendoci nessun altro a farlo. Ma
davvero non c'era nessuno in questa scuderia disposto a tenere Corr mentre Sean lavorava? Per tutto il
tempo Corr resta buono come un agnellino, anche se i suoi occhi sono scaltri come quelli di una capra.
Sean non alza lo sguardo quando risponde: Malvern mi ha detto che mi vender Corr se vinco.
Quindi resti?
S.
E se non vinci?
A quel punto mi guarda. E se tu non vinci?
Non ho voglia di rispondere, perci insisto. Cosa farai se vinci?
Intanto lui ha finito con le bende, ma resta accovacciato accanto alla zampa di Corr. Con i miei
risparmi e la mia parte di premio, comprer Corr e torner a casa di mio padre sulle scogliere a ovest,
dove soltanto il vento potr darmi ordini.
Forse perch ho appena scoperto la straordinaria bellezza della Scuderia Malvern, ma sono un
po' scettica. Non ti mancher tutto questo?
Lui sposta di nuovo lo sguardo su di me e da questa angolazione sembra che qualcuno gli abbia
annerito la pelle sotto gli occhi col carboncino. Di cosa dovrei sentire la mancanza? Non posso sentire
la mancanza di qualcosa che non  mai stato mio. Conclude la frase con un lungo sospiro, poi si alza
in piedi. E tu, Kate Connolly? Puck Connolly?
Dal modo in cui lo dice sono sicura che abbia sbagliato apposta, perch gli piace il suono delle
parole quando pronuncia il mio nome due volte, e mi sento avvampare di calore, nervosismo e
curiosit.
Io cosa?
Facciamo di nuovo a cambio, il secchio per la lunghina, e io indietreggio di un passo. Cosa
farai se vinci la Corsa dello Scorpione?
Abbasso gli occhi sul secchio.
Oh, mi comprer quattordici vestiti e costruir una strada a cui dar il mio nome e assagger
tutti i dolci possibili e immaginabili che vendono da Palsson.
Anche se ho ancora gli occhi abbassati, sento il suo sguardo su di me.  pesante. Qual  la vera
risposta? mi chiede.
Ma quando provo a pensare alla vera risposta, mi torna in mente Padre Mooneyham che dice
che Gabe si era seduto nel confessionale e aveva pianto, e questo mi fa capire che, a prescindere da
come andr la corsa, la migliore alternativa per Gabe resta comunque partire. Perci ribatto aspra:
Mica vado a dire i miei segreti a chiunque.
Lui resta imperturbabile. Non sapevo fosse un segreto dice. Altrimenti non te l'avrei
chiesto.
A quel punto mi sento ingenerosa perch lui invece mi ha risposto con sincerit. Scusa gli
dico. Mia madre diceva sempre che sono uscita da una bottiglia di aceto anzich dal suo ventre, e che
lei e mio padre mi hanno messa a mollo nello zucchero per tre giorni per addolcirmi. Io ci provo a
comportarmi bene, ma poi torno sempre all'aceto. Quando pap era in uno dei suoi rari momenti di
ilarit, diceva agli ospiti che i folletti venuti a rapirmi mi avevano lasciata sulla porta di casa perch gli
mordevo le dita. La mia battuta preferita era quando la mamma diceva che prima che io nascessi, aveva
piovuto per sette giorni e sette notti di fila, e quando era uscita in cortile per chiedere al cielo perch
piangesse tanto, io ero caduta gi dalle nuvole ai suoi piedi e poi era uscito il sole. Mi  sempre piaciuta
l'idea di essere una tale rompiscatole da influire perfino sul tempo.
Non devi scusarti dice Sean. Sono stato troppo invadente.
E adesso mi sento ancora peggio, perch non intendevo affatto trasmettergli questo concetto.
Accanto a lui Corr sposta il peso sulle zampe, e il movimento della sua testa ha pi del lupesco
che dell'equino. Qualcosa nella sua espressione induce Sean a sputarsi sulle dita e a spingere Corr
contro la parete.
Ho paura che mi chieda di uscire dal box, perci mi affretto a domandare: A cosa ti serve
sputare? Ti ho visto farlo anche prima. Non sto fingendo interesse. Il gesto di sputare solletica quella
parte di me che  stata repressa da anni di intensi sforzi da parte degli adulti.
Sean si guarda le dita come se volesse sputare ancora per dimostrazione, poi si limita ad aprire e
chiudere la mano. Studia Corr mentre riflette, come se lo stallone potesse fornirgli una cornice in cui
inserire la risposta. ȅ saliva. E sale. E me.  una parte di me, un modo per essere dove il resto di me
non pu stare.
Rammento quando sulla spiaggia Corr si  immobilizzato per Sean come non avrebbe fatto per
nessun altro. Come l'odore di Sean sulla camicia lo abbia calmato quando nient'altro ci sarebbe
riuscito.
Qualcosa mi dice osservo che su Corr la mia saliva non avrebbe lo stesso effetto della tua.
Segue una lunga pausa prima che Sean risponda: Forse non ancora.
Non ancora! Non credo di aver mai sentito parole pi invitanti.
E i sussurri? lo incalzo. Cosa gli dici?
Per la prima volta Sean mi sorride. L'accenno di un sorriso, niente di ilare o divertito, perci
non sono sicura di cosa voglia dire. Sembra pi giovane quando sorride,  pi facile guardarlo in faccia,
e forse  per questo che non lo fa mai. Appoggia la guancia alla spalla di Corr e risponde: Quello che
ha bisogno di sentirsi dire.
Una delle orecchie di Corr si piega verso Sean, mentre l'altra  puntata verso di me. Non voglio
distogliere lo sguardo dalla scena di Sean appoggiato a Corr. C' qualcosa in questa immagine  il
gigantesco stallone rosso che ha ucciso un uomo con accanto lo smilzo e scuro Sean Kendrick, come
due amici  che mi affascina e mi spaventa al tempo stesso.
Sean si accorge che li sto fissando e dice: Hai paura di lui?
Non voglio rispondere di s, perch in effetti non ho paura di lui adesso che sembra pi un vero
cavallo che un mostro sanguinario, ma non voglio nemmeno rispondere di no, perch ieri mattina sulla
spiaggia ero terrorizzata e colma di orrore. Direi di no comunque, ma sono sicura che Sean con quel
suo sguardo penetrante riuscirebbe a vedermi dentro e a scoprire tutte le idee che mi frullano in testa
dietro quel no. Quindi rispondo: Tu hai detto che non ti fidi di lui.
Io non mi fido nemmeno dell'oceano, perch pu uccidermi o lasciarmi vivere. Ma questo non
significa che ne ho paura.
Lo scruto accigliata. Ripenso all'immagine di Sean chino sul collo dello stallone rosso, che
galoppa a pelo in cima alla scogliera. A Sean incapace di guardare Mutt Malvern in sella a Corr. Per la
prima volta non abbasso lo sguardo dai suoi occhi penetranti. Non  soltanto che non hai paura di loro.
Tu li ami, non  vero? Tu ami Corr.
Sean Kendrick trasale come se lo avessi spaventato. Rimane in silenzio cos a lungo che mi
accorgo dei rumori fuori della stalla, voci e nitriti e acqua che scorre e porte che si chiudono. Alla fine
dice: E tu ami quest'isola. Dimmi cosa c' di diverso.
Non appena termina la frase, capisco che non c' modo di controbattere. Perch  vero che
l'isola potrebbe uccidermi o lasciarmi in vita, ed  altrettanto vero che malgrado questo io la amo.
Anzi, probabilmente proprio per questo.
Non mi va di litigare con te rispondo. Penso che sia un'inutile e noiosa perdita di tempo.
Per tutta risposta Sean guarda fuori della finestra e studia il panorama desolato con una tale
intensit che anch'io guardo fuori, sicura che abbia visto qualcosa.  solo perch sono cresciuta con
due fratelli che dopo un attimo mi rendo conto che non sta guardando fuori, ma dentro: sta lottando
contro qualcosa dentro di s. E non c' nient'altro da fare se non aspettare.
Alla fine mi chiede: Vuoi cavalcarlo?
L per l penso di non aver sentito bene. Non mi va di dirgli Come, scusa? perch se ho sentito
bene darei l'impressione di non volerlo fare, e se ho sentito male, sembrerebbe che non stavo prestando
attenzione.
Lui aggiunge: Cavalcher con te.
La mia mente  un vortice di pensieri confusi. Penso che ho visto questo cavallo fare a pezzi un
uomo appena un giorno fa. Che  il cavallo pi veloce dell'isola. Che offenderei la memoria dei miei
genitori. Che ho paura di avere paura. Che vorrei che Sean Kendrick pensasse bene di me. Che voglio
essere in grado di vivere con me stessa la notte quando sono a letto e ripenso a cosa ho fatto il giorno.
Sulla scogliera dico io. C' l'alta marea, perci non abbiamo alternative. Immagino l'altro
capall uisce che Sean ha cavalcato e si  gettato gi dalla rupe.
Lui mi osserva per un lungo momento. Puoi sempre dire di no.
Ma sa benissimo che non lo far.
Capitolo quarantasei
Sean
Quando avevo otto anni, il vento ottobrino port una tempesta che sconvolse il mare intorno a
Thisby. Qualche giorno prima che arrivasse la pioggia, le nuvole occupavano gi tutto l'orizzonte e
l'oceano si gonfi per risalire le scogliere come in cerca del calore delle nostre case. Mia madre
piangeva e si copriva gli occhi mentre le tegole del tetto sbattevano come denti. Sentii le sue lacrime
contro i vetri della finestra ancor prima che il cielo si oscurasse. Questo accadde prima dell'arrivo della
primavera, prima che arrivasse il nuovo ottobre e prima che la marea se la portasse sul continente e in
cambio donasse Corr a mio padre.
Quando fece buio, mio padre apr la porta del cottage e mi condusse fuori nella notte salmastra.
La luna piena splendeva rotonda e fiera sopra di noi. La spiaggia dove mi port mio padre era piatta e
vitrea, con la sabbia umida che rifletteva i raggi di luna. L'oceano si estendeva sconfinato davanti a noi
e il cuore mi si strinse nel vederlo.
Mio padre mi accompagn verso una fenditura nella scogliera. Ci arrampicammo su alcuni
scogli per raggiungerne l'imboccatura, una cavit nella roccia dove il mare agitato aveva gettato una
splendida conchiglia bianca e un femore umano. Era buio all'interno, la luna non poteva vederci, anche
se noi potevamo vedere lei che illuminava la distesa di sabbia ai nostri piedi.
Non ricordo che mio padre mi abbia detto di stare in silenzio, eppure lo feci. La luna si spostava
nel cielo a mano a mano che la marea si alzava lenta. Le onde spumeggiavano furiose.
Arrivarono con la marea. Il chiaro di luna illuminava lunghe strisce di spuma al largo: le onde si
gonfiarono e si raccolsero per poi infrangersi sulla costa, e i capaill uisce piombarono a riva insieme a
loro. I cavalli si sforzavano di tenere la testa alta, fuori dall'acqua salata. Quando emersero dall'oceano,
mio padre mi afferr un braccio con la mano dalle nocche sbiancate. Resta immobile mi disse.
Ma io lo ero gi.
I capaill uisce scalpitavano sulla sabbia scontrandosi l'uno con l'altro, si scrollavano la spuma
di mare dalle criniere e l'Atlantico dagli zoccoli. Si volsero a gridare agli altri ancora in acqua, acuti
lamenti che mi fecero rizzare i peli sulle braccia. Erano veloci e letali, selvaggi e bellissimi. Creature
gigantesche fatte al tempo stesso di oceano e isola, e fu allora che mi innamorai di loro.
Adesso Puck e io abbiamo portato il mio stallone sulla scogliera sotto un cielo blu intenso.
L'espressione di lei  feroce e determinata, audace e intrepida come una piccola barca su un mare
agitato. Sopra di noi splende la stessa luna piena che illuminava l'oceano tutte quelle notti fa.
Ricordo la mano dalle nocche sbiancate di mio padre che mi afferra il braccio. Resta immobile.
Lei  accanto a Corr e lo guarda.
Voglio che anche lei lo ami.
Capitolo quarantasette
Puck
In cima alla scogliera, lo stallone non sta fermo un attimo. Ha le narici dilatate per cogliere la
brezza marina che mi scompiglia i capelli. Quando ero pi piccola e cavalcavo Dove a pelo nel suo
recinto, usavo una traversa dello steccato o un masso che sporgeva dal terreno per issarmi in groppa.
Oggi, con Corr, non  diverso, solo che il masso su cui ci troviamo  molto pi alto di quelli che usavo
per Dove. Sean si sforza di tenerlo buono e mi avverte: Pi fermo di cos non pu.
Il mio cuore sta gi galoppando. Non riesco a credere che sto davvero per montare su un capall
uisce. E non un capall uisce qualsiasi, ma il primo della lista sulla lavagna nella bottega del macellaio.
Quello che ha vinto la Corsa dello Scorpione quattro volte. Quello che ha dilaniato la gola di David
Prince ieri mattina. Gli afferro una ciocca della criniera e lotto per non farmi sbalzare via dal masso
mentre danza sul posto. Alla fine riesco a salirgli in sella, con i pugni stretti alla criniera come una
bambina.
Sean annuncia: Adesso ti passo le redini. Devi tenerlo fermo mentre salgo, altrimenti resterai
da sola. Posso contarci?
Dal tono della sua voce capisco d'un tratto quanto stia rischiando nel mettermi sul suo cavallo,
nel darmi le sue redini.
Gli altri ci riescono?
Il suo viso non cambia espressione. Non ci sono altri. Tu sei l'unica.
Deglutisco. Ce la faccio.
Sean traccia un cerchio col piede davanti a Corr e ci sputa dentro. Poi rivolta in fretta le redini
sulla testa di Corr e me le porge. Se non avessi mai visto o toccato Corr, questo sarebbe il momento in
cui mi renderei conto di quanto  enorme, di quanto  diverso da Dove. Avverto la sua potenza
attraverso le redini: sembra un vascello ancorato da fili di seta. Lo stallone mette alla prova la mia
stretta, e io ricambio. Non voglio che ci provi con pi forza.
Sean si sistema svelto dietro di me, e io resto sorpresa dall'improvvisa vicinanza con lui, dalla
calda pressione del suo petto contro la mia schiena, dalla stretta dei suoi fianchi sui miei.
Mi volto per fargli una domanda e lui allontana di scatto il viso, troppo vicino al mio. Scusa
gli dico.
Sei a posto con le redini? mi chiede. Con questa luce lo vedo tutto bianco e nero, gli occhi
nascosti dall'ombra delle sopracciglia.
Rispondo di s con la testa. Ma Corr non ne vuol sapere di andare avanti; anzi, indietreggia e
scuote la testa. Quando lo sprono, solleva una zampa anteriore: non  che si impenna, ma  una specie
di avvertimento per me. Sean dice qualcosa che si perde nel vento.
Cosa?
Il mio cerchio mi dice Sean nell'orecchio; il suo respiro  caldo. Rabbrividisco, anche se il
vento non  pi freddo di un istante fa. Non vuole attraversarlo. Devi aggirarlo.
Non appena ci allontaniamo dal cerchio, Corr diventa come un uccello in una tempesta. Non
saprei dire se va al passo o trotta, solo che ci stiamo muovendo, e che ogni direzione  possibile.
Quando Corr scarta di lato, gli premo le gambe contro i fianchi per farlo tornare in riga e Sean allunga
le braccia intorno a me per afferrargli la criniera.
Lo so che Sean l'ha fatto per mantenere se stesso in equilibrio, non me, ma all'improvviso mi
sento pi sicura, pi salda. Mi volto e di nuovo lui sposta indietro la testa per darmi spazio. A questo
punto per non so pi cosa volevo dire.
Cosa? Le sue labbra articolano la parola, anche se non riesco a sentirlo.  per? Fa per
allontanare le braccia, ma io rispondo di no con la testa. I capelli mi frustano la fronte e lui fa una
smorfia quando frustano anche il suo viso. Dice di nuovo qualcosa, ma ancora una volta il vento si
mangia le sue parole.
Quando Sean capisce che non l'ho sentito, si sporge in avanti per parlarmi all'orecchio. Non
ricordo l'ultima volta che sono stata cos vicina a un'altra persona. Sento il suo petto che si alza e si
abbassa quando respira. Le sue parole giungono calde al mio orecchio. Hai paura?
Non so cosa provo in questo momento, ma di certo non  paura.
Faccio ancora di no con la testa.
Sean mi prende la coda, sfiorandomi la nuca con le dita, e me la infila nel colletto al riparo dal
vento. Evita il mio sguardo. Poi mi mette di nuovo le braccia intorno al corpo e spinge i polpacci nei
fianchi di Corr.
Corr si slancia in avanti.
Quando Dove passa dal piccolo al pieno galoppo, a volte l'unico modo per capire la differenza
 contare il ritmo dei suoi zoccoli, quattro battute invece di tre.
Ma quando Corr passa al galoppo,  come se fosse un'andatura appena inventata, qualcosa di
talmente pi veloce delle altre da meritarsi un nome nuovo. Il vento mi ruggisce selvaggio nelle
orecchie. Alcuni massi affiorano dal terreno, ma per Corr sono un'inezia. Solleva appena le ginocchia
ed ecco che ce li siamo lasciati alle spalle. Ogni falcata sembra lunga un miglio. Potremmo finire il
terreno sotto di noi prima che lui finisca il fiato e la velocit.
Siamo giganti sopra di lui.
Sean mi suggerisce all'orecchio: Spronalo ancora.
E quando gli stringo le gambe sui fianchi, Corr fa un ulteriore balzo in avanti, come se finora
non avessimo fatto altro che trotterellare. Non posso credere che esista un cavallo sulla spiaggia pi
veloce di questo. Non credo che esista sulla faccia della terra. E con due persone sopra. Quando durante
la gara ci sar soltanto Sean, come potr mai perdere?
Stiamo volando.
La pelle di Corr  bollente sotto le mie gambe, e in qualche modo appiccicosa, come quando la
corrente ti risucchia le dita dei piedi nella sabbia. Sento le sue pulsazioni nelle mie, la sua energia che
scorre dentro di me, e capisco che  questo il misterioso, terrificante potere dei capaill uisce. Noi tutti
lo conosciamo, sappiamo come ti cattura e ti confonde e ti trascina in acqua prima ancora di rendertene
conto. Ma Sean si protende in avanti per raggiungere la criniera di Corr e comincia a fargli dei nodi.
Tre. Poi sette. Poi altri tre. Mi sforzo di concentrarmi su quello che sta facendo invece che sulla
pressione del suo corpo contro il mio, sulla sua guancia che mi sfiora i capelli.
Allento le redini sul collo di Corr e lui galoppa a sinistra, allontanandosi dal ciglio della
scogliera. Sean  sempre stretto a me, le dita di una mano premute su una vena di Corr e l'altra che
stringe la criniera. La magia diventa un vago ronzio dentro di me. Il mio corpo mi avverte del pericolo
di questo capall uisce, ma al tempo stesso grida che  vivo, vivo, vivo.
Giriamo e torniamo da dove siamo venuti. Mi aspetto che Corr rallenti da un momento all'altro,
che mostri qualche cenno di stanchezza, ma non sento altro che lo scalpitio dei suoi zoccoli sull'erba,
gli sbuffi di fiato intorno al morso, il vento che mi fischia nelle orecchie.
L'isola ci sfreccia intorno sotto il chiaro di luna. Galoppiamo paralleli al ciglio della scogliera,
oltre il quale scorgo uno stormo di uccelli bianchi che volano alla nostra stessa velocit. Gabbiani,
forse, che risalgono e planano sulle correnti che li spingono con violenza verso l'alto quando si
avvicinano alla roccia. Questa  Thisby, penso. Questa  l'isola che amo. All'improvviso  come se
conoscessi tutto dell'isola e tutto di me, pur sapendo che questa profonda, immensa conoscenza svanir
non appena ci fermeremo.
Siamo quasi arrivati nel punto da cui siamo partiti, e a malincuore faccio rallentare Corr. Il
cuore mi martella nelle orecchie, e continua a galoppare anche quando Corr si  fermato.
Mi lascio scivolare gi e mi allontano di qualche passo per guardare Sean che smonta a sua
volta. Infila una mano in tasca e prende una manciata di sale o di sabbia, non so, con la quale traccia un
cerchio intorno a Corr e ci sputa dentro. Una volta finito, si avvicina a me, cupo e silenzioso. Mi sta
osservando come mi ha osservata al festival, e io mi accorgo che sto ricambiando il suo sguardo. C'
qualcosa di antico e selvaggio che si agita dentro di me, ma non mi vengono le parole.
Sean allunga una mano e mi afferra il polso. Mi preme il pollice sulla vena. I miei battiti si
interrompono per un istante e poi accelerano sotto la sua pelle. Sono paralizzata da quel contatto, una
specie di potente incantesimo.
Restiamo in questa posizione a lungo, l'uno di fronte all'altra, mentre io aspetto che i miei
battiti rallentino. Ma non succede.
Alla fine mi lascia il polso e dice: Ci vediamo domani sulla scogliera.
Capitolo quarantotto
Puck
Torno a casa e la trovo lucida come uno specchio. Non la vedevo cos ordinata e pulita da
quando i nostri genitori sono morti. Mi fermo sulla soglia per un momento, smarrita e stupefatta, e poi
Finn piomba nell'ingresso. Sembra un uomo che  andato a fuoco e si  spento da solo: ha l'aria
distrutta, pi del solito voglio dire. Emergo dai miei pensieri per cercare di capire cosa  successo.
Cosa c'? gli domando.
Finn prova a dire qualcosa, ma soltanto le sue mani riescono a esprimersi. Alla fine balbetta:
Pensavo che come facevo a sapere se se ti era successo qualcosa?
Perch doveva succedermi qualcosa?
Puck,  notte! Dove sei stata? Pensavo!
A quel punto mi viene un'illuminazione. Finn mi ha vista uscire per andare a confessarmi e si
aspettava che tornassi di l a poco.
Mi dispiace gli dico.
Finn cammina sconvolto su e gi per l'ingresso, e allora intuisco che ha pulito la casa perch
era in ansia per me.
Hai fatto un lavoro straordinario commento per ingraziarmelo.
Lui sbotta: Straordinario s! Ho pulito tutto da cima a fondo! Non sapevo nemmeno quanto
tempo sarebbe passato prima di sapere se eri morta. Chi mi avrebbe avvertito?
Scusa, mi sono completamente dimenticata. Il tempo  passato e non me ne sono accorta.
Questo fa infuriare Finn ancora di pi. Non l'ho mai visto in questo stato. Assomiglia a nostro
padre quando scopr che la mamma aveva comprato un castrone grigio da un contadino. Era furibondo,
una tempesta silenziosa contenuta dalle pareti di casa: afferrava gli schienali delle sedie e alzava gli
occhi al soffitto, finch mia madre non capitol e accett di vendere il cavallo.
Il tempo  passato sibila Finn alla fine.
Posso chiederti ancora scusa, ma non vedo a cosa servirebbe.
Non servirebbe proprio a niente!
E allora cosa vuoi da me? La verit  che prima mi sentivo in colpa, ma adesso la mia
pazienza si sta esaurendo. Non  che possa tornare indietro e disfare il passato.
Finn si appoggia allo schienale della poltrona di pap, stringendolo con le nocche sbiancate.
Non ce la faccio pi esclama, un'inquietante somiglianza con Gabe. Non sopporto di non
sapere cosa succeder.
Io giro intorno alla poltrona e mi accovaccio davanti, con le braccia incrociate sul cuscino. Alzo
gli occhi su di lui. Non so perch mi sembra tanto giovane, se  l'angoscia a prendersi i suoi anni o se 
perch fino a poco fa stavo guardando il viso di Sean Kendrick.  quasi finita dico. Andr tutto
bene. Non mi succeder niente. Anche se non vinco, andr tutto bene lo stesso, okay?
Il volto di Finn  una maschera orribile e non penso che ci creda.
Aggiungo: Puffin  tornata, no?
Con mezza coda in meno. Tu non hai una coda da sacrificare.
Dove s. E tutto quel foraggio costoso la far diventare ancora pi forte e veloce.
Non so se sia servito a consolarlo, comunque non protesta. Pi tardi, trascina il suo materasso in
camera mia e lo spinge contro la parete in fondo. Il gesto mi fa tornare in mente la mia infanzia, quando
lui e io condividevamo la stanza con Gabe, prima che pap aggiungesse una stanza alla casa per lui e la
mamma.
Spenta la luce, restiamo in silenzio per lunghi minuti. Poi Finn mi domanda: Cosa ti ha dato
Padre Mooneyham per penitenza?
Due Avemaria e una preghiera a Columba.
Ges esclama lui nel buio. Ti meritavi di pi.
Ho provato a dirglielo.
Glielo ripeter io, quando ci vado domani. Le hai gi dette?
Naturale. Erano solo due Avemaria e una Columba.
Finn muove le coperte nel buio.
Parli ancora nel sonno? gli chiedo.
Come faccio a saperlo?
Se lo fai, ti rifilo uno schiaffo.
Finn si rigira sul materasso e prende a pugni il cuscino. Non  per sempre. Soltanto fino a
quando sar finita.
Okay rispondo io. Fuori della finestra intravedo la luna, e chiss perch mi tornano in mente
le dita di Sean che mi stringono il polso. Custodisco con premura quel ricordo perch vorrei pensarci
ancora un po', quando Finn smetter di parlare, ma mentre aspetto il sonno mi ritrovo invece a riflettere
su quello che ha detto Finn a proposito della mia morte: che non sapeva quanto tempo sarebbe passato
prima di saperlo o chi avrebbe potuto avvertirlo. Ora che ci penso, non mi ricordo come abbiamo
saputo che i nostri genitori erano morti. Rammento che uscirono in barca insieme, un'occasione pi
unica che rara, e poi ricordo soltanto di aver saputo che erano morti. Non solo non riesco a figurarmi il
volto di chi ce l'ha detto, ma non ricordo nemmeno quando e come ce l'hanno detto. Resto sdraiata con
gli occhi chiusi e mi concentro per tornare a quel momento, ma tutto quello che ottengo  il viso di
Sean Kendrick e la sensazione del terreno che sfreccia sotto gli zoccoli del suo stallone.
Credo che stia in questo la misericordia dell'isola: i brutti ricordi non durano a lungo, mentre
possiamo conservare quelli belli finch vogliamo.
Capitolo quarantanove
Sean
La mattina dell'asta dei puledri di Malvern si presenta con un'alba fin troppo mite e limpida per
essere fine ottobre. Ho faticato ad addormentarmi ieri notte dopo che ho lasciato Puck, cos decido di
rubare una mezzoretta in pi per recuperare energie in vista di quello che mi aspetta. Poi mi vesto e
scendo nel piazzale. Oggi non cavalcher Corr e non svolger nessuna delle mie mansioni abituali.
Questo bel tempo, ideale per gli allenamenti gi alla spiaggia, andr sprecato per l'asta.
Il piazzale della scuderia  affollato, per lo pi di uomini del continente che bevono champagne
gi alle nove di mattina e ignorano le mogli impellicciate, un abbigliamento assurdo con questo clima.
Di quando in quando un acuto nitrito sovrasta le loro voci. Questi turisti sono pi tranquilli di quelli
venuti per il Festival dello Scorpione, pi simili ai gentiluomini che ho visto l'altro giorno all'hotel che
non ai locali. Oggi tutti i dipendenti di Malvern sono in servizio: quest'asta finanzier la scuderia per il
resto dell'anno.
Sono sceso da un minuto appena, quando George Holly mi prende per il gomito. Sean
Kendrick. Credevo che fossi l fuori con gli animali.
Non oggi. La verit  che preferirei mille volte stare con gli altri stallieri che conducono a
mano i cavalli nel recinto per mostrarli ai compratori. Invece mi tocca stare a portata di Benjamin
Malvern perch, se mi fa un cenno con lo sguardo o alza una coppa di champagne verso di me, devo
essere subito pronto a cantare le lodi del cavallo che in quel momento viene messo all'asta. Oggi
vendo me stesso, non loro. Sono io la novit.
Ecco perch sei tutto in ghingheri. Quasi non ti riconoscevo con quel completo.
L'ho comprato per il mio funerale.
George Holly mi d una pacca sulla spalla. Hai deciso di restare in forma come adesso o di
morire giovane, dunque. Ma che testa saggia hai su queste giovani spalle. Se Kate Connolly non ti ha
ancora visto cos elegante, sarebbe proprio il caso che ti vedesse.
Dubito molto che Puck si lascerebbe impressionare se mi vedesse cos, come uno a cui manca
solo l'orologio da taschino. E se preferisse questa versione di me, sarebbe comunque peggio per lei. Mi
liscio il davanti della giacca, tirando i bottoni.
 piuttosto divertente vederti a disagio, signor Kendrick dice Holly. Deve averti proprio
sconvolto. E adesso consigliami quali cavalli comprare.
Sconvolto non  la parola adatta.  che non riesco a concentrarmi. Dovrei essere su Corr invece
di stare qui a morire di caldo con questa giacca. Mettle e Finndebar rispondo.
Fin-del-bar? Non riesco nemmeno a dirlo, figuriamoci ricordarlo. Malvern me l'ha gi fatto
vedere?
Probabilmente no rispondo.  una fattrice. Sta diventando vecchia, perci la vende. Alzo
gli occhi giusto in tempo per vedere Malvern che si avvicina seguito da un codazzo di potenziali
acquirenti. Hanno l'aria di chi si  innamorato del clima dell'isola e di questi cavalli da corsa e del loro
affabile proprietario. Malvern mi scorge e lo vedo memorizzare la mia posizione per ogni evenienza.
Holly scambia un'occhiata con Malvern che non mi pare decisamente cordiale. Oh, no. Non
sono nel mercato delle sfornapuledri.
Eppure sforna solo vincenti. E comunque, perch quella faccia?
Holly aggrotta la fronte quando ci passa davanti un garzone con un puledro di un anno.  la
mia faccia per le fattrici.
No, intendo lei e Malvern. Di cosa avete discusso?
Lui si massaggia la nuca e rifiuta lo champagne che gli viene offerto su un vassoio. Mentre me
ne andavo in giro per i fatti miei, ho conosciuto una delle sue vecchie fiamme. All'epoca ancora non lo
sapevo. Immagino che adesso mi consideri una specie di playboy. Ha l'aria ferita.
Non dico a Holly che condivido quell'impressione. Vedendola qui all'asta, pensavo che si
fosse sistemato tutto.
Si sistemer tutto a meraviglia quando comprer qualcosa replica Holly, gettandosi
un'occhiata sopra la spalla. Mettle e la sfornapuledri. Non ho intenzione di comprare una fattrice, sai.
Ne abbiamo i recinti pieni. Perch non la fai accoppiare col tuo stallone rosso e l'anno prossimo mi
vendi il prodotto della felice unione?
Far accoppiare un capall uisce non  cos semplice rispondo. A volte per loro le giumente
sono solo giumente, altre volte sono cibo. Se esiste una ragione precisa per cui uno stallone uisce
decide di montare una cavalla normale, o una giumenta uisce accetta di accoppiarsi con un cavallo
normale, io non l'ho ancora scoperta. Ci sono dei cavalli Malvern con del sangue di capall uisce nelle
vene, ma  diluito e vecchio, e si manifesta nei modi pi disparati. Cavalli che amano nuotare, come
Fundamental; puledre dal nitrito acuto che sembra un grido; giovani maschi con le orecchie lunghe e
sottili.
Gi commenta Holly. Funziona allo stesso modo con gli esseri umani.
Mi domando se questo significhi che la sua amante cieca lo ha gi mollato o viceversa, ma
vengo distratto dalla comparsa di Mutt Malvern fra i compratori. Parla e gesticola mostrando una
puledra al centro del recinto come se sapesse tutto di lei, mentre quegli elegantoni degli acquirenti
ascoltano e annuiscono perch sanno che  il figlio del proprietario, perci dev'essere un esperto. Holly
segue il mio sguardo e per un momento restiamo cos, spalla a spalla, a guardare.
Ehi, buongiorno! esclama Holly, e quando vedo a chi si sta rivolgendo, sono contento di non
aver espresso nessun commento negativo su Mutt. Benjamin Malvern ci sta proprio dietro.
Signor Holly. Sean Kendrick ci saluta Malvern. Signor Holly, confido che abbia trovato
qualcosa di suo gradimento?
E intanto mi osserva di sottecchi.
Il sorriso di Holly  ampio e tipicamente americano, una chiostra esagerata di denti
bianchissimi. Caro Benjamin, ci sono molte cose a Thisby di mio gradimento.
Qualcosa del genere a quattro zampe?
Sto considerando Mettle e Finndebar risponde Holly. Malgrado le sue proteste di poco fa,
pronuncia Finndebar senza la minima esitazione.
Malvern dice: Finndebar sforna solo vincenti.
La mia bocca freme al suono delle mie stesse parole dette da qualcun altro.
Holly fa un cenno verso di me. Gi, cos ho sentito. E allora perch la vende?
 soltanto un po' matura.
Un aggettivo che va bene sia per l'et che per l'esperienza, per osserva Holly. Voglio dire,
lei dovrebbe saperlo, ha-ha! Ma che bel paese pieno di bella gente. Oh, vedo che adesso abbiamo tutti i
Malvern qui. Ecco Matthew, tale e quale a suo padre.
Mutt Malvern si  fatto strada fino ad arrivare a portata di orecchio ed  immerso in una
conversazione con un tizio a proposito di una puledra. Credo voglia mostrarsi utile davanti a me o a suo
padre. Sento quello che dice,  ridicolo, ma il tizio annuisce convinto.
Lo sguardo di Malvern  fisso su Mutt: la sua espressione  difficile da interpretare, ma di
sicuro non  orgoglio.
Devo confessare dice Holly, che sono alquanto intrigato dal suo Sean Kendrick qui. Un
braccio destro invidiabile.
Lo sguardo di Malvern sfreccia rapido su di me e poi su Holly. Inarca un sopracciglio. Ho
sentito dire che ha provato a esportarlo.
Gi, ma la sua lealt  troppo forte risponde Holly. Il sorriso che mi rivolge  feroce nella sua
sincerit. Il che  deludente. Si vede che qui  trattato troppo bene.
Mutt mi guarda con gli occhi ridotti a due fessure, e io capisco che sta origliando la
conversazione.
Kendrick  con noi da quasi dieci anni risponde Malvern. Da quando suo padre  morto e io
l'ho preso in casa con noi.
Con questa frase dipinge il ritratto di un povero orfanello seduto al tavolo della cucina,
cresciuto accanto a Mutt, con tutti i privilegi di essere allevato come un Malvern.
Quindi in pratica  come un figlio commenta Holly. Questo spiega il profondo legame. Quei
cavalli hanno tutti la sua impronta, non  vero? La mia opinione, se vuole saperla,  che Kendrick sar
il logico erede della Scuderia Malvern.
Benjamin Malvern stava fissando suo figlio, che ricambia il suo sguardo, ma quando Holly
conclude la frase, gli occhi di Malvern mi scrutano dalla testa ai piedi, e lui arriccia le labbra. Per certi
versi, signor Holly, immagino che sia vero. Riporta lo sguardo su Mutt e aggiunge: Per molti versi.
Non saprei dire cosa intende. Immagino che l'abbia detto perch sta giocando con Holly,
oppure per farsi sentire da Mutt, che dal canto suo ovviamente ha ascoltato.
Holly mi guarda e io vedo che  rimasto colpito quanto me.
Purtroppo continua Malvern, voltando le spalle a Mutt, il buon sangue non sempre si
trasmette. Mi scocca un'occhiata e in quel momento mi rendo conto di non aver mai saputo, nemmeno
una volta, cosa pensa davvero dietro quei suoi occhi infossati e furbi. Non conosco niente di lui a parte
i suoi cavalli e la gelida stanza che mi ha dato sopra le stalle. So che possiede la maggior parte di
Thisby, ma non quali parti di preciso. So che un tempo cavalcava ma adesso non pi, e so che suo
figlio  un bastardo, ma non se sua madre vive ancora sull'isola. So di aver vinto le corse per lui e che
ogni anno prende i nove decimi della vincita, come farebbe con qualsiasi altro suo dipendente.
Malvern dice: Kendrick  nato a cavallo e su un cavallo morir un giorno, e credo non sia
qualcosa che si pu insegnare.  uno di quei rari uomini che riescono a farsi sempre obbedire da un
cavallo, ma che non pretende mai di pi di quello che pu dargli. Se le ha detto di spendere i suoi soldi
per Mettle e Finndebar, allora sarebbe uno sciocco a non farlo. Buona giornata, signor Holly.
Malvern saluta Holly con un cenno del capo e si allontana. Holly mi dice qualcosa, ma non
sento perch sto guardando Mutt. La sua faccia  una maschera di furia e incredulit. In questo preciso
istante non importa che entrambi abbiamo fatto qualcosa per meritarci le parole di Malvern. Importa
solo che hanno colpito nel segno.
Vedo i suoi occhi farsi minacciosi mentre sostiene il mio sguardo. Qualcosa di spietato e
incontenibile artiglia Mutt da dentro. Gira sui tacchi e si avvia a grandi passi verso casa.
Sean Kendrick dice Holly. Cosa stai pensando?
Che non avr vita facile rispondo.
Holly osserva il vuoto che Mutt si  lasciato alle spalle e mi ammonisce: Fossi in te, chiuderei
la porta a chiave stanotte.
Capitolo cinquanta
Puck
La mattina, prima di recarmi alla scogliera per l'allenamento e magari incontrare Sean, Finn e
io andiamo da Dory Maud, lui con la bici e io su Dove. La verit  che Finn spera che gli affidino
qualche lavoretto, e io spero che Dory abbia venduto qualche altra teiera, perch ci  rimasto soltanto
un pezzo di burro, ma niente pane su cui spalmarlo e niente farina per fare il pane.
Entriamo a Skarmouth. A questo punto conduco Dove a mano perch non voglio correre il
rischio che si sloghi una caviglia sul selciato sconnesso, e Finn porta la bici a mano per poter guardare
la vetrina di Palsson senza correre il rischio di cadere dal suo mezzo in movimento.
Guardiamo entrambi sconsolati la vetrina del fornaio mentre passiamo, anche se mi ero
ripromessa di non farlo. Non c' niente che dica orfani come due ragazzi che allungano il collo verso i
vassoi di Pan di novembre e di biscotti e di morbide pagnotte ancora calde che appannano la vetrina.
Finn e io sospiriamo all'unisono e proseguiamo verso Fathom & Figli. Lego Dove davanti al negozio,
mentre Finn dice alla sua bici di stare ferma. Non sono sicura che il negozio sia aperto: Elizabeth e
Dory Maud potrebbero essere alla bancarella sulla strada della scogliera.
Ma la porta si apre e quando entriamo, resto sorpresa nel trovare sia Elizabeth che Dory Maud
in compagnia di un bell'uomo biondo che sta ammirando un cuscino di pietra che Martin Devlin ha
trovato l'anno scorso nel suo campo mentre dissotterrava le patate.
 davvero usato per appoggiare la testa del defunto? chiede l'uomo.
Finn mi rivolge un'occhiata interrogativa. Io studio il tizio.  un forestiero che deve aver
passato i trent'anni ma li porta benissimo. Penso che gli si addica il termine prestante o azzimato o
qualcosa del genere. Tiene in mano un cappello rosso.
Ah, Puck dice Dory Maud. Puck Connolly.
Finn e io ci scambiamo un'altra occhiata.
Piacere di conoscerla dico al forestiero.
Oh, ma non vi ho ancora presentati dice Dory Maud. Signor Holly, questa  Puck Connolly.
Puck, questo  il signor George Holly.
Allora adesso posso dire piacere di conoscerla ripeto piccata. Ho solo accompagnato Finn e
stavo per
Elizabeth sguscia furtiva al mio fianco e mi ficca le unghie nella pelle del braccio.
Aspettate! Ve la rubo solo un attimo cinguetta Elizabeth. Mi trascina nel retrobottega e
chiude la porta. Restiamo io, lei, quattro sedie intorno a un tavolo troppo grande, e un pubblico di
scatoloni pieni di lettere d'amore di Dory Maud ai marinai. Ci ritroviamo faccia a faccia, ed Elizabeth
odora come un vagone di rose inglesi. Puck Connolly, devi essere pi gentile che puoi con
quell'uomo.
Ma io ero gentile.
Non  vero. Ho visto la tua espressione. Non sono mica una stupida! Bisogna incoraggiarlo.
Quell'americano  pi ricco della regina e pensiamo che voglia portarsi a casa un pezzo di Thisby.
Spero che si porti via la statua della fertilit. E cosa avete in mente di appioppargli?
Elizabeth appoggia la schiena alla porta per assicurarsi che nessuno ci interrompa. Annie.
Annie?
Se hai intenzione di ripetere tutto quello che dico, gli dar anche la tua lingua.
Ma Annie  al corrente di questa storia?
Se solo avessi un cervello dentro quella tua testaccia dura. A quel punto si accorge che mi sta
ancora stringendo il braccio e decide di lasciarlo. Adesso esci e ti comporti per bene. Se ci riesci.
La seguo di nuovo nel negozio, accigliata. Tutti gli occhi si spostano su di me. In qualche modo
Finn si  ritrovato a reggere fra le braccia il cuscino di pietra.
Fatto, signore? ci chiede Dory Maud. Non ricordo l'ultima volta che ha usato il termine
signore per riferirsi a qualcuno che non fossero le nostre galline. Il signor Holly stava esprimendo un
certo interesse per te, Puck.
Devo avere la preoccupazione scritta in faccia, perch Holly si affretta ad aggiungere: Sean
Kendrick mi ha parlato di te.
Non ne sapevo niente esclama Dory Maud, rivolta a me. Puck, sai cosa sarebbe magnifico?
Se portassi il signor Holly da qualche parte a fare colazione.
Oh protestiamo Holly e io all'unisono.
Ho Dove che mi aspetta fuori dico.
Holly mi rivolge un'occhiata eloquente e dice: E io stavo andando ad assistere agli
allenamenti. Decido che mi piace. Il fatto che sia un bell'uomo ha la sua importanza, ma c'entra anche
il suo acume.
Allora puoi accompagnarlo da Palsson per fargli assaggiare un Pan di novembre. Ovviamente
anche Annie sa prepararli, perfino meglio di Palsson dichiara Dory Maud. Poco fa stava giusto
dicendo che le sarebbe piaciuto prepararli per lei, signor Holly, ma non c' tempo. Se li compra da
Palsson, potr portarsi dietro la colazione.
Il sorriso di Holly illumina la stanza; Dory Maud ed Elizabeth ne restano folgorate.
Posso avere il piacere di comprarne uno anche a te, signorina Connolly? chiede Holly. E
anche a tuo fratello?
Penso che potrei morire trafitta dallo sguardo tagliente di Elizabeth. Uno sguardo che dice Ti ho
detto che  un americano straricco con un sacco di soldi da spendere. Io guardo lei e Dory Maud con
occhi di fuoco. Ma certo. E, Dory, se mi dai qualche spicciolo, ne comprer uno anche per Annie.
Si svolge una piccola battaglia di sguardi, poi Dory Maud si arrende e mi porge qualche
moneta. E cos sono due Connolly trionfanti che scortano George Holly fuori da Fathom & Figli, Finn
da una parte e io dall'altra. Holly mi osserva slegare Dove con grande interesse, e io lo guardo
osservarmi con interesse ancora maggiore. Il modo in cui i suoi occhi studiano Dove, dal garretto alla
grassella, alla linea del dorso, alla curva della spalla, mi dice che non  un turista qualsiasi. Mi
domando quanto bene conosca Sean.
Lo sa dice Finn mentre ci avviamo da Palsson, ringalluzzito dalla prospettiva di mettere del
cibo nello stomaco che Annie  cieca, vero?
Non del tutto lo corregge Holly. Non del tutto cieca, voglio dire.
Ah, cos le hanno detto! esclama Finn. Li fisso a bocca aperta. Chi  quest'uomo che riesce a
far sbottonare Finn cos in fretta?
Gi risponde Holly, affabile. Inclina la testa verso Finn e domanda: Dunque, cosa sarebbe di
preciso un Pan di novembre?
La sua domanda trasuda una curiosit cos genuina che Finn si sente spinto a parlare con
maggiore foga, descrivendone la crosta umida, il nettare che cola dal fondo, la glassa che affonda nella
pasta ancor prima di poterla leccare via. Probabilmente  la cosa pi carina che abbia visto in vita mia:
George Holly che chiede a mio fratello informazioni sui dolci. Quando Holly mi guarda di sottecchi, gli
rivolgo un'occhiata tagliente che immagino non ricada nella definizione di "gentile". Del resto non
credo che lo sveglio e affabile George Holly si lasci abbindolare facilmente come credono Dory Maud
ed Elizabeth.
Entriamo tutti e tre da Palsson. Mi sforzo di avere un'aria dignitosa, ma  difficile non lasciarsi
sopraffare dal profumo delizioso di cannella e miele e lievito Il negozio di Palsson si trova
sull'angolo ed  inondato di luce che proviene dalle vetrine. Lungo le pareti sono allineate mensole di
legno immacolate; la luce del sole filtra attraverso i vetri e proietta grandi riquadri dorati sul
pavimento. Ogni mensola trabocca di torte e pasticcini, treccine alla cannella e Pan di novembre,
cannoli e biscotti. La parete dietro il bancone, l'unica senza tutto quel bendidio,  fiancheggiata di
sacchi di farina che aspetta di essere trasformata in pane e dolci. Sento perfino l'odore della farina,
perch ce n' tantissima, ed  gi dolce e appetibile di suo. Tutto  bianco e dorato e sa di miele e
zucchero, e penso che potrei vivere qui dentro, e dormire tra i sacchi di farina.
Oggi, come sempre, il negozio  affollato di clienti e di casalinghe che conversano meglio l,
visto che non sono loro a infornare. George Holly attira sguardi e mormorii mentre lui e Finn si
muovono tra gli scaffali e si mettono in fila. A Holly questo posto calza come un guanto, con i suoi
capelli dorati come un Pan di novembre.
Tua zia  una donna molto forte mi dice.
Dory Maud? faccio io.
Lei.
Se Dory Maud gli ha detto che siamo parenti, ho il sospetto che ricomincer a sputare. Non 
mia zia.
Lui si scusa con garbo. Oh, come non detto. Sembravate molto intime. Non intendevo essere
scortese.
Siamo tutti molto intimi qui a Thisby rispondo. Resti qui un mese e Dory Maud diventer
anche sua zia.
Finn ridacchia fissando il pavimento.
Diamine commenta George Holly. Che prospettiva inquietante.
La coda va avanti. La testa di Finn gira da una parte e dall'altra come quella di un gufo, mentre
studia i vassoi per valutare i pregi delle diverse offerte.
Sean Kendrick mi ha detto che il tuo pony ha delle buone zampe commenta Holly in tono
colloquiale. Sento qualcuno dietro il bancone dire cappello rosso.
Cavalla.
Come?
 alta quindici palmi.  una cavalla. Lui ha detto pony?
Oh, mi scusi tanto, signora dice Holly. La frase  rivolta a Mary Finch che si  appena infilata
fra lui e una mensola per arrivare alla vetrina, e la mano di lei lo ha toccato non voglio nemmeno
pensare dove, un incidente non del tutto casuale suppongo. Holly si sposta verso il bancone e riprende
un contegno prima di rivolgersi di nuovo a me. Gi alla spiaggia corre voce che Kendrick abbia detto
che se il tuo pony la tua cavalla va dritta mentre i capaill uisce tendono a destra, potresti avere
qualche possibilit.
Mi domando se Sean ne sia davvero convinto. Mi domando se io ne sono davvero convinta.
Devo esserlo per forza, altrimenti che accidenti sto facendo? Immagino sia questo il piano. Be', visto
che siamo in vena di confidenze, come mai conosce cos bene Sean Kendrick?
Mary Finch torna indietro e si struscia di nuovo contro George Holly. Lui sgrana gli occhi nel
ricevere un altro assaggio dell'ospitalit di Skarmouth. Mi sforzo di non ridere.
Oh fa lui. Be', sono andato a vedere i cavalli di Malvern e ci siamo conosciuti l.  uno tipo
un po' strambo, e con questo voglio dire che mi sta piuttosto simpatico.
Finn tamburella sul bancone per attirare l'attenzione di Holly verso le torte che hanno appena
messo nella vetrina. Per un breve istante tornano entrambi bambini con l'acquolina in bocca e una
smania entusiasta che nemmeno la consapevolezza di essere ormai arrivati alla fine della coda riesce a
contenere.
Visto che siamo in vena di confidenze dice Holly, tu quanto lo conosci?
Mi sento avvampare, e la cosa mi irrita. Al diavolo i miei capelli rossi con tutti i loro effetti
collaterali. Una volta mio padre ha detto che se non avessi avuto i capelli rossi di mia madre, non sarei
arrossita cos facilmente n avrei detto tante parolacce. Non mi pare giusto. Non arrossisco quasi mai
n dico parolacce, anche ci sono state un mucchio di occasioni che me lo chiedevano a gran voce. Sono
una persona piuttosto equilibrata, direi, date le circostanze.
Finn sgrana gli occhi, curioso di sentire la mia risposta. Abbastanza bene. Siamo amici.
Come tu e tua zia? domanda Holly. Quando io mi acciglio, allora aggiunge: Come cugini?
O fratelli?
Non lo conosco bene quanto Mary Finch conosce lei ribatto acida. Quando lui mi guarda
perplesso, imito il gesto di un pizzicotto e lui fa una smorfia come avesse sentito di nuovo su di s le
attenzioni di Mary.
Giusto dice Holly.
Siamo arrivati al bancone dove Bev Palsson prende il denaro e consegna i dolci. Finn compra
una quantit vergognosa di treccine alla cannella con i soldi di Dory Maud. Una volta che sono nelle
nostre mani e siamo usciti per tornare dov' legata Dove, Finn invita George Holly ad assaggiare uno
dei dolci per vedere la sua reazione. Holly ne addenta uno, con il miele che gli cola dalle labbra, e
chiude gli occhi mostrando un piacere cos intenso che ho il sospetto che esageri per fare contento Finn.
Si dice commenta Holly che il cibo abbia un sapore migliore nei ricordi. Non vedo come
questo possa migliorare in un ricordo.
Finn gongola a queste parole, come se fosse stato lui a fare quei dolci. Scorgo qualcosa di
malinconico nell'espressione di Holly; penso che forse l'isola ha cominciato a stregarlo, e questo me lo
rende ancor pi simpatico. Chiunque Thisby scelga di sedurre non pu essere tanto male.
Holly chiede: Finn, saresti cos gentile da tornare dentro e chiedere un altro sacchetto per poter
dividere i dolci? E gi che ci sei, mi prenderesti anche un'altra treccina da portarmi in albergo? E
prendine una anche per te, cos non avrai l'altra mano libera.
Una volta che Finn si  allontanato, Holly dice: Puck, sto per fare un passo cos lungo che
forse non riuscir pi a tornare indietro. Ma ci sono parecchie persone a cui non piace affatto l'idea di
averti sulla spiaggia. Non so se hai saputo.
Ripenso a Peg Gratton che mi dice di non permettere a nessuno di stringere le cinghie della mia
sella. All'improvviso perdo ogni appetito per la colazione appiccicosa di miele. Mi  arrivata voce.
C' della sincera apprensione sul volto di George Holly. Tu sei la prima, vero? La prima
donna?
 strano sentirsi chiamare donna, ma annuisco.
Ho sentito che laggi  brutta sul serio prosegue. Non direi niente se non pensassi che 
molto pericoloso.
Quanto ha fatto in fretta George Holly a diventare uno di noi Io garegger in una corsa contro
una ventina di capaill uisce e lui pensa che siano gli uomini che dovrei temere.
So di non dovermi fidare di nessuno dico, tranne
Holly mi studia. Hai una cotta per lui, vero? Che strano posto  quest'isola, affascinante e
repressa.
Gli scocco un'occhiataccia, e con sollievo sento di non essere arrossita. O forse sto ancora
arrossendo e le mie guance non possono diventare ancora pi rosse. Non sono io quella che si fa
intortare da tre sorelle con quattro occhi e mezzo in tutto.
Holly ride di cuore. Verissimo.
Dove allunga il muso verso il mio Pan di novembre e io la respingo con una leggera gomitata.
Annie  una brava persona dico. Lei pensa che sia attraente?
S.
Immagino che anche Annie la trovi attraente dichiaro e gli rivolgo un sorriso malizioso.
Dato che non riesce a vedere a un palmo dal naso. Fossi in lei, per, non conterei troppo sul fatto che
Annie le prepari questi dolci. C' una ragione per cui il negozio di Palsson  pieno di casalinghe. Le
donne di Thisby sono pigre.
Pigre come te?
Diciamo.
Penso di riuscire a farcela. Alza lo sguardo; Finn  appena uscito dal negozio con due
sacchetti e l'aria gongolante. Holly mi dice: Ti auguro con tutto il cuore buona fortuna, Puck
Connolly. E spero che non aspetterai che Sean Kendrick si renda conto di essere troppo solo.
Vorrei chiedergli Aspettare per fare cosa? ma Finn si avvicina, e questa non  una domanda da
fare davanti a uno dei miei fratelli.
Cos ci congediamo: Holly va per la sua strada ad assistere agli allenamenti sulla spiaggia, io
per la mia a portare Dove in cima alla scogliera, e Finn si prepara a tornare da Dory Maud per fare
qualche lavoretto extra.
Hai sentito il suo accento? mi chiede Finn.
Non sono mica sorda.
Al posto di Gabe me ne andrei in America invece che sul continente.
La frase inaridisce ogni germoglio di buonumore che stesse sbocciando nella mia anima. Se tu
fossi al posto di Gabe, ti prenderei a schiaffi.
Finn rimane imperturbabile. D a Dove una pacca amichevole sulla groppa e fa per andarsene.
Ehi! Lo fermo e tolgo altri due dolci dal sacchetto. Ora puoi andare.
Lui trotterella via felice per il cibo ricevuto. Io tengo in equilibrio i miei dolcetti con una mano
e con l'altra prendo le redini di Dove per condurla sulla scogliera. Penso al commento di George Holly
sul cibo che ha un gusto migliore nei ricordi.  una frase sfacciatamente ottimista: d per scontato che
non esister soltanto il momento in cui stacchi il primo morso, ma molti altri in seguito che
trasformeranno quel morso in un ricordo. Il mio futuro non  cos certo da permettermi di pensare a
cosa ne sar di quel sapore. E comunque, adesso per me il Pan di novembre ha un sapore dolcissimo.
Capitolo cinquantuno
Sean
Sono in cima alla scogliera gi da un po' quando arriva Puck. Non sono da solo: oltre una
ventina di appassionati di corse si sono appollaiati sulle rocce per osservare Corr e me da vicino, pur
tenendosi a distanza di sicurezza. Puck li squadra uno per uno con occhi torvi, tanto che un paio si
muovono a disagio sotto il suo sguardo di fuoco. Non so cosa aspettarmi da lei dopo la notte scorsa.
Non so come rivolgermi a lei. Non so cosa si aspetta da me, o cosa io mi aspetto da me.
Tutto quel che ottengo  un saluto silenzioso e un Pan di novembre in mano. Ne mangiamo uno
ciascuno sotto lo sguardo attento dei turisti, poi ci puliamo le mani appiccicose sull'erba.
Puck scruta gli spettatori con aria cupa. Dove si intimidisce quando ci sono cavalli d'acqua nei
paraggi.
Com' giusto che sia.
Lei rivolge a me la sua espressione feroce. Be', non sar d'aiuto durante la gara, ti pare?
Io studio la sua cavalla falba.  consapevole della presenza di Corr, ma non sembra spaventata.
Non deve per forza amarli dico. Un po' di rispetto la far correre pi veloce. Solo se tu non
hai paura che lei abbia paura.
Vedo che Puck sta elaborando il concetto. Stringe gli occhi esaminando Corr, e mi domando se
stia rammentando la nostra cavalcata sulla scogliera.
Di me stessa mi posso fidare dice lei. Mi guarda come se fosse una domanda, ma lei  l'unica
che pu rispondere.
Pronta per l'allenamento? le domando.
Ci alleniamo.
Corr non  affatto stanco per la galoppata di ieri notte, e la cavalla di Puck  fresca e vivace nel
vento. Ci giriamo intorno e ci rincorriamo, galoppiamo e ci incitiamo a vicenda. Sprono Corr avanti
finch lui non si distrae e allora Puck ci raggiunge, le orecchie della sua cavalla dritte e fiere. Corriamo
fianco a fianco senza fare a gara, per il puro gusto di correre.
Mi dimentico che ci stiamo allenando, dimentico che mancano pochissimi giorni alla gara,
dimentico che lei  su un normale pony isolano e io su un capall uisce. C' soltanto l'aria che mi
solletica le orecchie e la pallida mezzaluna del suo sorriso fugace e il peso familiare di Corr nelle mie
mani.
Passa un'ora senza che me ne accorga e allora devo fermare Corr. Non voglio affaticarlo
troppo. Anche Puck ferma Dove. Per un momento mi pare che stia per dire qualcosa, ha la lingua
premuta contro i denti. Ma alla fine non fa altro che restituirmi le mie parole. Ci vediamo domani
sulla scogliera?
Puck
Sean viene l'indomani e il giorno dopo e quello dopo ancora. Penso che domenica non lo vedr
perch non l'ho mai incontrato alla messa di San Columba e non ho idea di dove vada. E invece dopo
la messa salgo sulla scogliera e lo trovo l, con lo sguardo attento gi rivolto alla spiaggia.
Assistiamo agli allenamenti senza scambiarci pi di qualche parola e il giorno dopo torniamo a
cavallo. A volte corriamo fianco a fianco, altre volte a distanza e ci scorgiamo a malapena. Di quando
in quando ripenso al suo pollice sul mio polso e fantastico di sentire di nuovo quel contatto. Ma in
genere penso a come mi guarda, con rispetto, e credo che questa sia la cosa che vale pi di tutte.
L'unico problema, per,  che pi osservo lui e Corr insieme, pi penso a quanto sarebbe
intollerabile per Sean perderlo.
Ma non possiamo vincere entrambi.
Sean
Cavalchiamo insieme per una settimana finch la mia routine quotidiana gi alla spiaggia
diventa un vago ricordo. Mi mancano le mattinate solitarie sulla sabbia, ma non tanto da rinunciare alla
compagnia di Puck. In realt certi giorni ci rivolgiamo a stento la parola, ma  diverso che stare da solo
e non saprei dire perch. D'altro canto, per, nemmeno Corr e io abbiamo mai avuto bisogno di parole.
In buona sostanza si tratta di ore passate a cavalcare Corr senza sforzarlo troppo, irrobustendo
quello che c' gi, e di ore passate a osservare Puck che inventa nuovi giochi per mantenere sempre
desto l'interesse di Dove. La pancia gonfia di Dove  scomparsa, sia per gli allenamenti regolari sia per
il foraggio migliore. Anche Puck sta cambiando: adesso appare molto pi salda quando cavalca. Alla
petulanza impacciata  subentrata un'apprezzabile sicurezza in se stessa. La trasformazione del cavallo
e del cavaliere che ho visto sulla battigia qualche settimana fa  straordinaria e non mi domando pi
perch mi alleno con lei.
Non saprei dire con precisione l'esatto momento in cui mi rendo conto che Corr sta mettendo
alla prova la cavalla, senza esagerare. Dove tiene il passo con noi. Perfino dopo un'ora di allenamento.
Anche se ha un capall uisce a fianco.
Fermo Corr. Lui inciampa con voluta goffaggine e si pavoneggia con la cavalla, e io agito le
redini per ricordargli che sono qui. Puck ci mette qualche istante per accorgersi che mi sono fermato.
Torna indietro. I fianchi di Dove ansimano e le sue narici fremono, ma ha le orecchie dritte e attente.
Direi che possiamo concludere qui le dico.
L'espressione di Puck  tra il corrucciato e il sorridente. Non mi ha sentito. Ripeto la frase.
Capisco che adesso mi ha sentito perch il sorriso svanisce.
Fai sul serio? mi domanda.
Sul serio. Domani dovresti portarla gi alla spiaggia per assicurarti di riuscire a gestirla anche
in mezzo agli altri. Per farci l'abitudine.
Adesso  soltanto corrucciata. Due giorni non sono molti per farla abituare.
Non deve servire a lei, ma a te. Ed  soltanto un giorno, non due le rammento. Corr danza sul
posto, e io lo fermo stringendo le gambe. Il giorno prima della gara la spiaggia  proibita ai cavalli.
Domani  l'ultimo per allenarsi sulla sabbia.
Dove si gratta la pancia con uno zoccolo posteriore come fanno i cani. Quando fa cos, perde
ogni aria da possibile vincente, e Puck deve saperlo perch sbuffa irritata e le pianta uno stivale nel
fianco per farla smettere. Non  che lo dici solo perch ti ho portato un dolcetto, vero?
No. Da quando ho cominciato a partecipare alle corse, c' sempre stata questa regola.
Lei studia la mia espressione per capire se dico sul serio e poi fa una smorfia. Intendevo
quando dici che abbiamo una possibilit.
Corr si flette intorno alla mia gamba, irrequieto, non sopporta pi di stare fermo. E questo mi
ricorda che devo scambiare il suo box con quello di Edana. Dato che non  stata portata alla spiaggia
per allenarsi, Edana sta diventando sempre pi nervosa nel suo box senza finestra. La veduta dalla
finestrella di Corr non  niente di che, ma servir a tenerla buona fino a dopo la corsa, quando avr di
nuovo tempo per occuparmi di lei.
Non lo avrei detto se non lo pensassi.
Intendo una vera possibilit di farcela. Puck distoglie lo sguardo, come se credesse che l'idea
di batterci entrambi per il primo posto potrebbe offendermi.
Ci sono un sacco di soldi in palio anche per il secondo e terzo posto rispondo. Le sue dita
giocherellano con un nodo della criniera di Dove. Possono bastare?
La voce di Puck  fievole. Sarebbero un aiuto, certo. Poi il suo tono cambia di colpo.
Dovresti venire a cena da noi. Ci saranno fagioli o qualcos'altro di veramente squisito.
Esito. In genere ceno a casa, in piedi, con la porta aperta, pronto a scendere di nuovo nella stalla
per finire il mio lavoro. Mai con le gambe sotto un tavolo, in cerca di parole adatte a conversare. A
cena con Puck e i suoi fratelli? Ormai manca pochissimo alla gara. Devo lucidare la sella e gli stivali.
Devo lavare i calzoni e cercare i guanti in caso di pioggia o di vento gelido. Devo scambiare Corr ed
Edana di posto, e pulire i loro box. E magari fare un salto in macelleria per vedere se hanno ancora
qualcosa di buono per Corr.
Okay dice Puck.  particolarmente svelta a nascondere la delusione. Se non la guardi in
faccia, la dissimula prima ancora che tu te ne accorga. Hai da fare.
No rispondo. No, io vedr cosa posso fare. Prover a liberarmi. Ma cosa sto pensando?
Non avr tempo di liberarmi. Non sono bravo a conversare a tavola. Vorrei aver parlato prima di notare
la sua delusione.
Puck si rassegna. Se non ce la fai, ci vediamo domani alla spiaggia?
Di questo sono sicuro. A cavallo,  facile essere sicuri. S.
Capitolo cinquantadue
Puck
Gabe porta a cena un pollo e Tommy Falk. A dirla tutta, non mi dispiace vedere nessuno dei tre:
Gabe, perch  passato un sacco di tempo da quando abbiamo cenato insieme l'ultima volta; il pollo,
perch significa niente fagioli; e Tommy Falk, perch la sua presenza mette Gabe di buonumore. Si
lanciano il pollo spennato che vola sopra la mia testa finch non perde l'involucro e io li sgrido mentre
lo raccolgo da terra.
Se poi moriamo tutti di peste o di qualunque altro germe ci sia su questo pavimento, voglio
che si sappia che non  stata colpa mia li avverto. Alla pelle increspata del pollo  rimasto appiccicato
un grumo di sporcizia.
Lavalo. Un po' di polvere non ha mai ucciso nessuno dice Tommy Falk. Gabe dice che fai
un pollo spaventoso.
Finn, seduto ad attizzare il fuoco nel caminetto senza ottenere altro che un sacco di fumo,
interviene per la prima volta. Be', di sicuro non lo fa bene.
Decidete: o chiudete il becco o ve lo cucinate da soli. A un esame pi approfondito, mi rendo
conto che la sporcizia sul pavimento  l'ultimo dei miei problemi. Ho le mani luride. Ci metto
un'eternit a lavarle, e anche dopo che sono tornate bianche odorano ancora di Corr e di Dove.
Gabe si accovaccia davanti alla radio nel tentativo di trovare qualche stazione musicale del
continente, ma di solito funziona solo col tempo buono e dopo i dovuti tributi sacrificali. In assenza di
musica, Tommy Falk si mette a cantare una canzone che ha sentito alla radio prima della tempesta. La
casa sembra viva per la prima volta da mesi.
Le band, Gabe dice Tommy. Si  seduto accanto a Finn per aiutarlo a trasformare il fumo in
fiamme. Si allunga per prendere la fisarmonica di mio padre che giace abbandonata vicino alla poltrona
e si mette a suonare lo stesso motivo che stava cantando: sembra pi lugubre con la fisarmonica. Ci
pensi? Concerti.
Sta parlando del continente,  chiaro. Perch fra un paio di giorni non ci sar soltanto la corsa.
E le auto aggiunge Gabe. E arance tutti i giorni.
E le band chiosa Tommy.
Finn tiene gli occhi fissi sul fuoco.
Io sul pollo.
Non fare quella faccia dice Tommy notando la mia espressione. Non  che non torneremo
pi. E vi manderemo anche dei soldi. Non hai visto i vestiti nuovi di Esther Quinn? Suo fratello 
andato sul continente a vendere qualcosa a qualcuno e manda sempre a casa i soldi ecco perch
Esther sembra uscita da una rivista di moda. Quand' che torneremo in visita, Gabe? A Pasqua magari?
Pasqua  un bel periodo per tornare. E ci lanceremo altri polli.
Gabe prende la fisarmonica dalle mani di Tommy e comincia a suonare. Mi ero dimenticata
quanto fosse bravo. Tommy mi afferra una mano e accenna un passo di danza. Io punto i piedi perch
non mi piace quando qualcuno mi tocca senza preavviso. E anche perch ci vuole ben pi di un ballo
per tirarmi su di morale. Tommy dice: Andiamo, sai muoverti pi svelta di cos! Tutti dicono che eri
una scheggia stamattina sulla scogliera.
Per un momento abbasso la guardia e lui mi fa fare una piroetta. Davvero?
Dicono che tu e Sean Kendrick facevate scintille sulla scogliera. Tommy mi fa fare un altro
giro e sogghigna. E quando dico tu e Sean Kendrick, intendo tu e Sean Kendrick. E con scintille,
intendo che facevate scintille.
Mi fermo di botto e costringo lui a una giravolta. Fingo che stia parlando della gara. Sei
preoccupato?
 Gabe che dovrebbe preoccuparsi risponde Tommy. Mi prende di nuovo la mano e mi lancia
in un giro talmente ampio che temo per gli oggetti sul bancone. Perch la sua sorellina si sta
trasformando in una gran bella ragazza.
La mamma diceva che non avrei mai dovuto sentirmi obbligata a fare qualcosa dalle paroline
dolci degli uomini, ma Tommy Falk non sembra volermi persuadere a fare qualcosa, cos accetto con
piacere il complimento.  una bella sensazione e non mi dispiacerebbe riceverne altri.
Gabe smette di suonare a met di una strofa e stringe i bordi della fisarmonica come fosse un
libro aperto. Tommy, non mi costringere a prenderti a pugni. Kate, quando  pronto il pollo?
Le labbra di Tommy si muovono a dire Oooooh, Kate, ma Gabe si rifiuta di abboccare.
Fra una ventina di minuti rispondo. Forse trenta. O magari solo dieci. A quel punto si sente
bussare alla porta. Ci scambiamo tutti un'occhiata, Tommy perplesso quanto noialtri. Nessuno si
muove, cos alla fine mi pulisco le mani sui pantaloni, vado alla porta e apro uno spiraglio appena.
Dall'altra parte c' Sean Kendrick, con una mano in tasca e l'altra che stringe una pagnotta.
Non ero preparata a vedere Sean, cos lo stomaco mi gioca quello strano scherzetto che significa
fame o inquietudine. C' qualcosa di profondamente sconcertante nel vederlo cupo e immobile sulla
nostra soglia.
Apro un po' di pi la porta. Fa freddo fuori. Sei riuscito a liberarti.
 ancora valido l'invito?
Sicuro. Siamo io, Gabe, Finn e Tommy Falk.
Ho portato questa. Mi mostra la pagnotta, che ovviamente ha comprato da Palsson:  ancora
calda e spande un aroma delizioso. Dev'essere appena passato dal fornaio.  cos che si fa?
Be', se l'hai fatto, vuol dire che va bene cos.
Puck, chi ? domanda Gabe.
Spalanco la porta per dargli la risposta. Tutti spostano lo sguardo su Sean impalato sulla soglia
con una mano in tasca e l'altra che stringe la pagnotta, e all'improvviso mi viene in mente che agli
occhi degli altri pu sembrare che Sean mi stia facendo il filo. Non ho il tempo di spiegare come stanno
le cose, perch Tommy balza in piedi e scoppia a ridere. Sean Kendrick, vecchio mio. Come va?
Lo accogliamo in casa e Gabe va a chiudere la porta, cosa che mi sono dimenticata di fare
nell'impeto di gioia. Gabe cerca di separare Sean dalla sua giacca, mentre Tommy dice qualcosa sul
tempo, e tutti parlano ad alta voce senza motivo, perch in fondo sono soltanto Gabe e Tommy e,
sporadicamente, Finn a parlare. Sean, come al solito, riesce a esprimersi con una sola parola laddove gli
altri ne usano cinque o sei. In mezzo a tutto questo, mentre Sean si sfila la giacca mi lancia un'occhiata
da sopra una spalla e mi sorride, un gesto fugace, appena accennato, poi si volta di nuovo verso
Tommy.
Sono contenta per quel sorriso, pap una volta mi ha detto che bisogna essere riconoscenti per i
doni pi rari.
Dopo qualche minuto Tommy e Gabe si mettono a giocare a carte davanti al caminetto perch
tanto non c' nessuno a proibirgli di farlo. Finn si limita a osservarli perch non ha ancora deciso se 
peccato oppure no. Sean mi raggiunge davanti al piano della cucina, abbastanza vicino perch io senta
odore di fieno e acqua di mare e segatura.
Dammi qualcosa da fare mi dice.
Io gli metto un coltello in mano. Taglia qualcosa. La tua pagnotta.
Lui comincia ad affettarla con uno zelo quasi religioso. A bassa voce dice: Ho visto Ian Privett
dopo che te ne sei andata. Ha portato fuori Penda quando tutti gli altri se n'erano andati e l'ha fatto
allenare sodo. Era veloce prima, ed  ancora pi veloce adesso. Uno da tenere d'occhio.
Ho sentito dire che in genere accelera e rientra all'ultimo momento.
Sean mi guarda con un sopracciglio inarcato. Vero. Privett lo ha perduto quattro anni fa
quando  caduto durante la gara. Ma prima di allora mi ha battuto due volte con Penda.
Quest'anno non ti batter sentenzio.
Sean non dice niente. Non ce n' bisogno: so che sta pensando alla possibilit di perdere Corr.
Rigiro i pezzi di pollo nella pentola.  pronto, ma ancora non mi va di sedermi a tavola.
Dopo una pausa, Sean dice: Stavo pensando Nessuno vorr stare all'interno, dato che il
mare sar piuttosto agitato il primo del mese.
Allora ci star io in riva al mare, visto che a Dove non disturba.
Intanto lui ha finito di tagliare il pane, ma continua a sistemare le fette come se ci stesse ancora
lavorando.
Anch'io stavo pensando dico che dovrei restare indietro, in modo da risparmiare le energie
di Dove per l'ultimo tratto del percorso.
Quando magari il gruppo si sar assottigliato? riflette Sean. Per io non aspetterei a lungo
n resterei troppo indietro. Dove non  abbastanza potente da raggiungere un gruppo troppo staccato.
Ho intenzione di stare alla larga dalla cavalla pezzata, e lei sicuramente sar in prima linea
aggiungo. Ho visto come la cavalca Mutt.
Gli occhi di Sean si riducono a due fessure. Capisco che apprezza il fatto che io l'abbia notato, e
io apprezzo il fatto che lui apprezzi.
Quello di Blackwell  un altro da tenere d'occhio dice Sean. Era suo lo stallone che ha
tentato di aggredirti, ma adesso se n' procurato uno nuovo che  dannatamente veloce. Lo dice senza
malizia.
Ovviamente c' un cavallo che sar un temibile avversario, ma non l'ho mai visto in una gara
vera e il suo cavaliere non ha mai lasciato trasparire il bench minimo indizio su come si comporter.
Tu e Corr dove sarete? domando.
Sean preme due dita sul bancone e raccoglie le briciole in un mucchietto. Noto che le sue dita
sono sempre macchiate come le mie. Vicino a te e Dove risponde.
Lo guardo sbalordita. Non puoi rischiare di non vincere. Non a causa mia.
Sean non alza gli occhi dal piano di lavoro. Faremo la nostra mossa quando voi farete la
vostra. Tu all'interno, io all'esterno. Corr pu spostarsi dal centro del gruppo; l'ha gi fatto altre volte.
Non dovrai preoccuparti di quel lato.
Non sar il tuo punto debole, Sean Kendrick.
Adesso alza gli occhi su di me. Con voce morbida e bassa, mormora: Ormai  troppo tardi per
questo, Puck.
Mi lascia di stucco e cos fisso il lavandino incapace di pensare a cosa devo fare.
Puck esclama Gabe. La pentola!
Il bollore eccessivo sta facendo traboccare il brodo di pollo e per un momento sembra che
avremo fiamme per cena, ma in qualche modo riesco a togliere la pentola dal fuoco e a spegnere il
fornello.
I ragazzi si sono tutti stretti intorno al tavolo ora che la cena sembra imminente. Hai ragione,
Gabe dice Tommy. Fa un pollo spaventoso. Ha cercato di morderla!
Ah, ma Puck sa restituire un morso ribatte Gabe.
Finn comincia a servire il brodo nelle scodelle, mentre io asciugo le sgocciolature. Tommy
racconta che la sua cavalla uisce si fa staccare dagli altri cavalli, ma si ringalluzzisce quando vede i
loro deretani. Gabe versa a tutti un bicchiere d'acqua, anche se nessuno gliel'ha chiesto. E nel
frattempo ce la metto tutta per evitare di posare lo sguardo su Sean, perch sono sicurissima che
nessuno al tavolo vorrebbe perdersi il momento in cui lo guardo e scopro che anche lui mi sta
guardando.
Capitolo cinquantatr
Sean
Mi sveglio al suono di un lamento. Sono tornato tardissimo stanotte e ci ho messo parecchio ad
addormentarmi. Resto sdraiato un altro istante. La stanchezza mi impedisce di svegliarmi
completamente ma c' quel lamento.
Un lamento che si trasforma in un pianto di sofferenza. Sono sveglio adesso. Sveglio e ho gi
infilato giacca e stivali. Scendo le scale con in mano la torcia elettrica.
La stalla  buia, ma sento del movimento: non nel corridoio, nei box. I cavalli sono svegli. O 
stato il rumore a svegliarli, oppure qualcuno  stato qui. Tengo la torcia spenta e mi avventuro
nell'oscurit.
Il lamento si fa sempre pi forte a mano a mano che percorro la corsia centrale. Viene dal
vecchio box di Corr, quello dove ho appena messo Edana.
Scivolo lungo il corridoio il pi in fretta e in silenzio possibile. Il pianto  cessato, ma adesso
sono sicuro che era di Edana. Nel buio la scorgo a malapena nel box. Dalla finestra filtra la luce
azzurrata della notte: mi basta per avvicinare il viso alle sbarre e sbirciare dentro.
Quando Edana geme ancora, io indietreggio di scatto: il suo muso  a un palmo dal mio viso.
Ha la testa appoggiata alle sbarre, il collo addossato alla parete, il naso rivolto al soffitto e la mascella
spalancata.
Sussurro il suo nome e lei mi risponde con un fievole lamento. Il mio sguardo segue la linea del
suo collo fino al garrese e ai fianchi abbassati. Non ho mai visto un cavallo stare in questa posizione.
Mi sento stringere lo stomaco mentre apro la porta ed entro nel box. Ora che il suo corpo si staglia
contro la luce della piccola finestra, vedo che  appoggiata alla parete con la testa e il collo, come un
cane. Ha le zampe posteriori divaricate come se il pavimento fosse scivoloso.
Le tocco una spalla: sta tremando. Mi coglie un terribile presentimento. Faccio scorrere la mano
sulla sua spina dorsale e poi mi accovaccio per esaminare le cosce e i garretti. Edana si lamenta.
Tolgo la mano e la sento bagnata. Me la porto davanti agli occhi, ma non c' bisogno di
avvicinarla ulteriormente per sentire l'odore del sangue. Accendo la torcia.
Le hanno tagliato entrambi i tendini dei garretti.
Il bordo superiore della ferita ha gli angoli rivolti all'ins come un ghigno spettrale, e il sangue
sgorga a fiotti.
Mi sposto verso la sua testa e lei si agita nel tentativo di nascondere le zampe sotto il corpo. Le
accarezzo la fronte e le sussurro all'orecchio. Buona. Non avere paura. Aspetto che il suo respiro
ansimante rallenti, aspetto che si fidi di me.
Non camminer pi.
Non capisco. Non capisco chi pu aver mutilato Edana, una cavalla che non  nemmeno iscritta
alla gara, una cavalla che non rappresenta una minaccia per nessuno. Questa crudelt disumana aveva
come unico scopo quello di farmela trovare in questo stato e di farmi stare male. Mi viene in mente
soltanto una persona capace di arrivare a tanto per ferirmi.
Mi pare di sentire un rumore dall'altra parte della stalla.
Spengo la torcia.
Nel buio, in questo box, il manto baio di Edana somiglia a quello rosso scuro di Corr. Facile
scambiarli se ci si aspetta di trovare Corr e ci si concentra su come entrare nel box senza farsi colpire.
Di nuovo un movimento gi in fondo.
Esco dal box e mi fermo al centro del corridoio, con le orecchie tese all'ascolto. Il cuore mi
batte all'impazzata. Vorrei solo che il rumore venisse da qualsiasi altra parte ma non dai sette box sul
retro. Vorrei solo che Mutt Malvern si fosse sbagliato di nuovo andando in cerca di Corr. Ci sono altri
cinque box attrezzati per i capaill uisce. Potrebbe aver esplorato gli altri dopo aver scoperto che Edana
era il cavallo sbagliato.
Sento di nuovo quel rumore.
Viene proprio da quei sette box.
Mi metto a correre.
Accendo le luci mentre svolto l'angolo accanto alla porta. Se capisce che sono qui, di certo
abbandoner il suo insano progetto.
Mutt! grido. Sotto la luce impietosa delle lampadine, vedo una striscia di sangue sul
pavimento lasciata da impronte di scarpe. La seguo continuando a correre, ma sto in guardia. Stavolta
 troppo! Mutt!
La mia voce echeggia sotto gli archi della stalla. Nessuna risposta. Forse  scappato.
Corr grida.
Adesso corro come se avessi le ali ai piedi. Con l'occhio della mente rivedo Edana, il collo teso
in maniera innaturale verso il soffitto, il corpo accasciato contro la parete, ormai spacciata anche se
ancora non lo sa.
Se ha toccato Corr, lo ammazzo.
Sbuco da dietro l'angolo come un turbine. La porta del box di Corr  aperta. Mutt Malvern ha
un coltellaccio in una mano, e nell'altra una fiocina a tre denti di quelle usate per infilzare pesci o
volatili. Le punte di ferro della fiocina premono sulla spalla di Corr per costringerlo al muro. La sua
pelle freme e si accappona per il contatto col metallo. Mutt Malvern deve aver pensato parecchio al suo
piano.
Allontanati da lui dico. Per ogni goccia versata del suo sangue ce ne saranno dieci delle
tue.
Sean Kendrick replica Mutt. Mossa sleale da parte tua scambiare i box.
Corr emette un basso ruggito gutturale, un suono che entrambi avvertiamo sotto le piante dei
piedi piuttosto che udirlo. Ma  bloccato dalla fiocina con ben tre punte di ferro, non una sola.
Se conoscessi anche un minimo questi cavalli, avresti capito la differenza, persino al buio.
Mutt mi fissa abbastanza a lungo da vedere che ho ridotto la distanza fra di noi. Indica la fiocina
con un cenno del mento. Non ti avvicinare al box, pagliaccio.
Mi asciugo lentamente la mano insanguinata sul giaccone ed estraggo il coltello a serramanico
dalla tasca. Glielo mostro.
Mutt lo guarda con disprezzo. E pensi di fermarmi con quello?
La lama si apre con uno scatto metallico. Mutt non sar certo la creatura pi grossa a morire per
la sua punta sottile.
Non penso di fermarti dico. Penso che ucciderai il mio cavallo e quando uscirai dal box,
allora ti caver il cuore dal petto e te lo far vedere.
Ho la nausea. Non posso guardare Corr, altrimenti corro il rischio di non farcela.
Mutt dice: Sul serio dovrei credere che mi farai qualcosa mentre ho questi in mano? Ma mi
crede eccome. Glielo leggo negli occhi.
Cosa speri di dimostrare? gli domando. Che sei un cavaliere migliore di me? Che i cavalli ti
amano? Pensi di strappare la stima di tuo padre dalla carne di ogni capall uisce di quest'isola?
No ribatte Mutt. Solo da questo qui.
E ti baster? lo incalzo. Dopo cosa farai?
Niente risponde. Questa bestia  l'unica cosa a cui tieni.
Lui mi scruta, per, e non sembra pi tanto sicuro. Forse perch non aveva previsto di farlo
davanti a me. Nelle sue intenzioni sarei sceso nella stalla al mattino e avrei trovato Corr come ho
trovato Edana. O forse perch sta pensando a un modo migliore di farmi soffrire.
Mi sforzo di trovare qualcosa che soddisfi Mutt pi che azzoppare Corr. Dev'esserci qualcosa.
Ripenso al suo viso contratto durante l'asta e dico: Se vuoi davvero dimostrare a tuo padre quanto
vali, allora dovrai batterci. Sulla spiaggia.
La sua espressione cambia. Quella pezzata diabolica lo ha proprio stregato. Mutt mi squadra
ancora, poi guarda le punte della fiocina sulla spalla di Corr.
So cosa gli passa per la mente, perch passa per la mente anche a me. Benjamin Malvern che
dice a George Holly che io sono il legittimo erede della scuderia. Il nome Skata scritto sulla lavagna
nella bottega del macellaio. La straordinaria velocit della pezzata.
 un canto della sirena che alla fine lo cattura.
Mutt esce dal box. Corr si precipita nello spazio che si  liberato. Ha gli occhi spiritati. Vedo i
tre puntini di sangue che la fiocina gli ha lasciato sulla spalla, e quando Mutt richiude la porta di corsa,
io mi avvento su di lui e gli premo il mio piccolo coltello a serramanico sul collo taurino. Vedo la
carotide che gli pulsa sotto la pelle. La mia lama  a un soffio dall'arteria.
Credevo avessi detto di sfidarci sulla spiaggia ansima Mutt. Corr colpisce la parete del box
con gli zoccoli.
La mia voce sibila attraverso i denti stretti. Ho anche detto che per ogni goccia del suo sangue
ce ne sarebbero state dieci delle tue. Voglio vedere il suo sangue che cola in una pozza come quello di
Edana. Voglio che si accasci contro la parete di legno e si lamenti come lei. Voglio che sappia che non
potr pi camminare. Voglio che ricordi la maschera di morte di David Prince mentre indossa la sua.
Sean Kendrick.
La voce proviene da dietro le mie spalle. Inclino leggermente la testa di lato, senza staccare gli
occhi da quelli di Mutt.
Non  un po' tardi per questo spettacolo?
A malincuore richiudo il coltello di scatto e mi allontano da Mutt. Le mani di Mutt se ne stanno
inerti ai suoi fianchi: impugnano ancora la fiocina e il coltellaccio insanguinato. Ci ritroviamo entrambi
a guardare suo padre, che si  fermato in compagnia di Daly all'ingresso del corridoio. Indossa una
maglia a tre bottoni con cui probabilmente stava dormendo, ma non per questo ha l'aria meno
autoritaria. Daly, rosso di vergogna, non osa guardarmi negli occhi.
Matthew, il letto ti aspetta. La sua voce  bonaria, ma il suo atteggiamento non lo . Malvern
incontra lo sguardo di Mutt e per un istante non accade nulla. Poi l'espressione di Malvern si indurisce
e Mutt si avvia a grandi passi verso l'uscita, passandogli accanto senza dire una parola n lanciarmi
un'occhiata.
Malvern sposta lo sguardo su di me. La tensione mi fa rabbrividire al pensiero di quello che
Mutt stava per fare a Corr, e di quello che io ero pronto a fare a Mutt.
Daly dice Malvern senza voltare la testa. Grazie dell'assistenza. Puoi tornare a dormire
ora.
Daly fa un cenno con la testa e si volatilizza.
Benjamin Malvern e io siamo a un braccio di distanza, e i suoi occhi non si staccano da me.
Hai niente da dire?
Non avrei Chiudo gli occhi per un istante. Devo riprendere un contegno. Devo ritrovare la
calma dentro di me. Non ci riesco: sono devastato. Sono in mezzo all'oceano, le mani levate al cielo.
La corrente non mi sposta. Riapro gli occhi.  provato rimorso.
Malvern inclina la testa da un lato. Mi guarda ancora per un lungo momento, adocchia il
coltello a serramanico, studia il mio viso. Poi stringe le mani dietro la schiena. Kendrick, falla
smettere di soffrire, quella cavalla.
Gira sui tacchi e se ne va.
Capitolo cinquantaquattro
Sean
Il giorno dopo  gelido e impietoso. Il vento morde le zampe dei cavalli e li innervosisce. Le
nuvole, come respiri affannati, fuggono davanti al freddo. C' un oceano grigio sopra e uno sotto di
noi.
Incontro Puck all'inizio della strada per la scogliera. Lei aggrotta la fronte quando mi vede; so
di avere il viso distrutto dalla stanchezza dopo la notte scorsa. Si  calcata in testa un berretto di lana
fatto ai ferri, ma qualche ciocca di capelli le sfugge e le sferza il viso. I venditori si sfiancano per
impedire ai tendoni di volare via. I cavalieri che scendono verso la spiaggia lottano per impedire ai
cavalli di fare lo stesso.
Puck cala l'orlo del berretto con una mano. Poco distante, qualcosa crepita e geme nel vento.
Dove scuote la testa. Ha gli occhi spalancati per il terrore.
Riportala a casa dico a Puck. Non  giornata per stare sulla spiaggia.
Non c' pi tempo ribatte lei. Mi pareva che avessi detto che dobbiamo abituarci alla
spiaggia. Non ci resta pi tempo.
Devo gridare per farmi sentire nel ruggito del vento. Alzo le mani al cielo. Vedi Corr con me?
Questa non  una spiaggia a cui vorresti abituarti. Sabbia assassina, ecco come mio padre chiamava
una giornata come questa. Oggi qualche cavaliere potrebbe morire perch ignaro o disperato o
stupidamente audace.
Puck studia accigliata la strada. Leggo la sua incertezza nella piccola ruga fra le sopracciglia.
Se ti fidi di me, oggi non rischiare. Ti assicuro che pi pronta di cos non potresti essere le
dico. E comunque anche gli altri perderanno quest'ultima giornata.
Lei si morde il labbro per la frustrazione, fissa cupa il terreno per un momento, e alla fine si
decide. D'accordo, come dici tu. Tommy Falk  sceso?
Non lo so. I miei interessi non comprendono Tommy Falk.
Tieni Dove mi dice, visto che non soddisfo la sua curiosit. Vado a vedere se  sceso.
Non voglio che stia su quella spiaggia, con o senza cavallo. Vado io a cercarlo. Tu riportala a
casa.
Allora ci andiamo tutti e due dice Puck. Aspetta un attimo. Chieder a Elizabeth se posso
legarla dietro il suo bancarella. Non muoverti.
Guardo Puck che si avvia verso il banco di Fathom & Figli e poi si lancia in un'animata
discussione con una delle sorelle che se ne occupano.
Una coppia destinata all'insuccesso, Sean Kendrick dice una voce alle mie spalle.  l'altra
sorella di Fathom & Figli, che sta seguendo il mio sguardo. Nessuno di voi due  una casalinga.
Io non stacco gli occhi da Puck. Ti stai facendo trasportare dall'immaginazione, Dory Maud.
Tu non lasci niente all'immaginazione ribatte lei. Te la mangi con gli occhi. Anzi, mi
stupisce che se ne veda ancora qualche pezzetto.
Sposto lo sguardo su Dory Maud.  una donna energica, intelligente e industriosa; perfino io,
dal mio rifugio solitario nella Scuderia Malvern, so che sarebbe capace di sfidare l'uomo pi forte
dell'isola fino all'ultimo penny. E invece cosa rappresenta per te?
L'espressione di Dory Maud  maliziosa. Quello che rappresenti tu per Benjamin Malvern,
solo con meno soldi e pi affetto.
Riportiamo entrambi lo sguardo su Puck, che ha vinto la battaglia con Elizabeth e sta legando
Dove dietro il banco. Il vento furioso le scompiglia le punte dei capelli e sferza la criniera di Dove.
Rammento la sensazione dei capelli di Puck nella mia mano, il tepore della sua pelle quando le ho
infilato la coda nel colletto.
Non sa ancora come va il mondo dice Dory Maud. Quello di cui ha bisogno una ragazza
come lei  un uomo con i piedi ben piantati per terra. Un uomo che la contenga per non farla volare via.
Non sa ancora che uno come te  meglio guardarlo da lontano che averlo accanto.
Dalla sua voce non trapela nessuna cattiveria intenzionale, eppure non posso fare a meno di
ribattere: Qualcuno che la contenga come sei contenuta tu?
Io mi contengo da sola sbotta Dory Maud. Tu e io sappiamo benissimo cosa ami, e quelle
corse sono un'amante gelosa.
Il suo tono mi fa capire che lo sa per esperienza personale. Ma si sbaglia sul mio conto, perch
non sono le corse che amo.
Puck sopraggiunge in quel momento, con un sorriso malizioso stampato sul viso per aver vinto
la battaglia con Elizabeth. Dory!
Stai attenta su quella spiaggia dice Dory Maud, e poi si congeda con una specie di grugnito.
Puck borbotta qualcosa sui caratteri scontrosi.
Hai cambiato idea? le domando.
Non lo faccio mai risponde.
La spiaggia  un caos infernale come avevo previsto. Il cielo  basso e gli scrosci di pioggia ci
investono come spruzzi di mare. Dall'alto del sentiero della scogliera vedo l'oceano agitato, i capaill
uisce che scalpitano sulla sabbia nera e bagnata, le zuffe fra i cavalli e diverse chiazze rosse. Un capall
scuro giace morto sulla battigia: le onde si infrangono sulle sue zampe, ma non lo spostano. Oggi non
sono soltanto gli esseri umani a essere in pericolo.
Puck mi domanda: Vedi Tommy?
Non lo vedo, ma solo perch c' fin troppo da vedere in questo scenario apocalittico. La pioggia
mi sibila nelle orecchie.
Lei comincia a scendere lungo il sentiero e a me non resta che seguirla. In fondo c' un gruppo
di spettatori accalcati e un giudice di gara. Uno dei Carroll, mi pare, uno zio di Brian e Jonathan. Mi
fermo a parlare con lui, la testa incassata nel bavero della giacca.
Cosa  successo laggi? La mia voce  flebile nel vento; i miei occhi sono inchiodati alla
carcassa del cavallo d'acqua.
Una zuffa. I cavalli combattono fra di loro. Il mare li sta facendo impazzire.
C' anche Tommy Falk laggi? mi informo.
Falk?
La cavalla nera!
Sono tutti neri quando piove osserva lui.
Tommy Falk? ripete uno degli spettatori l accanto, un turista venuto dal continente, con una
giacca blu scuro e la cravatta in tinta anche se siamo sulla spiaggia. Un giovanotto attraente?
Non ho idea se lo sia oppure no. Pu darsi.
L'uomo mi indica il punto dove la scogliera curva. Il giudice di gara, come se ci avesse
ripensato, aggiunge: C' qualcuno che ti cerca, Kendrick. Aspetto che mi dica di chi si tratta, ma
visto che non ottengo l'informazione mi allontano. Nel frattempo, per, ho perso di vista Puck. Siamo
tutti uguali con questo tempaccio. Se tutti i capaill uisce sembrano neri quando sono bagnati, lo stesso
vale per gli esseri umani. La spiaggia  popolata di creature nere ed enormi, con nere creature pi
piccole in sella. Inutile gridare il suo nome: oltre il raggio di un metro e mezzo, ogni suono si perde
nell'ululato del vento.
Alla fine i miei occhi individuano non Puck, e nemmeno Tommy Falk, ma la sua giumenta, una
snella figura inconfondibile, pi nera della mezzanotte. Si trova a una decina di lunghezze di distanza,
al riparo della scogliera, legata accanto a un altro capall uisce, e tiene la testa bassa. Ha ancora i
finimenti addosso, ma non c' traccia di Tommy Falk nei paraggi. Penso che anche Puck deve averla
vista, cos mi dirigo verso la giumenta fra i sassi che orlano la base della scogliera.
Non sono nemmeno a met strada quando scorgo Puck. Dietro la curva della scogliera, al riparo
dalla furia degli elementi, ci sono quattro cadaveri allineati, sagome scure che spiccano sulla sabbia
chiara, le vittime della mattinata. Puck  inginocchiata accanto a uno di loro, senza osare toccarlo n
guardarlo. Se ne sta rannicchiata contro il vento e tiene gli occhi fissi sul terreno.
Mi avvicino a lei e guardo il volto massacrato di Tommy Falk.
Capitolo cinquantacinque
Puck
Il giorno dopo  sia l'ultimo prima della corsa, sia quello destinato al funerale di Tommy Falk.
Sono distratta dall'idea che domani ci sar la gara e mi sembra di fare un torto alla memoria di Tommy.
Ma quando cerco di dire a me stessa Tommy Falk  morto, tutto quello che mi viene in mente  la scena
di lui e Gabe che si lanciano il pollo in cucina.
Quando esco con Dove, Gabe  ancora in camera sua: attraverso lo spiraglio della porta lo vedo
a letto che fissa il soffitto. Tornando a casa, scopro che ha rimosso le macerie che avevo ammucchiato
davanti alla parte di steccato distrutta dal capall uisce e sta inchiodando le assi. Non riesco a restare in
casa perch continuo a pensare che domani c' la gara e domani  soltanto a una notte di distanza, cos
Finn e io andiamo da Dory Maud per aiutarla a preparare altri cataloghi da spedire. Quando rientriamo,
il cortile sembra trasformato: Gabe ha estirpato le erbacce e accumulato le cianfrusaglie inutili dietro la
baracca di Dove. Ma  evidente che tutto quel lavoro non lo ha aiutato a dimenticare che Tommy Falk 
morto. Mentre attraversiamo il cortile, lui ci guarda per mezzo minuto prima che un barlume di
riconoscimento gli illumini il volto. Gli tremano le mani, e gli faccio mangiare qualcosa. Penso che non
abbia smesso di lavorare un solo istante. Verso sera arriva Beech Gratton, lui e Gabe si scambiano un
mesto saluto. Poi ci vestiamo tutti e ci avviamo verso le scogliere a ovest.
Gabe non ci dice molto del funerale di Tommy, solo che i Falk sono della "vecchia Thisby", il
che significa che la funzione non si svolger a San Columba n sar officiata da Padre Mooneyham, ma
avr luogo invece sugli scogli di fronte al mare. Finn  nervoso  tutto quello che riguarda la sua anima
immortale lo rende nervoso  ma Gabe gli dice di darsi una calmata e che quella religione  valida
tanto quanto quella dei nostri genitori, e che i Falk sono bravissime persone che tutti dovrebbero
frequentare. Lo dice per con un tono di voce distante, come se stesse tirando fuori le parole da un
vecchio magazzino solo per farci contenti. Ho come la sensazione che stia annegando, ma non so dove
infilare la mano nell'acqua per salvarlo.
Procediamo lenti e cauti fra le scogliere frastagliate che portano alla spiaggia occidentale, molto
pi rocciosa e irregolare di quella della gara. L'oceano  una lastra d'oro nella luce del crepuscolo: c'
un fal che arde a una certa distanza dall'acqua. Ci viene incontro un piccolo comitato di accoglienza:
riconosco parecchi pescatori amici di mio padre.
Grazie di essere venuto, Gabe dice la mamma di Tommy Falk. Mi rendo conto che Tommy
aveva le sue stesse labbra, ma se anche il resto di lei sia attraente non saprei dirlo, visto che ha gli occhi
rossi e il volto distrutto dal dolore.
Stringe le mani di Gabe. Gabe dice, con un tono cos serio che di colpo mi sento fiera di lui,
malgrado tutto: Tommy era il mio migliore amico su quest'isola. Avrei fatto qualunque cosa per lui.
Lei risponde, ma io non la sento perch sono sbalordita di vedere che Gabe piange. Le sta ancora
parlando in tono sommesso, ma le lacrime gli rigano le guance a ogni battito di ciglia. Scopro di non
riuscire a sopportare quella vista, cos lascio lui e Finn con la donna e mi sposto verso il fal.
Ci metto un secondo a capire che non si tratta di un semplice fal, ma di una pira funebre. Si
levano alte volute di fumo e la legna crepita;  il rumore pi forte che si ode sulla spiaggia. Le fiamme
avvampano bianche e arancioni contro l'indaco del cielo serale, e la sabbia liscia e umida le riflette
come uno specchio. Ogni onda che lambisce la battigia cancella il riflesso per poi restituirlo. La pira sta
bruciando da diverso tempo: ai suoi piedi si  accumulato uno spesso strato di brace e cenere. Resto
turbata nel vedere fra i ceppi di legno un frammento intatto della giacca di Tommy Falk.
Penso: Era seduto alla nostra tavola con quella giacca.
Sei Puck, giusto?
Mi volto. Alla mia sinistra c' un uomo con le mani giunte avanti a s, come in chiesa.
Guardandolo meglio, riconosco che  Norman Falk perch ricordo di averlo visto con questo stesso
atteggiamento nella nostra cucina, che parlava con mia madre. Nel vedere il suo viso ho sempre
pensato a un pescatore, non al pap di Tommy Falk. Di fianco a lui c' un ragazzino, probabilmente
uno dei fratelli di Tommy. Norman Falk non assomiglia affatto a Tommy. Ha lo stesso odore di Gabe,
cio di pesce.
Condoglianze dico, perch  quello che mi diceva la gente dopo la morte dei miei genitori.
Gli occhi di Norman Falk sono asciutti mentre guarda la pira. Il ragazzino gli si stringe alla
gamba, e lui gli posa una mano sulla spalla. Lo avremmo perso comunque.
Mi pare uno strano tipo di consolazione. Non riesco a immaginare la stessa cosa per Gabe. Da
una parte c' un Gabe morto, perduto per sempre. E dall'altra un Gabe felice da qualche parte, anche se
potrei non rivederlo pi. Magari per me il risultato sarebbe identico, ma non credo proprio che per
Gabe sarebbe lo stesso.
Era molto coraggioso dico, perch la frase mi pare garbata. Mi sta andando a fuoco il viso per
il calore delle fiamme; vorrei allontanarmi, ma al tempo stesso non voglio dare l'impressione di
sottrarmi alla conversazione.
Gi, lo era. Tutti lo ricorderanno su quella cavalla. La voce di Norman Falk vibra di orgoglio
paterno. Abbiamo chiesto a Sean Kendrick di restituirla al mare, e lui ha accettato. Lo facciamo per
Tommy.
Fingo di non interessarmi al nome di Sean Kendrick e, sempre con lo stesso tono garbato
domando: Restituirla al mare?
Norman Falk si sputa alle spalle, attento a non farlo di lato per non colpire il ragazzino, poi si
volta di nuovo verso la pira. S, liberarla nel modo pi opportuno. Per rispetto dei defunti, come
usavamo un tempo. Per rispetto dei capaill. Qui non si tratta di turisti curiosi e di portafogli gonfi. Qui
si tratta solo dei capaill uisce e di noi, e qualunque altro gesto lo renderebbe un gioco sporco. Poi
sembra ricordare all'improvviso con chi sta parlando, perch aggiunge: Non c' posto per te sulla
spiaggia, Puck Connolly. Per te e per la tua cavalla. Non  giusto. Conoscevo tuo padre e lo stimavo,
ma credo che quello che stai facendo sia sbagliato. Dammi retta.
Provo vergogna per non so quale motivo, e poi mi arrabbio con me stessa per avergli permesso
di farmi vergognare. Non  nelle mie intenzioni mancare di rispetto a nessuno.
Norman Falk mi risponde con voce gentile. Certo che no.  solo che non hai pi una mamma e
un pap che ti dicano come comportarti. Quella tua cavalla  soltanto una bestia normale,  questo il
problema. Se la Corsa dello Scorpione fosse una normale corsa di cavalli, allora tutto questo
Norman Falk punta il mento verso le fiamme sarebbe solo una terribile disgrazia e nient'altro.
Fino a due settimane fa avrei detto che era pazzo, che in fin dei conti si trattava proprio di una
corsa di cavalli, e di scommesse, e di brividi di eccitazione. E anche se avessi soltanto osservato gli
allenamenti sulla spiaggia, avrei detto la stessa cosa. Ma ora che ho passato del tempo con Sean
Kendrick, ora che ho cavalcato Corr, sento qualcosa che si agita dentro di me. Non sono ancora del
tutto sicura che sia qualcosa per cui la morte di Tommy abbia un senso, ma capisco il fascino seduttivo
di avere un piede sulla terra e l'altro nel mare. Non ho mai conosciuto Thisby cos bene come in queste
due ultime settimane.
Il ragazzino mormora qualcosa a Norman Falk, che risponde: La sta portando gi adesso.
Guardate.
Voltiamo entrambi la testa e vediamo Sean, a met strada di uno di piccoli sentieri che
scendono alla spiaggia. Tiene la cavalla nera di Tommy per la capezza: in confronto a Corr, ha
l'aspetto di una creatura fragile. Sean non indossa nessun abito rituale, soltanto la sua solita giacca blu
scuro con il bavero alzato. Provo una strana stretta al cuore quando lo vedo, come un impeto di
orgoglio, anche se non posso vantare niente di Sean che mi appartenga. Conduce la cavalla nera sulla
sabbia verso di noi, fermandosi solo quando lei prova a impennarsi e grida, con un verso stridulo come
quello di un uccello.
Il corteo funebre si riunisce intorno alla pira e osserva Sean che conduce la cavalla in riva al
mare. Soltanto allora mi accorgo che Sean  a piedi nudi. L'acqua gli lambisce le caviglie e gli inzuppa
l'orlo dei pantaloni. La cavalla solleva gli zoccoli quando l'acqua le bagna i pastorali e lancia un grido
al mare. Nei suoi occhi c' gi qualcosa che non ha pi dell'equino. Quando fa schioccare i denti
contro Sean, lui si limita a schivarla con un movimento fluido e le infila le dita nel ciuffo sulla fronte,
costringendola ad abbassare la testa. Vedo che la sua bocca si muove, ma  impossibile sentire cosa le
sta dicendo.
Al mio fianco, il padre di Tommy mormora: Dal mare al mare e io mi accorgo che le parole
combaciano col movimento delle labbra di Sean.
Mi domando quante volte si sia ripetuta questa scena. Magari non con Sean a recitare le parole,
ma qualcun altro. Mi ricorda il momento sulla roccia insanguinata, quando ho annunciato ufficialmente
che Dove sarebbe stata la mia cavalcatura. Mi sento le gambe affondare nel suolo di Thisby, attirate
dall'invisibile peso di migliaia di riti come questo.
Sean alza lo sguardo sul gruppo e grida: Le ceneri.
Un ragazzo, un altro fratello probabilmente, dato che somiglia un po' di pi a Tommy, corre
sulla sabbia verso Sean. Ormai  quasi buio e non riesco a vedere in che cosa trasporta le ceneri, che
devono essere state appena raccolte dalla pira. Sean stende una mano sul recipiente come se volesse
saggiarne la temperatura, e poi lo prende con cautela. La cavalla scuote la testa e grida di nuovo; Sean
sparge una manciata di cenere nell'aria sopra di lei. La voce di Sean si perde nel vento, ma Norman
Falk ripete le parole insieme a lui: Che l'oceano accolga il nostro figlio coraggioso.
Dandoci la schiena, Sean toglie la capezza dalla testa della cavalla. Lei scalcia, e lui si scosta
come se niente fosse. La cavalla scrolla la criniera e balza nell'acqua. Per un istante lotta contro le
onde; poi si mette a nuotare.  soltanto un cavallo nero nel profondo mare blu pieno delle ceneri di altri
giovani morti.
E poi all'improvviso, cos fulminea che perdo l'attimo, scompare, lasciando soltanto una lieve
increspatura nella superficie del mare.
Sean aspetta sulla battigia, guarda l'oceano, e c' qualcosa di struggente e malinconico nella sua
espressione, come se anche lui volesse tuffarsi nell'acqua e scomparire. Soltanto allora capisco che 
questo il motivo per cui Norman Falk ha chiesto a Sean di farlo. Non solo perch era l'unico in grado
di svolgere il rituale, ma perch Sean Kendrick, con quel suo struggimento,  la corsa, anche se non
fosse mai esistita nessuna corsa. Un simbolo di quello che significano i cavalli per l'isola, un ponte fra
ci che siamo e ci che tutti vorremmo da Thisby ma non riusciamo ad raggiungere. Quando Sean sta l
fermo sulla riva, il viso rivolto al mare, non sembra pi umano di un qualunque capall uisce, e questo
mi turba.
Mi sento il cuore al tempo stesso pieno e vuoto di ogni inizio e ogni fine. Domani ci sar la
corsa con tutte le sue strategie, i pericoli, le speranze e le paure, e dall'altra parte ci sar Gabe che si
imbarca su un battello e ci lascia. Mi sento come Sean che guarda l'oceano. Mi sento traboccare di un
tale indicibile struggimento che non riesco a sopportarlo.
Capitolo cinquantasei
Sean
Dopo aver liberato la cavalla di Tommy Falk, mi accosto alla piccola folla intorno alla pira. I
bagliori delle fiamme dipingono ombre misteriose sui volti di ciascuno, che riconosco solo quando
sono molto vicino. Li studio uno per uno: scorgo Gabriel Connolly e Finn Connolly, ma non Puck.
Domando a quella specie di spaventapasseri di Finn se Puck  venuta con loro e lui mi risponde:
Certo ma non aggiunge altro. Mi faccio strada fra la gente, richiamando l'attenzione con un lieve
contatto del gomito, e chiedo notizie di Puck, senza smettere di domandarmi se questo equivalga a
dichiarare pubblicamente i miei sentimenti per lei. Nessuno l'ha vista.
La gara  domani e io ho fatto tutto quello che potevo per Tommy Falk; dovrei tornare alla
scuderia, ma avverto uno strano vuoto sapendo che Puck  qui da qualche parte e io non l'ho ancora
trovata. Devo trovarla e questo bisogno mi turba.
Per un lungo momento mi soffermo sugli scogli a immaginare dove potrebbe essere, poi risalgo
il sentiero. La strada  buia, ma qui in alto, pi vicino al cielo, l'aria della sera  ancora rossastra. Tutto
il resto di Thisby dev'essere al buio, ma quass arrivano ancora gli ultimi raggi del tramonto sul mare a
ovest. La trovo in cima alla scogliera, col viso rivolto all'orizzonte.  seduta con le braccia intorno alle
ginocchia piegate sotto il mento. Sembra nata dalle rocce e dalla terra. Anche se sente i miei passi, i
suoi occhi non si staccano dal mare.
Mi inerpico accanto a lei e studio il suo profilo, senza sforzarmi di nascondere il mio interesse,
visto che c' solo Puck qui a vedermi. Il sole morente le accarezza la gola e gli zigomi. I capelli color
erba ruggine le ondeggiano davanti al viso nella brezza. La sua espressione  meno feroce del solito,
meno guardinga.
Hai paura? le dico.
Il suo sguardo  perso all'orizzonte, dove il sole  ormai scomparso lasciando un soffuso
chiarore rossastro. Da qualche parte l fuori ci sono i miei capaill uisce, l'America di George Holly e la
distesa sconfinata d'acqua solcata da ogni possibile imbarcazione.
Puck non distoglie lo sguardo dal bagliore arancione alla fine del mondo. Raccontami com'.
La corsa.
 come una battaglia. Una guerra di cavalli e uomini e sangue. I pi forti e i pi veloci di quelli
che restano dopo due settimane di preparazione sulla sabbia.  la spuma del mare sul viso, la letale
magia di novembre sulla pelle, i tamburi dello Scorpione che prendono il posto dei battiti del cuore. 
velocit, se hai fortuna.  vita ed  morte, oppure l'una o l'altra, e non c' niente che le assomigli. Un
tempo questo momento, le ultime luci del tramonto della sera che precede la gara, era il pi bello
dell'anno per me. Il senso di attesa per la corsa imminente. Ma questo succedeva quando l'unica cosa
che avevo da perdere era la mia vita.
Nessuno  pi coraggioso di te su quella spiaggia.
Lei risponde in tono freddo: Non ha importanza.
Invece s. Ero sincero quando ho parlato durante il festival. A quest'isola non interessa niente
dell'amore, ma premia gli audaci.
Ora mi guarda.  rossa e determinata, indistruttibile e mutevole,  tutto quel che rende Thisby
quello che . Mi domanda: Tu ti senti coraggioso?
La dea giumenta mi ha detto di esprimere un altro desiderio. Adesso mi sembra fragile come
cristallo, quel dono di un desiderio. Rammento gli anni in cui mi sembrava una solida promessa. Non
so cosa sento, Puck.
Puck apre le braccia quel tanto da mantenersi in equilibrio mentre si protende verso di me e,
quando ci baciamo, chiude gli occhi.
Si ritrae e mi guarda. Sono rimasto immobile, lei si  spostata appena, ma il mondo sotto di noi
 cambiato.
Dimmi quale desiderio esprimere le chiedo. Dimmi cosa chiedere al mare.
La felicit. Di essere felice.
Chiudo gli occhi. La mia mente  piena di Corr, di oceano, delle labbra di Puck Connolly sulle
mie. Non credo che una cosa del genere esista qui a Thisby. E se anche fosse, non saprei come
trattenerla.
La brezza mi soffia sulle palpebre chiuse, profumata di sale e di pioggia e d'inverno. Sento
l'oceano che si frange contro l'isola, una ninnananna lenta, ritmata.
La voce di Puck vicina al mio orecchio, il suo alito caldo sul mio collo. Sussurralo. Quello che
il mare ha bisogno di sentirsi dire. Non  quello che hai detto?
Inclino la testa da un lato perch le sue labbra mi sfiorino la pelle. Il bacio  freddo dove il
vento mi sferza la guancia. Lei appoggia la fronte sui miei capelli.
Apro gli occhi, il sole non c' pi.  sembra di avere l'oceano dentro di me, selvaggio e
inafferrabile.  quello che ho detto. E io cosa ho bisogno di sentire?
Puck sussurra: Che domani domineremo la Corsa dello Scorpione come il re e la regina di
Skarmouth, e che io salver la casa e tu avrai il tuo stallone. Dove manger avena dorata per il resto dei
suoi giorni e tu seminerai il terrore nelle corse ogni anno, e la gente verr da ogni isola del mondo per
scoprire com' che riesci a farti ascoltare dai cavalli. La giumenta pezzata trasciner Mutt Malvern in
mare e Gabriel decider di restare sull'isola. Io avr una fattoria tutta mia e tu mi porterai una pagnotta
per cena.
Ecco cosa avevo bisogno di sentire dico.
Adesso sai quale desiderio esprimere?
Deglutisco. Non ho una conchiglia dei desideri da lanciare in mare quando lo dico, ma so che
l'oceano mi ascolter in ogni caso. Di ottenere ci di cui ho bisogno.
Capitolo cinquantasette
Puck
Un tempo, ogni volta che pap andava in barca, poco prima che uscisse la casa ferveva di
attivit. Anche quando partiva all'alba o di notte per seguire i banchi di pesci e le maree, la mamma era
in piedi a cucinargli qualcosa da portarsi dietro e Gabe sedeva sul suo letto e si assicurava che
prendesse il rasoio e il resto, mentre Finn e io ci aggrappavamo alle sue gambe o ci infilavamo nella
sua sacca o giocavamo con la farina della mamma. Il giorno che uscirono in barca insieme, fui io a
cucinare qualcosa per loro, mentre Gabe sorvegliava la mamma che preparava le sacche e Finn metteva
il broncio perch partivano tutti e due.
Oggi, la mattina della Corsa dello Scorpione, mi sento come se fossi io quella a uscire in barca.
Finn controlla e ricontrolla ansioso il mio zaino e Gabe mi sta lucidando gli stivali, mentre io raccolgo i
capelli in una coda e penso Sta succedendo davvero? Possiamo fare tutto con calma: la mattinata sar
dedicata alle gare di apertura, pi brevi e meno impegnative, e cos non dovr presentarmi con Dove se
non nel primo pomeriggio. A un certo punto infilo la mano nel barattolo dei biscotti con l'intenzione di
prendere qualche spicciolo in caso mi servisse comprare qualcosa per Dove. Le mie dita toccano il
fondo freddo e vuoto del barattolo. Non abbiamo pi un soldo.
Tanto per ricordarmi il motivo per cui partecipo alla gara. Mi sento correre un brivido lungo la
schiena.
Quando alla fine sto per uscire, Finn mi dice che mi porter il pranzo; non che riesca a
immaginare di poter mangiare, con il groviglio di serpi che mi ritrovo al posto dello stomaco. Gabe mi
segue fuori di casa.
Puck dice. Non farlo.
Si appoggia con le braccia allo steccato e mi osserva lanciare il sottopancia di Dove oltre la
sella. Ricorda molto pap adesso, con questa luce, dato che non ha dormito e gli sono venute le
occhiaie; e assomiglia ormai agli altri pescatori, con quelle piccole rughe che gli increspano gli angoli
degli occhi.
Mi sa che  un po' troppo tardi. Lo guardo da sopra il dorso di Dove. Dimmi cos'altro posso
fare per salvare la casa, e rester qui.
Sarebbe poi cos brutto lasciare questa casa?
A me piace. Mi ricorda mamma e pap. E non si tratta nemmeno solo della casa. Sai qual  la
prima cosa che ci toccher vendere se la perdiamo? Dove. Non posso Mi interrompo e comincio a
strofinare una macchia immaginaria sulla sella.
 soltanto un animale dice Gabe. Non guardarmi in quel modo. Lo so che le vuoi bene. Ma
puoi vivere anche senza di lei. Puoi trovarti un lavoro e io vi mander dei soldi, e tutto andr bene.
Infilo le dita nella criniera di Dove. No. Non andr affatto bene. Non voglio trovarmi un
lavoro e rassegnarmi. Voglio Dove e voglio spazio per respirare e non voglio che Finn lavori al mulino.
Non voglio vivere e invecchiare in un buco qualsiasi di Skarmouth, con Finn che vive in un altro buco
chiss dove.
Il prossimo anno avr guadagnato abbastanza da farvi venire a vivere sul continente. L ci
sono lavori migliori.
Non voglio venire sul continente. Non voglio un lavoro migliore. Ma non capisci proprio? Io
sono felice qui. Mica tutti vogliono partire, Gabe! Io voglio restare in questo posto. Se potr avere
Dove e un mio spazio e un sacco di fagioli, per me sar pi che sufficiente.
Gabriel si fissa i piedi e stringe le labbra, come faceva quando discuteva con pap e si sentiva
messo alle strette. E vale la pena rischiare la vita per questo?
S. Penso di s.
Fa saltare una scheggia di legno da un'asse. Non hai mai davvero pensato a questa
eventualit.
Non  necessario. Senti, ti faccio una proposta. Io non partecipo alla gara e tu resti qui. Ma
mentre pronuncio queste parole, so benissimo che lui dir di no e io correr.
Puck risponde Gabe. Non posso.
Bene faccio io, aprendo il cancello con una spinta per portare fuori Dove. Allora parti.
Per non sono pi arrabbiata con lui. Provo sempre una piccola fitta di rammarico, ma non sono
sorpresa.  come se avessi sempre saputo, fin da piccola, che un giorno sarebbe partito, solo che mi
ostinavo a ignorarlo. Credo che anche Gabe sapesse, quando ha cominciato questa conversazione, che
in nessun modo sarebbe riuscito a tenere me e Dove lontane dalla spiaggia. Era solo qualcosa che
entrambi sentivamo il bisogno di dire. Mentre gli passo davanti, Gabe mi afferra una mano. Dove si
ferma paziente quando lui mi stringe in un abbraccio. Non dice niente. Somiglia alle centinaia di altri
abbracci in cui mi ha stretta quando ero piccola, quando la differenza di sei anni di et era un canyon
con me bambina da un lato e lui adulto dall'altro.
Mi mancherai sussurro nel suo maglione. Per una volta non puzza di pesce; ha l'odore del
fieno che ha ammucchiato per me durante la notte, e del fumo della pira funebre.
Mi dispiace di aver rovinato tutto risponde lui. Avrei dovuto fidarmi di pi di voi due.
Vorrei che lo avesse detto prima, prima che si mostrasse triste e spaventato. Ma lo accetto lo
stesso.
Gabe scioglie l'abbraccio. Vado a vedere dove distribuiscono i colori per la corsa. Mi scruta
con uno sguardo intenso. Sai, assomigli tanto alla mamma.
Capitolo cinquantotto
Sean
 il primo giorno di novembre e quindi, oggi, qualcuno morir.
Sento bussare sul legno screpolato della mia porta, che poi si apre con un cigolio.
Come sta il grande eroe di Skarmouth la mattina della corsa?
Apro gli occhi e giro la testa verso George Holly, fermo sulla soglia. Si guarda intorno per
studiare la stanza: non c' granch da vedere, soltanto un letto, un lavello e una piccola cucina
economica incuneata sotto il soffitto obliquo. La fievole luce del mattino dipinge tutto di color lavanda.
Gli faccio un cenno che  sia un saluto sia un invito a entrare.
Che tristezza commenta. E anche tu hai una brutta cera. Sposta una cassa di lattine che
sono accanto al lavello e ci si siede sopra, con le gambe accavallate. Posa il cappello rosso sulle
ginocchia e lo accarezza come un cucciolo.
Non riesco a calmarmi ammetto. Chiudo gli occhi. Non posso entrare nel box di Corr in
questo stato, altrimenti lui lo avvertir, e allora tanto vale che oggi non metta piede sulla spiaggia.
Si tratta della corsa? domanda Holly. Hai paura?
Non ho mai avuto paura rispondo, senza aprire gli occhi.
 forse perch questa volta gareggi per Corr? Cosa vuoi davvero, Sean?
Mi passo una mano sul viso in cerca della tranquillit che dev'essere da qualche parte dentro di
me. Della sicurezza che indosso ogni anno prima di ogni corsa. Ogni mattina prima di montare su un
qualsiasi cavallo.
La libert magari? Lascia perdere le corse. Vieni negli Stati Uniti con me, e io ti prender
come socio nel mio allevamento. Non capo stalliere. Non capo istruttore. Potrai fare come ti pare.
Siccome rimango zitto, Holly aggiunge: Capisco. Allora mi stavi mentendo quando mi hai detto che
volevi la libert. Dunque adesso abbiamo scoperto che non si tratta di libert. Un bel progresso.
Volto la testa. Da sotto provengono i rumori degli uomini nella scuderia il giorno della gara, e
io non sono fra loro.
Forse si tratta dello stallone rosso? Hai paura di perdere sia la corsa sia lui, sotto i colpi della
giustizia di Malvern? Ma hai vinto quattro volte su sei negli ultimi anni, quindi le probabilit sono tutte
a tuo favore. E allora credo che non sia nemmeno questo.
Apro gli occhi. Holly sposta il peso sulla cassa sotto il mio sguardo, il legno scricchiola.
Ho perso due volte di seguito contro Ian Privett su Penda. Il terzo anno  caduto e ha perso
Penda, ma quest'anno ce l'ha di nuovo. Blackwell ha Margot
 una bestia nera commenta Holly togliendomi le parole di bocca.
 e poi c' la pezzata. Non la conosco. Credo che dovremmo avere tutti paura di lei. Credo
che potrei perdere tutto.
Holly si gratta la nuca e fissa le ombre sotto il mio letto. Ho idea che quel "tutto" sia il
nocciolo del problema. Quando dici "tutto", per caso intendi Kate Connolly? Gi, vedo che  cos.
Di me stesso sono sicuro dico.
Mmm fa lui.
Non mi dica mmm, signor Holly. Non pu entrare qui con quel suo cappello rosso e quelle
scarpe, e recitare la parte del saggio.
Gi, dice l'uomo senza scarpe ribatte Holly. Si alza e fa un unico passo che lo porta al
fornello. Come fai a vivere qui, Sean? Come fai a prepararti il t senza bruciarti il gingillo? Se ti giri
nel letto, finisci nel lavello. Ogni mattina colazione a letto perch non c' altro spazio dove mangiare.
 sopportabile.
Mmm fa di nuovo Holly. Sopportabile copre una vasta gamma di situazioni. Se vinci, sar a
questo che tornerai?
La casa di mio padre  a un'ora di cammino da qui, sulle scogliere a nord-ovest. Se fossi libero
di scegliere, sarebbe l che vivrei. Non ricordo quasi pi com'era vivere a casa di mio padre, anche se
ci sono passato a cavallo parecchie volte da allora. I miei ricordi di com'era fatta dentro sono
frammentari: io a letto, io alla finestra, mia madre su una sedia. Ormai  ridotta a pezzi.  ancora
intestata a mio nome, ma si trova troppo lontano per il mio lavoro qui da Malvern.
 l che terresti la fattrice che ho appena comprato finch non sforner un bel puledrino col tuo
stallone rosso?
Allungo una mano verso il termosifone per prendere i calzini, e gli stivali appoggiati sotto.
Non ho mai detto che avrei avviato un allevamento.
Non ce n'era bisogno. Il prossimo anno torner e tu avrai un piccolo allevamento di cavalli
fuori della tua finestra, e Puck Connolly nel tuo letto, e io comprer i cavalli da te invece che da
Malvern. Questo  il futuro che ti aspetta.
Il futuro suona molto pi gradevole col suo accento. Sospiro e prendo la giacca.
Dove vai? Non ho ancora finito con i miei pronostici.
Mi infilo la giacca. Alla spiaggia. Non avr mai quel suo bel puledrino se oggi non vinco
Corr.
Capitolo cinquantanove
Puck
Di notte devo essermi rimpicciolita, mentre tutti gli altri sull'isola sono cresciuti. Sono tutti alti
pi di due metri e io sono una bambina che arriva s e no al metro e venti. Anche Dove sembra un
giocattolo, o magari un cagnolino, mentre la conduco a mano attraverso la calca. La strada della
scogliera  gi gremita: le prime corse sono iniziate qualche ora fa e sulla sabbia c' gi qualche
schermaglia. Gli spettatori in cima alla scogliera urlano e ridono. Il vento ci investe tutti con le sue
raffiche violente.
Scruto le nuvole, ma sono nuvole passeggere, di quelle che non durano tutto il giorno. Mi sento
sollevata: temevo che sarebbe stata una giornata di maltempo come quando abbiamo trovato Tommy
morto sulla spiaggia. Fa freddo, ma siamo a novembre,  normale che faccia freddo.
Mi accorgo che tutti mi osservano e sento ripetere il mio nome pi volte, o per lo meno cos mi
pare. Qualcuno sputa sugli zoccoli di Dove, chiss, forse mirava ai miei piedi. Ascolto esclamazioni
pronunciate con l'accento largo del continente e commenti sul fatto che sono cresciuta con quello
stretto di Thisby.  strano, ma mi sento una straniera, una turista venuta a visitare un'isola chiusa e
ostile. Tutti toccano Dove che si innervosisce, spaventata. A un certo punto alza la testa e lancia un
nitrito, anche se non c' nessuno a risponderle in questa parte dell'isola. Gi in fondo alla spiaggia, un
capall uisce grida di rimando. Dove rabbrividisce e strattona la lunghina; perdo il controllo per alcuni
metri prima di poter recuperare l'equilibrio e la presa.
Sento che qualcuno ride e mi domanda se mi serve aiuto, ma non in maniera gentile. Quello
che mi servirebbe  che tua madre ci avesse pensato un po' di pi, nove mesi prima della tua nascita.
Caspita, morde! esclama qualcun altro.
Stringo le labbra e riprendo ad arrancare in mezzo alla ressa. Da qualche parte, probabilmente,
dev'esserci Gabe con i miei colori e, probabilmente, Finn col mio pranzo.
Kate Connolly, intende cambiare il sistema?
Batto le palpebre e faccio un passo indietro. Di fronte a me si  parato un uomo in un completo
marrone che sembra costare pi di tutta la nostra casa; tiene in mano un blocchetto per gli appunti. Alle
sue spalle c' un fotografo con un enorme flash. Intorno a me e Dove si  formato un capannello di
gente. Mi sento in trappola.
Non voglio cambiare niente se non la mia condizione dichiaro.
Quindi non affermerebbe di essere stata ispirata dal movimento delle suffragette?
Allungo il collo e mi guardo intorno in cerca dei miei fratelli, di Dory Maud, di un qualsiasi
volto familiare. Non ho mai visto tante bombette in vita mia. Sono soltanto una persona con un
cavallo, come tanti altri qui sull'isola. Le spiace? Mi sta facendo innervosire la cavalla.
Il giornalista incalza: Cosa direbbe a quelli di Thisby che sostengono che lei non dovrebbe
partecipare alla Corsa dello Scorpione?
Non ho una risposta garbata alla sua domanda replico acida.
Ancora una cosa, signorina Connolly. Come pensa che si piazzer? Crede di avere almeno una
possibilit di tagliare il traguardo?
Faccio voltare Dove e loro sono costretti a trottare per tenere il passo con noi. Mi sento
stranamente turbata dal giornalista e dal fotografo, pi di quanto non mi sia capitato finora. Non avevo
considerato che avrei suscitato tanto interesse, e meno che mai l'interesse di un giornale del continente.
Lo fulmino con lo sguardo. Vada a chiedere da Gratton. L sanno tutto.
Provo di nuovo a voltare Dove per allontanarli da me.
Puck!
Mi giro di scatto, i nervi a fior di pelle.  Sean. Io mi sono dovuta fare strada a fatica tra la
folla, mentre lui la fende con facilit.  come se la gente gli facesse spazio senza quasi rendersene
conto. Sean  in maniche di camicia e senza fiato, quindi per un istante non riesco a credere che sia
proprio lui.
Sean si avvicina e si piazza davanti al giornalista, dandogli le spalle per parlarmi faccia a faccia.
Sento che abbiamo tutti gli sguardi addosso, ma lui non sembra badarci. Dove sono i tuoi colori? mi
domanda.
Gabe  andato a cercarli.
Sono alla spiaggia dice lui. Devi andarli a prendere gi.
Tu hai preso i tuoi?
S. Posso tenerti Dove mentre ci vai.
Dove trasale quando qualcuno le tocca il posteriore. C' troppa folla e troppo baccano per lei.
Temo che esaurisca il sangue freddo qui sulla scogliera, molto prima di quando sar il momento di
scendere alla spiaggia. Rammento le parole di Peg Gratton che mi diceva di non permettere a nessuno
di stringere le cinghie della mia sella il giorno della competizione. Sean, decido, non  nessuno. Fa' in
modo che la lascino in pace.
Lui annuisce.
A bassa voce, tanto da costringerlo a chinarsi verso di me, sussurro: Grazie.
Sean mi fa scivolare un sottile braccialetto di nastro rosso sulla mano libera, poi mi solleva il
braccio e mi bacia la pelle all'interno del polso. Io resto immobile come una statua: sento le mie vene
pulsare contro le sue labbra per lunghi istanti. Mi lascia la mano.
 di buon augurio dice, e prende la lunghina di Dove.
Sean lo chiamo, e lui si volta. Gli prendo il mento con la mano e lo bacio sulle labbra. Tutt'a
un tratto mi torna in mente quel giorno sulla spiaggia quando gli sollevai la testa dall'acqua.
 di buon augurio dico al suo viso stupefatto.
Esplode il lampo di un flash e qualcuno lancia esclamazioni di apprezzamento.
Okay dice Sean, come se avessimo appena sancito un patto. Si rivolge alla folla e dice: Se
volete che ci sia una gara, fate spazio a questa cavalla. Subito.
La folla si disperde e io mi dirigo verso il sentiero che porta alla spiaggia. Prima di cominciare a
scendere, mi volto a guardare Sean ancora una volta. Si  formato il vuoto intorno a lui e Dove, e
continua a fissarmi. Sento l'isola sotto i piedi, e le labbra di Sean sulle mie, e mi domando se la fortuna
oggi sar dalla nostra parte.
Capitolo sessanta
Puck
La spiaggia non  affollata come mi aspettavo. Siamo nell'intervallo fra due corse minori, e
soltanto i capaill uisce iscritti alla gara finale sono presenti. Tutti gli spettatori che prima gremivano la
spiaggia adesso sono accalcati in cima alla scogliera, il pi vicino possibile al bordo. Il cielo splende di
quell'azzurro intenso tipico di novembre, e alla mia destra l'oceano  scuro come la notte.
Non posso pensare che a breve cavalcher lungo la riva, altrimenti non riuscir a muovermi.
Non ci metto molto a scorgere il tavolo dei giudici di gara all'ombra della scogliera: due uomini
con la bombetta siedono dietro un tavolo dove sono impilate le gualdrappe di vari colori, ripiegate con
cura. Corro sulla sabbia e mi protendo sul tavolo per non essere costretta a gridare.
Devo prendere i miei colori dico. Riconosco l'uomo a destra: di solito siede accanto a noi a
San Columba.
Non ce ne sono pi risponde l'altro giudice, con le braccia conserte appoggiate su una pila di
drappi colorati.
Come, scusi? domando educata.
Finiti. Arrivederci. Si volta verso il collega accanto e dice: Cosa ne pensi del tempo? Caldo,
eh?
Signore insisto io.
Non mi lamento certo del caldo, ma temo che far venire i moscerini commenta l'altro
giudice.
Non potete far finta che io non ci sia protesto.
E invece possono eccome. Continuano a chiacchierare di sciocchezze ignorando la mia
presenza, finch non inghiotto la rabbia e la frustrazione e mi arrendo. Dico loro che sono dei farabutti,
perch tanto sono sicura che non mi risponderanno, e torno da dove sono venuta. Lungo la strada
incontro Gabe. Il vento gli ha ridotto i capelli a una massa informe.
Dove sono i tuoi colori? si informa.
Non vorrei confessargli la verit, ma alla fine glielo dico. Non hanno voluto darmeli.
Come no?!
Incrocio le braccia sul petto. Chi se ne importa. Cavalcher senza. In realt, almeno un poco
mi importa.
Vado a parlarci io dice Gabe. La sua legittima indignazione  consolante, anche se temo che
non servir. A volte, per, serve anche solo condividerla con un'altra persona. Sono degli imbecilli.
Lo guardo scendere e affondare i piedi nella sabbia, diretto verso il tavolo dei giudici, ma dalle
loro espressioni  facile intuire che Gabe non otterr una risposta diversa. Mi ripeto che non importa.
Non ho bisogno di sembrare uno di loro. Non ho bisogno di sentirmi accettata.
Che il diavolo se li porti esclama Gabe quando torna. Vecchi balordi di Thisby.
Di fianco a noi qualcuno grida che tutti, tranne i concorrenti dell'ultima gara, devono
sgomberare la spiaggia perch  quasi ora della corsa finale.
Tocca a noi.
Capitolo sessantuno
Sean
Nel pomeriggio il sole splende sulla spiaggia, ma fa freddo. Il vento spazza la superficie blu
notte del mare formando migliaia di piccole creste bianche. In cima alla scogliera si staglia una folla
numerosa che osserva la pallida striscia di sabbia che la separa dall'oceano.
Di tanto in tanto scorgo la testa di un capall uisce emergere dall'acqua, lontano dalla riva,
attirato verso la sabbia dalle correnti di novembre. Quelli che abbiamo catturato strattonano le redini, a
cui sono appesi campanelli e nastri rossi, borchie di ferro e rametti di agrifoglio, margherite e
preghiere. I cavalli d'acqua, famelici e selvaggi, perfidi e magnifici, ci odiano e ci amano.
 giunta l'ora della Corsa dello Scorpione.
Mi sento cos vivo.
Sotto le mie gambe, Corr scalpita possente e irrequieto. Il mare lo attira col suo canto come fino
a ieri non faceva, e quando un altro capall uisce ci passa accanto, Corr schiocca la lingua. Prima di
Puck, non mi ero mai reso conto di quanti fossimo qui sulla spiaggia per questa gara. Capaill uisce di
ogni colore si stringono fra loro, spingono, mordono, sbuffano, scalciano. L'estremit settentrionale
della spiaggia non  mai parsa cos lontana.
Fra diciotto furlong e cinque minuti, sar tutto finito.
Scorgo Puck tra la folla. Diversamente dagli altri, non sta appendendo ninnoli e amuleti
dell'ultimo minuto alla criniera della sua cavalla. Se ne sta china sul collo di Dove, la guancia premuta
sulla criniera.
Sean Kendrick.
Riconosco la voce di Mutt Malvern ancora prima di voltare la testa. Siede in sella alla cavalla
pezzata. Quando scuote la testa, le campanelle che Mutt le ha intrecciato nella criniera producono un
tintinnio disarmonico. Mi domando come faccia Mutt ad aspettarsi che sia veloce con tutta la ferraglia
che le ha appeso al pettorale e alla groppiera.
Non mi rivolgere la parola gli dico.
Questa corsa sar un inferno per te ribatte lui.
Corr appiattisce le orecchie all'indietro e la pezzata lo imita. Non puoi intimidirmi su questa
spiaggia gli dico.
Mutt Malvern fa indietreggiare la cavalla, che protesta con un verso stridulo e sbuffa dalle
narici. Mutt segue il mio sguardo verso Puck. So a cosa tieni, Sean Kendrick.
Puck
Mi sto sforzando, invano, di fingere che questa sia soltanto una gara di velocit come un'altra.
Mi sto sforzando di non guardare la lunghezza del percorso. Mi sto sforzando di rammentare che non
devo soltanto sopravvivere, ma vincere. Mi sento pervadere da un vago senso di colpa, perch se
ottengo quello che voglio, Sean non lo avr, ma forse c' una via d'uscita. Se vinco,  probabile che il
denaro basti a salvare la casa e a comprare Corr.
Puck. Scendi un attimo. Sono sorpresa di sentire la voce di Peg Gratton. Mi osserva dal
basso, accanto alla spalla di Dove; ha i capelli arruffati dal vento e il volto serio. Obbedisco e scivolo
gi dalla sella. Fra le braccia tiene il costume da uccello indossato al Festival dello Scorpione. Non ho
idea del perch. Come va?
Bene rispondo.
Quindi malissimo replica lei. Gabe mi ha detto che non hanno voluto darti i colori.
Scrollo la testa. Non ho intenzione di mostrare alcuna emozione.
D'accordo, allora. Via quella sella dice Peg.
Perplessa ma fiduciosa, rimuovo la sella e osservo Peg aprire con cura il costume fra le braccia.
Vedo che non c' pi attaccata l'enorme, terrificante testa da uccello; rimane soltanto il lungo mantello
di piume. Peg lo drappeggia sul dorso di Dove, al posto della gualdrappa che avrebbero dovuto darmi, e
poi sistema la sella e si assicura che non sfreghi.
Adesso avrai i colori di Thisby annuncia.
Grazie.
Non ringraziarmi. Peg si sta gi allontanando. Fagli vedere chi sei.
Deglutisco. Chi sono se ne sta rannicchiato dentro questa ragazza di nome Puck Connolly, e
prega perch nei prossimi minuti vada tutto liscio.
Cavalieri, allinearsi!
Com' possibile che sia gi il momento di allinearsi? Siamo appena scesi sulla spiaggia e non
ho ancora visto Sean. Mi volto sulla sella e lo cerco lungo la fila di capaill uisce. Se solo riuscissi a
vederlo
Dall'altro lato della linea di partenza, lo vedo alzare il mento e ricambiare il mio sguardo. Corr,
che indossa un drappo blu scuro,  gi madido di sudore. Sean continua a fissarmi, e allora alzo il polso
per mostrargli il suo braccialetto.
Cavalieri, pronti!
Vorrei spostarmi accanto a Sean e Corr, ma non c' pi tempo. Tre ufficiali di gara ci
costringono a schierarci dietro grandi pali di legno. La fila risuona di centinaia di campanelle legate a
decine di zoccoli. I capaill uisce addentano l'aria e sbuffano, scalpitano e fremono. Tengo Dove il pi
lontano possibile dai suoi vicini. Appiattisce le orecchie: sa di essere circondata da predatori.
Di fianco a me, un capall uisce scuote la testa con violenza, collo e petto gi coperti di rivoli di
schiuma.
 iniziato il conto alla rovescia.
L'oceano mormora sssssssh, sssssssh.
Sollevano i pali.
Capitolo sessantadue
Puck
Esplode l'azione. Non c' logica o strategia che tenga: l'unica cosa che riesco a ricordare  di
tenere Dove all'interno. Nessuno vuole trovarsi vicino al mare di novembre a meno che non sia
assolutamente necessario. Gli zoccoli di Dove sfiorano la battigia e una nebbiolina d'acqua salata mi
investe il viso. Il sale si incrosta fra le mie dita e le redini, e i cristalli bruciano e pizzicano.
Qualcosa mi urta forte la gamba, tanto che la fibbia della staffa mi si conficca nell'osso. Mi
volto in tempo per vedere un grande capall uisce baio che mi stringe di fianco. Con uno strattone alle
redini faccio deviare Dove nell'acqua bassa, proprio mentre il baio si volta e cerca di morderla. Le
orecchie le sono quasi sparite nella criniera per quanto le tiene piatte, e nel frattempo riconosco Gerald
Finney. Ha i pugni stretti sulle redini, le nocche bianche, e non mi guarda. Dal tremore che avverto
attraverso la sella capisco che Dove ha riconosciuto il suo capall. Stringo le gambe sui suoi fianchi.
Non  il momento di avere paura, Dove. La strada  ancora lunga.
Mi ricordo, troppo tardi, che dovrei risparmiare le energie di Dove e tenere sotto controllo la
sua velocit. Gli altri cavalli caricano intorno a noi: il verde dei colori di Ian Privett, il celeste di
Blackwell, l'oro della cavalla pezzata. Nessuno stallone rosso con il drappo blu scuro per. Non so se 
troppo avanti perch io riesca a vederlo o se  ancora dietro di me.
Sean
Con lo sguardo cerco Puck o Dove, ma non riesco a vedere niente in questa massa di corpi. Corr
 potente nelle mie mani; mi fanno male le spalle gi stanche per il suo peso e mi bruciano i polpacci
per l'attrito contro le cinghie delle staffe. Non so per quanto ancora riuscir a tenerlo indietro, staccato
dal gruppo, per cercarla. La retroguardia  il posto peggiore in cui trovarsi: qui i capaill restano indietro
non perch sono lenti, ma perch combattono fra di loro o con il mare. Gli zoccoli davanti a me mi
scalciano sabbia sul viso. Gli occhi mi pizzicano, ma non posso azzardarmi a togliere una mano dalle
redini per pulirli.
Alla mia sinistra, un grigio e un sauro si azzuffano e cercano di coinvolgere Corr nella
schermaglia. Io lo tengo saldo e lo sprono in avanti, non troppo per, perch se Puck  alle mie spalle,
non voglio distaccarla. Le mie mani affondano nei crini impregnati di sudore del garrese di Corr e sento
che gli tremano i muscoli al contatto col mare di novembre. Gli sussurro di stare calmo.
Sbircio sotto il braccio destro in cerca di Puck: non vedo niente se non il grigio gi per met
dentro l'acqua. Ormai  quasi tornato una creatura marina; si volta da una parte e dall'altra, pi
preoccupato del cavaliere che lo monta che del gruppo avanti a lui. Mi investe una sventagliata di
spruzzi, freddi come artigli sulle guance.
Un altro capall mi urta a sinistra: una cavalla che schiocca i denti e mi graffia la gamba prima
che il suo cavaliere riesca a farla deviare. Non posso pi restare indietro. Devo uscire allo scoperto e
trovare Puck. Se non  fuori da questa baraonda, potrebbe essere gi morta.
Mi chino sul collo di Corr per sussurrargli qualcosa, ma per la prima volta non so cosa dirgli.
Non importa. Corr sa cosa voglio senza bisogno che io gli parli, ed emerge dalla retroguardia
fremente di capaill.
Dritto davanti a noi si apre un piccolo corridoio, dove tre favoriti stanno lottando fra di loro.
L'anno scorso mi sarei lanciato con Corr in quel varco, lasciando ai giudici soltanto il compito di
contare le lunghezze fra noi e il gruppo per il resto della corsa.
Ma stavolta non faccio quella mossa.
Aspetto.
Puck
Nel giro di un minuto Dove viene morsa; passano altri due secondi e mi sento tagliare da
qualcosa di affilato come un rasoio che non credo siano denti di cavallo. Non ho tempo di controllare la
ferita o di capire cosa mi ha tagliato. Siamo intrappolate in un groviglio di corpi. Malgrado il ruggito
del vento nelle orecchie, sento i loro strilli e i ringhi, gli schiocchi di lingua mentre si azzuffano.
Sento lo sconcertante tepore del sangue che mi cola sulla gamba, ma nessun dolore, ancora.
Qualunque cosa mi abbia tagliata doveva essere talmente sottile da aver prodotto una ferita netta.
Dove comincia a farsi prendere dal panico. Un movimento a destra le fa scattare la testa in
maniera cos brusca che le redini mi aprono una delle vesciche brucianti sul palmo. Vedo il bianco
degli occhi di Dove.
Devo uscire dalla mischia. La sabbia mi pizzica le guance e gli angoli degli occhi, ma non
posso azzardarmi a togliere una mano dalle redini per pulirmi. Sto ancora cercando un modo per
spostarmi, quando il capall uisce alla mia destra carica verso l'oceano, inciampa nelle onde e caracolla
in aria prima di disarcionare il suo cavaliere.
 Finney. I suoi occhi incontrano i miei per un secondo, le sue mani schiaffeggiano l'acqua, poi
il suo capall baio gli azzanna uno zigomo.
Li oltrepasso e me li lascio alle spalle, un ventaglio di spruzzi che punteggiano di macchioline
scure la spalla di Dove. Mi sento male, male, malissimo.
All'improvviso si apre un piccolo corridoio dove prima c'era un capall uisce. Se mi infilo a
destra, usando parte della preziosa energia di Dove, potremmo sganciarci.
Tanto non servirebbe a niente risparmiare energie per poi morire in questa ressa. Spingo i
polpacci nei suoi fianchi bollenti e, di colpo, funziona. Dove si slancia in avanti e svicoliamo dal
piccolo gruppo turbolento in cui eravamo rimaste intrappolate. L, appena dietro i cavalli in testa, vedo
uno stallone rosso con i colori blu, e Sean Kendrick saldo in sella.
Pulisco il sangue dal morso che Dove ha sulla spalla. Non  profondo, ma il senso di colpa mi
trafigge comunque. Le dico Mi dispiace e lei scrolla un orecchio verso di me. Faccio schioccare le
redini: lei  ancora terrorizzata, ma per un istante ottengo la sua attenzione.
Concentrati. Ripenso a quando la cavalcavo in cima alla scogliera, tenendola salda al galoppo.
Rammento la cavalla uisce che salta gi dallo strapiombo. Il segreto  concentrarsi sulla corsa, mentre
gli altri dimenticano tutto tranne l'oceano.
Posso farcela.
Sean
C' un nuovo arrivato alla nostra destra e Corr, impazzito per il contatto col mare, gira la testa
di scatto per morderlo. Riesco a controllarlo, e il cavallo di fianco a noi scarta ma continua a galoppare
sicuro. Orecchie dalla punta nera. Pi piccolo di Corr. Pi piccolo di qualsiasi altro cavallo sulla
spiaggia. Muscoli normali che pompano guizzanti sotto la pelle.
 Dove che sta al nostro passo, con le piume che svolazzano da sotto la sella. Lancio
un'occhiata, poi un'altra, a Puck e a Dove. Dove  stata morsa, ma non sembra grave. Anche Puck sta
sanguinando, ma al contrario della ferita slabbrata di Dove, quella di Puck  lunga e sottile sotto la
stoffa dei pantaloni tagliata.  stato un coltello, non un cavallo. Qualcuno infuriato con lei perch  qui
sulla spiaggia con noi. Rimuginarci troppo significa arrabbiarsi, e arrabbiarsi significa perdere la
concentrazione, e io non posso permettermelo.
Perch davanti a noi c' il caos. L'aspetto peggiore  il rumore: l'ansimare dei capaill trafelati,
le grida di battaglia, il rombo continuo degli zoccoli, il fragore del mare. Gli strilli e i nitriti e, in
sottofondo, le incitazioni della folla. Basterebbe questo frastuono a far impazzire un cavallo, anche se
non ci fosse il mare di novembre.
Un capall davanti a noi si volta e punta verso la scogliera: il suo cavaliere vuole evitare
l'oceano a tutti i costi. Altri due si spingono e si azzuffano, rallentando abbastanza da darci modo di
passare in mezzo.  un muro di garretti e ginocchia e zoccoli, sangue e ossa, denti contro denti.
Provano a coinvolgerci nella mischia, ma Corr li blocca, creando un muro tremante fra loro e Dove, che
a sua volta  un muro fra lui e il mare.
Abbiamo appena superato la met del tracciato. La met significa poco pi di un miglio. La
prima met sfoltisce quelli che non erano pronti, quelli che non erano domati. Una specie di rito di
passaggio. Guardo Puck, e lei guarda me, con la sua espressione feroce.
La sabbia  un turbine confuso sotto di noi e l'oceano sembra silenzioso in confronto al sibilo
dei nostri polmoni che risucchiano l'aria. Siamo gli unici due sulla sabbia.
I cavalli di Blackwell e Privett litigano in testa. Vanno avanti a furia di spintoni, in un balenare
di denti, colli e spalle che si strusciano a vicenda. Alle loro spalle Mutt Malvern frusta senza piet
Skata, la pezzata. Puck si avvicina da dietro, sicura e veloce. Metto Corr al passo con Dove e, a ogni
falcata, guadagniamo terreno.
A Corr non  rimasto altro che la potenza. Davanti a noi si apre un varco: potrei superare
Blackwell e poi Privett. Mutt non significa niente, lo hanno gi staccato ed  pi vicino a noi. Potrei
passare in testa e conquistare la vittoria con la stessa facilit dell'anno scorso. Fra tre minuti Corr
potrebbe essere mio.
Tutto quello che ho mai desiderato. Un tetto sulla testa, redini nelle mani e un cavallo sotto di
me. Corr.
Sento l'alito della dea giumenta sul mio viso.
Ho detto a Puck che avrei aspettato la sua mossa. Forse non ha la velocit per superare i cavalli
in testa. Forse ho rischiato tutto aspettando. Mi dico che ho ancora tempo. Ho tempo per spronare Corr
in testa.
Dove comincia a fare la sua mossa.
Mi rendo conto che Mutt Malvern ha trattenuto Skata indietro di proposito.
Non ha mai avuto intenzione di vincere.
Puck
L'attacco di Skata mi coglie di sorpresa.
Fra me e il mare, la pezzata si impenna come se volesse tuffarsi, ma poi piomba su Dove. I suoi
denti si chiudono sulla sommit del cranio di Dove, appena dietro le orecchie.
Dove barcolla.
Volto la testa e mi ritrovo faccia a faccia con il ghigno malevolo di Mutt Malvern.
Sento Sean che grida con voce nervosa: Questa  una cosa fra te e me, Mutt!
Mi sollevo sulle staffe e mi protendo sul collo sudato di Dove per afferrare l'orecchio della
pezzata. La sua pelle  scivolosa e diversa da qualsiasi altro cavallo abbia mai toccato. La spina dorsale
di Dove mi preme forte sulla pancia, le mani piene di vesciche mi fanno male, ma ignoro il dolore e
storco l'orecchio della pezzata. Lei strilla e lascia andare Dove.
A malapena sento il grido di Sean. Togliti di mezzo, Puck!
Dove capisce prima di me; mentre Corr si avvicina, lei sguscia via dallo spazio ristretto fra lui e
la pezzata. Faccio appena in tempo a ricadere sulla sella, il cuoio viscido di sangue o di acqua, non so.
Skata si gira e inarca il dorso sotto Mutt, ma adesso siamo lontane dalla sua portata. Mi lancio
un'occhiata alle spalle, giusto il tempo di vedere la spalla di Corr urtare con violenza quella della
pezzata. Lo sguardo di Sean guizza verso di me per sincerarsi che io sia al sicuro.
Vorrei aspettarlo. So che ha vinto quattro volte senza il mio aiuto, ma non voglio abbandonarlo.
Sento la voce di Sean Kendrick. Vai!
E allora mollo le redini di Dove.
Sean
Non riusciamo ad affrancarci.
Corr potrebbe sorpassare facilmente Skata se avessimo campo libero, ma Mutt Malvern ha
afferrato le mie redini e tira a s il muso di Corr per avvicinarlo ai denti della pezzata.  il lato cieco di
Corr e il non sapere cosa gli sta succedendo lo terrorizza. Rotea gli occhi e cerca di fiutare l'aria; i denti
di Skata gli graffiano la guancia. Mentre combatto con Mutt per tornare in possesso delle redini, il mio
ginocchio urta il suo, osso contro osso, un dolore lancinante.
Skata e Corr galoppano spalla a spalla, ogni falcata ci porta sempre pi nell'acqua bassa. Sento
sapore di sale sulle labbra; la mia sella  bagnata. Ogni muscolo del corpo di Corr freme e si contrae.
Getto un'occhiata a Mutt e vedo che fatica a tenersi in sella.
Troppo tardi vedo anche il suo coltello.
Sollevo un braccio. Non posso proteggere me stesso o Corr.
Ma non  contro di me che dirige la lama. Invece la affonda nel collo della pezzata, lasciando
un lungo squarcio scarlatto. La cavalla impazzisce di dolore.
Beccati questo, Kendrick! esclama Mutt.
Lascia andare le redini.
Skata piomba su di noi.
Puck
Raggiungiamo prima Blackwell su Margot.  una baia snella, ma grande e lunga quanto un
vagone, e gli d del filo da torcere. Vedo che ha la bocca socchiusa e sogghigna come il capall uisce
nero che ci sorprese nella baracca. Prima galoppava sfrenata, ma adesso Blackwell la tiene sotto
controllo. Quando prova a lasciarle un po' di redini, lei sfreccia verso l'oceano.
A Dove non importa niente dell'oceano. Mi allungo sulla sua criniera: ha il collo sudato, e io ho
le mani sudate e fatico a mantenere la presa. La sprono con le ginocchia. Lei supera Blackwell.
Restano soltanto Privett e Penda davanti a noi. Ian si tiene a una discreta distanza dalla battigia,
potrei infilarmi in mezzo. D'altro canto, se riuscissi a spingere Penda pi vicino al mare di novembre,
potrei distrarlo abbastanza da passare in testa. Questo significherebbe avvicinarmi di molto a un capall
uisce senza un piano di fuga, e Dove  gi spaventata quasi da impazzire.
Non manca molto: tre furlong, forse. Non voglio sperare, ma sento la speranza pomparmi
dentro le vene.
Solo che dovrebbe esserci Corr adesso. Non dovrei affrontare Penda da sola.
Quando mi lancio un'occhiata alle spalle, non riesco a vederlo. Vedo Margot che guadagna
terreno su di noi, veloce come un lampo. E le piume colorate della gualdrappa improvvisata che
svolazzano sotto la sella di Dove.
Sento la voce di Sean che dice che tutto  possibile. E Peg Gratton che mi dice di far vedere a
tutti chi sono. So che, in ultima analisi, non si tratta del coraggio di Dove. Sono io che devo essere
coraggiosa per lei. Mi stringo al collo di Dove, la mia migliore amica, e le chiedo un ultimo immane
sforzo.
Sean
Mi stringo a Corr, ma le mie mani stringono il nulla. Si leva un grido lacerante, e un istante
dopo sto cadendo.
Tra il dorso di Corr e l'acqua bassa, penso prima alle decine di cavalli dietro di noi, e poi alla
morte di mio padre.
La mia unica possibilit  riuscire a togliermi di mezzo. Spero che quando colpir la sabbia, lo
far in modo da poter rotolare via dagli zoccoli in arrivo. Se non perdo i sensi, potrei sopravvivere.
Per un istante vedo tutto con perfetta chiarezza: Corr, il suo muso che  una maschera rossa, con
una narice lacerata; l'orizzonte lontano, irraggiungibile; e il cielo azzurrissimo di novembre sopra di
noi.
La pezzata solleva un ginocchio per colpirmi la testa.
Quando sbatto sulla sabbia, la vista mi si infrange come un'onda. Ho l'acqua in bocca e la
sabbia sotto di me rimbomba di zoccoli, e sopra di me tutto  rosso, rosso, rosso.
Capitolo sessantatr
Puck
Nell'istante in cui superiamo Ian Privett e Penda, Ian incrocia il mio sguardo e nei suoi occhi
leggo incredulit.
E poi la corsa  finita.
Anche quando vedo che abbiamo tagliato il traguardo per prime, anche quando passa ancora
mezzo secondo prima che arrivi Margot, seguita un secondo dopo da Ake Palsson e dal dottor Halsal
testa a testa, ancora non ci credo.
Faccio rallentare Dove e le do qualche pacca sul collo; rido e mi asciugo le lacrime col dorso
della mano insanguinata. Il dolore  svanito, lasciandosi dietro soltanto un tremito incontrollabile. Mi
sollevo sulle staffe e conduco Dove lontano dagli altri capaill uisce che stanno tagliando il traguardo.
Grigi e morelli e sauri e bai.
Non vedo Sean.
Le mie orecchie non smettono di ronzare. Mi ci vuole qualche istante per capire che  il
pubblico che esulta in cima alla scogliera.
Gridano il mio nome e quello di Dove. Mi pare di distinguere la voce di Finn, ma forse l'ho
soltanto immaginata. Tutt'intorno ci sono i cavalli d'acqua che pur avendo concluso la gara continuano
a impennarsi e a scalpitare smaniosi.
Ma non vedo Sean.
Un giudice di gara viene nella mia direzione, la mano tesa verso le redini di Dove. Le mie mani
non smettono di tremare: ho un terribile presentimento.
Congratulazioni! esclama il giudice.
Lo guardo in attesa di dare un senso a quello che ha appena detto, e poi domando: Dov' Sean
Kendrick? Siccome non ottengo risposta, faccio voltare Dove e torniamo indietro lungo la spiaggia.
Da questa parte  un mischia di capaill uisce schiumanti e cavalieri stanchi: non assomiglia affatto a
quella dove fino a qualche istante fa stavo galoppando. Non  altro che una striscia di sabbia su cui
trottare, e l'oceano  soltanto un susseguirsi di onde, non una creatura oscura e affamata. Ripercorriamo
il tragitto e intanto io scruto la sabbia bagnata. Ci sono chiazze di sangue, testimonianza di avvenute
zuffe fra cavalli, e c' un capall sauro morto sulla battigia. Stanno mettendo un lenzuolo sul corpo di
qualcuno, pi in alto, e mi si stringe lo stomaco, ma  troppo grosso per essere Sean.
E poi vedo Corr in riva al mare, la sabbia bagnata sotto di lui che riflette il rosso del suo
mantello. Una delle zampe posteriori  un po' sollevata e poggia solo sulla punta dello zoccolo. Corr
tiene la testa bassa e, mentre mi avvicino, mi accorgo che sta tremando. Una cinghia della sella si 
slegata e la sella pende capovolta da un lato.
C' una sagoma scura e snella sotto di lui, avvolta in un groviglio di redini. Sebbene sporco,
riconosco la giacca blu scuro. E il rosso che avevo preso per un riflesso invece  sangue, che
lentamente viene lavato via dalla risacca.
All'improvviso mi torna in mente Gabe quando mi ha detto che non ce la faceva pi a
sopportare e io non ci credevo perch si pu sopportare tutto se decidi di farlo.
Invece adesso lo capisco perfettamente, perch non ce la farei mai a sopportare la morte di Sean
Kendrick. Non dopo tutto questo. Non dopo tutti gli altri morti.  gi abbastanza brutto vedere Corr
con una zampa che pare spezzata, ma Sean non pu essere morto.
Scivolo gi da Dove. C' un altro giudice di gara, e io gli metto le redini in mano. Arranco di
corsa sulla sabbia verso Corr. Rallento solo un attimo quando un gabbiano in volo radente mi sfiora il
viso. Si stanno gi radunando intorno al massacro sulla spiaggia perch qualcuno non li scaccia?
Sean.
Indietreggio di scatto per un movimento improvviso.  Sean, che solleva un braccio e frusta
l'aria a tentoni. Trova la staffa e la usa per alzarsi in piedi. Barcolla sulle gambe come un puledrino
appena nato.
Gli getto le braccia al collo. Non so dire chi dei due stia tremando.
La voce di Sean risuona rauca. Ce l'hai fatta?
Non vorrei dirglielo, perch  soltanto la met di quello che era previsto che accadesse.
Lui mi scosta per studiarmi il volto. Non sono sicura di cosa veda, ma poi dice: S.
Penda  arrivato secondo. Tu dov'eri? Cos' successo?
Mutt risponde Sean. Scruta l'oceano con gli occhi ridotti a due fessure. L'hai visto? No, non
credo. Lei l'ha preso. La pezzata l'ha preso.
Le ferite cominciano a farsi sentire, e mi si annoda lo stomaco. Non ha mai avuto intenzione di
vincere. Voleva solo che tu
Corr  rimasto qui mormora Sean sbalordito. Sarei morto altrimenti. Eppure non era
costretto a restare. Per un istante gli leggo sul viso che non gli importa di non aver vinto. La lealt di
Corr  qualcosa di molto pi importante che possederlo.
Poi seguo il suo sguardo che osserva Corr, ne studia la testa abbassata, il sangue sulle narici, la
piega innaturale della zampa.  una vista cos orribile che mi si rivolta lo stomaco. Sean si avvicina e
con delicatezza fa scorrere una mano sulla zampa di Corr. Scorgo il preciso istante in cui la mano di
Sean si ferma: le sue spalle si accasciano e io capisco che  spezzata.
Rammento cosa desiderava Sean: ottenere quello di cui aveva bisogno.
E in quel momento non vedo come sia possibile credere nell'esistenza di qualche dio o dea, o
nell'isola stessa, ma se esistono, allora non sono altro che entit maligne e crudeli.
Sean si scosta e finisce di slacciare le cinghie. La sella capovolta cade per terra, lasciando Corr
nudo e rosso, il pelo impastato di sudore dove prima c'era la sella. Sean accarezza il dorso di Corr.
Poi intreccia le dita nella sua criniera e preme la fronte contro la spalla di Corr. Non c' bisogno
che mi dica che Corr non correr mai pi.
Capitolo sessantaquattro
Puck
Il resto della giornata passa in una frenesia di eventi. Ci sono le cerimonie di premiazione e i
soldi della vincita, i giornalisti e i turisti. Congratulazioni e strette di mano, e cos tante voci che non
riesco a sentirle tutte. Qualcuno si occupa della mia ferita  Che brutto taglio, Puck Connolly. Possibile
che sia stato un cavallo? Sei fortunata che non sia profondo  e qualcuno bada a Dove. Va avanti cos
per ore e non riesco a liberarmi per fare qualcosa di molto pi importante.
Soltanto dopo il tramonto vengo a sapere che Corr  stato portato al riparo in una delle grotte
lungo la spiaggia, perch non ce la fa a camminare fino alla Scuderia Malvern. Non so come riesco a
sfuggire alla folla e a scendere per il sentiero. Nella fioca luce del crepuscolo intravedo Sean Kendrick
seduto con le spalle alla roccia, gli occhi chiusi. Vorrei correre da lui, ma il biondo George Holly mi ha
preceduta e prova a scuoterlo per portarlo via. Mi sono fermata a met del sentiero; anche da qui riesco
a vedere che Sean ha un'espressione distrutta per aver perso ci che aveva di pi caro. Holly mi fa
cenno col mento di risalire, ma  solo quando il mio sguardo incontra quello di Sean che mi decido a
portare Dove verso casa.
Finn mi raggiunge lungo la strada, trottando come un puledro finch non si mette al passo con
me. Ha le mani infilate nelle tasche della giacca. Per qualche minuto camminiamo in silenzio, con il
solo rumore dei nostri passi e degli zoccoli di Dove che di tanto in tanto colpiscono un sasso.
L'oscurit incombente della sera fa sembrare tutto pi piccolo intorno a noi.
Hai la fronte aggrottata dice lui dopo un po'.
So che ha ragione: sento il solco profondo fra le mie sopracciglia. Sto contando, ecco perch.
Eppure non provo molta gioia. I numeri sono sempre gli stessi: abbastanza soldi da salvare la casa, ma
non abbastanza perch Sean compri Corr, anche se Malvern glielo lasciasse.
Finn dice: Dovresti essere felice! Gabe ha detto che ci prepara una festa a casa! Malgrado la
lunga giornata, non riesce a smettere di saltellare. Sembra un puledro in un giorno di vento.
Faccio del mio meglio per non rispondergli male, perch non  certo colpa di Finn quello che 
successo, ma le mie parole sono comunque venate di amarezza. Non posso festeggiare quando Sean
Kendrick  laggi con un cavallo azzoppato che non pu permettersi di comprare a causa mia!
Come fai a sapere che lo vuole ancora?
Non c' bisogno che Sean me lo dica: so benissimo che vuole ancora Corr. Non si  mai trattato
solo della gara.
Finn mi guarda e ottiene la risposta dalla mia espressione. D'accordo, capisco dice. Perch
non se lo pu permettere?
Spiegare il motivo ad alta voce rende tutto ancora pi penoso. Sean doveva vincere per
guadagnare il resto della somma. Non aveva abbastanza soldi.
Per un lungo momento torna di nuovo il silenzio interrotto soltanto dai nostri passi, dallo
scalpitio di Dove, dal vento che ci sibila nelle orecchie. Mi domando se Holly sia riuscito a portare
Sean via dalla spiaggia. Mi domando se Sean dormir all'addiaccio davanti alla grotta. In genere  un
tipo pragmatico, ma non quando si tratta di Corr.
Perch non gli diamo un po' di soldi? dice Finn.
Deglutisco. Non ho vinto abbastanza per salvare la nostra casa e Corr.
Finn si fruga in tasca. Possiamo usare questi.
Quando vedo il grosso rotolo di banconote che stringe in mano, mi fermo di colpo, tanto che
Dove sbatte la testa contro la mia spalla. Finn! Finn Connolly, dove li hai presi?
 evidente che Finn si sta sforzando di non sorridere. Lo sforzo gli fa venire una faccia da rana
che non gli ho mai visto. Non riesco a staccare gli occhi dal rotolo di banconote, che sembrano tante
quante quelle del premio.
Quarantacinque a uno dichiara.
Mi ci vuole qualche istante per rammentare dove ho visto quel numero sulla lavagna da
Gratton. All'improvviso capisco che fine hanno fatto gli ultimi soldi del barattolo dei biscotti.
Hai scommesso su non riesco nemmeno a finire la frase.
Finn riprende a camminare, con passo pi deciso e adulto adesso. Dory Maud ha detto che eri
una scommessa vincente.
Capitolo sessantacinque
Puck
La mamma mi diceva sempre che si dovrebbero indossare gli abiti migliori quando sei
arrabbiato, per intimorire la gente. Non sono arrabbiata, per la mia intenzione  quella intimorire,
perci m'impegno molto la mattina dopo la gara. Passo un'ora davanti allo specchio ovale in camera di
mia madre, per spazzolarmi i capelli rossi e arricciare le ciocche intorno alle dita. Cerco di pensare ai
capelli di Peg Gratton mentre mi applico, ma i miei non ci assomigliano per niente perch vanno tutti
nella stessa direzione, e quando li tiro su con un fermaglio, nello specchio vedo il volto di mia madre.
Apro il suo armadio e studio i suoi vestiti, ma nessuno mi pare adatto a intimorire qualcuno.
Perci alla fine opto per una camicia con il colletto a punta, un paio di pantaloni e gli stivali, che ho
tirato a lucido dopo essermi portata a casa tutta la sabbia della spiaggia. Mi metto anche il suo
braccialetto di corallo con la collana abbinata, e infine esco in corridoio.
Kate esclama Gabe, stupefatto. Siede al tavolo della cucina e mi fissa a bocca aperta. L'ho
sentito fare i bagagli stanotte. Dove vai?
Alla Scuderia Malvern.
Be', hai un aspetto magnifico.
Apro la porta di casa. Fuori, il cielo  azzurro pastello e l'aria tiepida, satura di fumo di legna:
una giornata mite quanto ieri era aspra. Lo so.
Metto lo zaino sulle spalle e prendo la bicicletta, perch Dove si merita come minimo un giorno
di riposo dopo quello che ha fatto. Pedalo nell'aria tiepida verso la Scuderia Malvern.
Come sempre, quando arrivo, il piazzale ferve di attivit: stallieri che portano i cavalli al
pascolo, cavalieri che conducono i purosangue al galoppatoio per l'allenamento quotidiano, garzoni che
spazzano il selciato.
Kate Connolly dice uno degli stallieri. Sean Kendrick non c'.
Non pensavo affatto di trovarlo, ma non mi piace comunque sentirglielo dire. In realt sto
cercando Benjamin Malvern.
Dev'essere in casa ti sta aspettando?
S rispondo, perch se anche non mi aspettava prima, dovr aspettare quello che ho da dirgli
quando entrer.
Be', allora accomodati dice lo stalliere, e apre il cancello per farmi entrare.
Lo ringrazio e porto a mano la bici verso casa Malvern.  situata dietro la stalla, una struttura
vecchia ed enorme che un po' ricorda Malvern stesso, imponente e grandiosa, ma non particolarmente
bella. Appoggio la bici al muro, mi avvicino alla porta d'ingresso e busso.
Aspetto parecchio prima di veder comparire qualcuno, poi Benjamin Malvern apre la porta.
Buongiorno esordisco, ed entro passandogli di fianco. L'ingresso non  niente di speciale:
ampio e disadorno, con una consolle addossata a una parete. In fondo scorgo un soggiorno e una tazza
solitaria al centro di una tovaglia bianca.
Stavo prendendo il t mi dice.
Sono arrivata al momento giusto, allora commento. Senza aspettare che mi inviti, entro nel
soggiorno. Al pari dell'ingresso,  quasi vuota: soltanto un tavolo rotondo al centro e nient'altro alle
pareti se non candelabri di ottone. Vi regna un senso di profonda solitudine. Chiss se era seduto qui a
domandarsi quando o se il mare risputer mai a riva la cavalla pezzata o Mutt Malvern. Mi accomodo
su una sedia di fronte a quella scostata dal tavolo.
La bocca di Malvern rumina. Poi mi chiede: Latte e zucchero?
Incrocio le braccia sul tavolo e lo fisso. Lo prendo come lo prende lei.
Lui inarca un sopracciglio prima di prepararmi quel suo strano intruglio. Lo spinge verso di me,
poi si siede con le gambe accavallate e si appoggia allo schienale.
Cosa ti ha fatto piombare in casa mia come un uragano, Kate Connolly? Un gesto piuttosto
scortese.
Gi, immagino. Sono venuta per tre cose, a dire il vero rispondo. Mi porto la tazza alle
labbra, sotto il suo sguardo incuriosito. Chiudo un occhio. Bere quel t  quasi come bere un cornetto di
pasta sfoglia o leccare il tappeto. Tre cose che voglio.
Mi sembra una bella pretesa.
Infilo la mano nello zaino e metto sulla tovaglia un piccolo fascio di banconote. La prima cosa
che voglio  saldare tutti i debiti della casa.
Malvern adocchia il denaro ma non lo tocca. E la seconda?
Bevo un altro lungo sorso di t per fare una pausa a effetto. Ci vuole una buona dose di eroismo
da parte mia, ma in qualche modo ci riesco. Voglio che mi dia un lavoro.
Lui appoggia la tazza sul tavolo. E a quale genere di lavoro stavi pensando?
Penso che potrei pulire i box e prendermi cura dei cavalli e spingere le carriole, tanto per
cominciare, e penso che sarei piuttosto brava.
Malvern mi scruta con attenzione. Non  facile trovare lavoro su quest'isola, sai.
Cos dicono ribatto.
Benjamin Malvern si strofina le dita sulla bocca e alza gli occhi al soffitto spoglio sopra di noi.
C' una crepa nell'intonaco e lui la fissa accigliato. Credo di poterti offrire qualcosa. E la terza cosa
che vuoi?
Anche io poso la tazza e lo fisso con uno sguardo duro. Se devo avere l'aria di qualcuno che
intimorisce, questo  il momento. Vorrei che vendesse Corr a Sean Kendrick, anche se Sean non ha
vinto.
Malvern fa una smorfia. Avevamo un accordo, lui e io, e lui lo sapeva.
Quel cavallo ormai non le serve pi, ed entrambi lo sapete. Cosa pensa di fare con Corr?
Lui alza i palmi al cielo.
Quindi tanto vale venderlo. A meno che non la diverta tormentare Sean Kendrick. Vorrei
aggiungere Come divertiva il suo defunto figliolo, ma immagino che sarebbe pi di quanto la situazione
richieda.
Ti ha detto lui di chiedermelo?
Faccio di no con la testa. Non sa che sono qui. E potrebbe avere una reazione imprevedibile se
mai sapesse che sono venuta.
Malvern abbassa lo sguardo sul suo t. Siete una strana coppia voi due. Perch siete una
coppia, giusto?
Ci stiamo allenando.
Malvern scrolla la testa. D'accordo. Glielo vender. Ma il prezzo non cambia solo perch il
cavallo adesso  zoppo.  tutto?
Ho detto che volevo tre cose, e le ho chiesto tre cose.
Bene. Allora adesso lasciami bere il t in pace. Torna luned e parleremo della tua carriola.
Mi alzo, lasciando i soldi sul tavolo, ed esco in cortile. La brezza spira bassa sul terreno: porta
con s l'odore del mare e dei prati dell'isola e del fieno e dei cavalli. Per me  l'odore pi dolce del
mondo.
Capitolo sessantasei
Sean
Di sera, il mare di novembre brilla come uno zaffiro, scuro e scintillante oltre le pietre color
ruggine. Corr e io ci lasciamo le bianche scogliere alle spalle mentre lo conduco verso l'acqua. Come
quando l'ho tirato fuori dal mare la prima volta, gli ho messo soltanto una capezza di corda. Ormai gli
ho tolto la fasciatura dalla zampa, tanto non guarir. Holly mi ha detto che in California hanno dei
metodi per sistemare le ossa rotte, ma che in buona sostanza non potr pi correre in una gara. Mi ha
detto che non c' niente di pi stupido che comprare Corr solo per restituirlo all'oceano.
Corr non potrebbe andare in California pi di quanto non potrebbe volare, e in ogni caso non
sono sicuro di che vita sarebbe per un capall uisce. Lui ama il mare, e ama correre, e finch potr
dargli una di queste due cose, saremo felici.
Perci adesso lo sto portando lentamente verso la battigia. In mare, la sua zoppia svanir, il suo
peso sar sostenuto dall'acqua salata, e non noter che la sua zampa non  pi quella di una volta.
Non voglio dirgli addio.
Ai piedi della scogliera, Puck Connolly e George Holly mi aspettano con le braccia conserte,
tutti e due nella stessa posizione. Mi hanno concesso questo momento da solo, e io gliene sono grato.
Malgrado la sua lenta e dolorosa avanzata, le orecchie di Corr sono puntate verso il mare.
L'oceano di novembre gli canta una dolce melodia, lo seduce e lo accarezza, gli accelera le pulsazioni
nelle vene. Entriamo insieme nell'acqua gelida. Con questa luce Corr  rosso come il sole prima di
tuffarsi nel mare, un gigante, un dio. Le sue orecchie scattano all'indietro quando l'oceano gli lambisce
la zampa ferita per poi ritirarsi verso l'orizzonte. Il mare in lontananza  nero e sconfinato, e
probabilmente nasconde in s pi misteri di quanti ce ne siano nelle misteriose acque di Thisby.
Non  passato molto tempo da quando Corr e io sguazzavamo nella risacca, qui ai piedi di
questa scogliera. Ora non riesce a fare nemmeno un passo senza fermarsi.
Lo accarezzo sul collo, sul garrese, lungo la spalla. Era qualcosa che davo per scontato, la sua
presenza. Appoggio la guancia sulla sua scapola, chiudo gli occhi per un istante e poi gli sussurro
Trova la felicit.
Non posso restare perch le gambe non mi sosterranno un secondo di pi. Batto le palpebre per
schiarirmi la vista e gli tolgo la capezza.
Esco dall'acqua e lo osservo. Le sue orecchie sono puntate verso l'orizzonte, non verso di me.
L'oceano  il suo amore e finalmente lo avr.
Mi alzo il bavero della giacca e gli volto la schiena. Comincio a risalire la spiaggia verso la
scogliera. Non penso di riuscire a guardarlo mentre scompare nell'acqua. Mi si spezzerebbe il cuore.
Puck si strofina gli occhi con foga, come se avesse un bruscolo. George Holly si morde il
labbro. La scogliera torreggia su di me e io cerco di consolarmi. Avr un altro capall uisce, cavalcher
di nuovo, mi trasferir nella casa di mio padre e sar libero. Ma non trovo alcun conforto nei miei
pensieri.
Alle mie spalle l'oceano mormora sssssh, sssssh.
Si ode un lungo, flebile lamento. Continuo a camminare; i miei piedi nudi si muovono lenti sui
ciottoli.
Di nuovo quel lamento, basso e struggente. Puck e Holly stanno guardando dietro di me, cos
mi volto. Ancora in riva al mare, Corr si  accorto che mi allontanavo ed  rimasto l dove l'ho lasciato.
Ricambia il mio sguardo. Alza la testa e mi chiama con un altro gemito prolungato.
L'oceano irresistibile gli abbraccia gli zoccoli, ma lui si ostina a tenere la testa girata e a
guardarmi da sopra il garrese, e continua a nitrire. Mi si rizzano i peli sulle braccia al suo richiamo. So
che vuole che vada con lui, ma non posso seguirlo l dove deve andare.
Corr tace, accorgendosi che non vado da lui. Rivolge il muso verso l'orizzonte infinito. Lo vedo
sollevare uno zoccolo e fare un passo indietro. Saggia di nuovo il peso sulla sabbia molle.
A quel punto Corr si volta ed esce dall'oceano. La sua testa si alza di scatto quando la zampa
ferita tocca il suolo, ma muove un altro passo stentato prima di nitrire di nuovo verso di me. E ancora
un passo che lo allontana dal mare di novembre. Poi un altro.
Cammina lento, a fatica, e il mare canta per attirarci entrambi, ma lui torna da me.
Nota dell'Autrice
Da ragazza, mi incuriosivano sempre gli articoli che parlavano di autori che avevano in testa un
romanzo per mesi, se non per anni, prima di trovare il modo di scriverlo. Io ero un'adolescente che
scribacchiava idee per un romanzo non appena le venivano in mente, e una cosa del genere mi
sembrava assurda e incomprensibile. Come fai a non sapere in che modo scrivere la tua stessa storia?
mi domandavo, mentre buttavo gi un altro orribile romanzo nel giro di un mese.
Be', invece eccomi qui, a essere una di quegli autori. Per molto tempo ho desiderato scrivere
dei cavalli d'acqua. E ci ho provato non so quante volte. La prima al college, poi subito dopo. Mi ero
quasi arresa, ma un paio di anni fa, dopo che avevo gi pubblicato tre romanzi e avrei dovuto ormai
sapere come funzionano le cose, mi sono dedicata ancora una volta a quella leggenda. E ancora una
volta non ce l'ho fatta.
L'unica novit di questo ennesimo fallimento  che mi ha lasciato l'amaro in bocca.
Il problema era che il mito, complicato e frammentario, non aveva un unico filo narrativo a
condurre un autore smarrito. C'erano invece un gran numero di variazioni sui cavalli d'acqua: una
versione in lingua mannese li chiamava glashtin; le versioni irlandesi parlavano di capall uisge, cabyll
ushtey e aughisky; nelle versioni scozzesi erano each uisge e kelpie. A parte il fatto di essere quasi
universalmente impronunciabili, la caratteristica comune a tutte le versioni era che si trattava di un
pericoloso cavallo fatato che emerge dall'acqua.
C'erano molti elementi magici che mi affascinavano: i cavalli erano associati al mese di
novembre; mangiavano carne; se attirati fuori dell'oceano diventavano le pi straordinarie cavalcature
immaginabili a meno che non toccassero di nuovo l'acqua di mare.
Il mito parlava anche di un altro aspetto sovrannaturale, per cui la creatura magica era in grado
di cambiare forma. In alcune versioni il cavallo d'acqua si trasformava in un giovane uomo dai capelli
ramati. Il giovane appena trasformato vagava in riva al mare, attirando le fanciulle  perch, ovvio, non
c' niente di pi irresistibile di uno strambo ragazzo dai capelli rossi che odora vagamente di pesce  e
poi trascinava le vittime in acqua per divorarle. Polmoni e fegato tornavano a riva dopo qualche giorno.
Era questa seconda parte della leggenda che mi bloccava. Ogni volta che provavo a lavorare
sulla creatura sia uomo sia cavallo, mi rendevo conto di raccontare una storia che non volevo
raccontare. Fu solo quando scrissi la trilogia di Shiver con la sua alquanto corrotta versione della
leggenda dei lupi mannari che capii che non dovevo per forza prendere alla lettera il mito dei cavalli
d'acqua. Potevo creare una mia mitologia e farne quello che mi pareva.
Eliminai tutto quello che non mi serviva sui cavalli d'acqua e finii per scrivere La corsa delle
onde, una storia che in realt non parla solo di cavalli d'acqua o creature magiche, a pensarci.
Quindi, se volete saperne di pi sui misteriosi ragazzi d'acqua con le alghe fra i capelli rossi, vi
invito a cercare una copia del libro di Katherine Briggs An Encyclopedia of Fairies: Hobgoblins,
Brownies, Bogies, and Other Supernatural Creatures, un eccellente punto di partenza per tutte queste
storie di spiriti.
Immagino sia ancora possibile che un giorno decida di scrivere l'altra met della leggenda.
Ma no, non credo. Proprio no.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Certo, potrei farla breve con i soliti ringraziamenti scrivendo semplicemente: grazie a tutti
coloro che mi hanno permesso di visitare scogliere in questo ultimo anno e mezzo. Per peccherei di
pigrizia e, in ogni caso, meritano tutti di essere citati per nome.
L'addetta stampa di Scholastic Samantha Gref, che ha organizzato la mia agenda in modo tale
da lasciarmi il tempo di visitare le scogliere californiane. La adorabile squadra che tratta i miei diritti
d'autore all'estero, Rachel Horowitz, Janelle DeLuise, Maren Monitello e Lisa Mattingly, che ha
coordinato i miei tour internazionali in modo tale che avessi tempo di visitare le scogliere della
Normandia. Gli addetti stampa di Scholastic UK, Alyx Price e Alex Richardson, che si sono fatti in
quattro per garantirmi una visita alle scogliere nel sud dell'Inghilterra. E i miei carissimi amici Erin e
Richard Hill, che con tanta pazienza mi hanno accompagnata a caccia di scogliere nel Regno Unito non
una, ma ben due volte, la prima a sud e la seconda a est.
Dovrei ringraziare anche tutte le persone coinvolte nella stesura: il mio stoico editor David
Levithan, che non si  lasciato prendere dal panico quando gli ho detto che il mio prossimo libro
avrebbe parlato di cavalli assassini. La mia entusiasta agente Laura Rennert, per aver spianato la
difficile strada che ha condotto a questo libro. Tessa Gratton e Brenna Yovanoff, le mie insostituibili
critiche, per aver giocato a Trova l'Intruso! Carrie Ryan, Natalie "Giusta Osservazione" Parker,
Jackson Pearce e Kate Hummel per i commenti sulla trama e per gli aneddoti sugli spogliatoi dei
fantini.
Come sempre, la mia eterna gratitudine va alla mia famiglia, per aver difeso il forte in vista
delle scadenze, forte che ha molte parti mobili e scadenze che si accavallano spesso con le vacanze. Un
grazie in particolare ai miei genitori, che hanno espresso solo qualche debole protesta quando abbiamo
cavalcato i nostri cavalli a pelo.
Ma pi di tutti voglio ringraziare, ovviamente, mio marito Ed, che scala sempre le scogliere con me.
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FINE.